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Risarcimento del danno non patrimoniale anche senza tabelle

24 Febbraio 2015
Risarcimento del danno non patrimoniale anche senza tabelle

Sinistri e danno biologico: il giudice, in alternativa, può ricorrere all’equità purché motivi i criteri di calcolo.

Chi ha detto che esistono solo le tabelle per il risarcimento del danno non patrimoniale (danno biologico)? Al contrario il giudice è libero di determinare l’indennizzo da versare all’infortunato anche ricorrendo a strumenti alternativi, come quello “equitativo”.

A chiarirlo è stata questa mattina la Cassazione [1]. Secondo la Suprema Corte, le tabelle che diversi tribunali hanno stilato per avere parametri fissi di riferimento (il principale è quello di Milano), non discendendo da alcuna norma, sono tutt’altro che obbligatori. E pertanto, il giudice, nel determinare l’ammontare dell’indennizzo, può ricercare soluzioni differenti. L’importante – si legge in sentenza – è che la quantificazione dell’importo sia improntata a principi di equità e che il magistrato motivi i criteri adottati a fondamento della propria decisione: ciò al fine di consentire il controllo della relativa congruità ed, eventualmente, la critica in appello da parte dell’interessato.

Il principio si può applicare a qualsiasi tipo di risarcimento del danno (la controversia si riferiva a una diffamazione, ma la Cassazione estende il proprio ragionamento anche ai sinistri stradali e a tutti i danni da fatto illecito).

Il magistrato è tenuto, secondo quanto indicato in passato dalla Suprema corte [2], a effettuare una valutazione equitativa del danno, arrivando a riconoscere un compenso economico per il pregiudizio subìto in base a quanto l’ambiente sociale accetta come equo. Si tratta certo di un parametro molto generico e, di fatto, rimesso alla libera determinazione del tribunale. Proprio per questo i giudici preferiscono, di norma, ricorrere alle tabelle che, tagliando la testa al toro, stabiliscono un criterio univoco di determinazione dell’indennizzo su tutto il territorio nazionale.

Tuttavia – prosegue la sentenza – nonostante suddetta tendenza a uniformare la valutazione delle lesioni non si può escludere anche di tenere conto della personalizzazione del danno, posto che il risarcimento deve tendere a ristorare integralmente (e non solo in via presuntiva) il danneggiato. Dunque, tutte le voci che compongono il danno non patrimoniale devono essere risarcite e non è possibile applicare, in modo puro, parametri rigidamente prefissati in astratto che garantiscono sì la prevedibilità delle decisioni, ma anche un’uguaglianza che è solo formale e non sostanziale.

Le tabelle che determinano la misura del danno non patrimoniale, dunque, seppure costituiscono “una valida soluzione”, non sono l’unico metodo di calcolo: l’importante è che il giudice motivi la propria scelta in modo coerente.


note

[1] Cass. sent. n. 3592/15 del 24.02.15.

[2] Cass. S.U. sent. n. 26972/08.

Autore immagine: 123rf com


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