Jobs Act: i punti principali della riforma

25 febbraio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 febbraio 2015



Contratto a tutele crescenti, contratti a progetto, apprendistato, mansioni, articolo 18, NASPI e disoccupazione, Cassa integrazione, Agenzia per l’impiego.

La riforma del lavoro varata dal governo Renzi, interviene su temi e norme di estrema importanza nella disciplina del lavoro.

Ecco i punti principali.

Il contratto a tutele crescenti

Tutti coloro che inizieranno a lavorare presso un’azienda in data successiva all’approvazione di questa riforma, saranno assunti con il contratto a tempo indeterminato “a tutele crescenti”, tutele che cioè cresceranno in relazione all’anzianità di servizio. In pratica, in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo, il datore di lavoro dovrà versare al dipendente un indennizzo pari a due mesi di stipendio per ogni anno di lavoro nell’azienda, da un minimo di 4 a un massimo di 24 mesi di indennizzo. Sarà possibile anche ricorrere ad una “conciliazione veloce”, nella quale il datore di lavoro offre una mensilità per ogni anno di anzianità fino a un massimo di 18 mensilità.

Contratti a progetto, a tempo determinato e apprendistato

Dal 01 gennaio 2016, stop alle assunzioni come collaboratore coordinato e continuativo (co.co.co) o collaboratore a progetto (co.co.pro.). Chi sia già assunto come collaboratore resterà tale, secondo la previgente disciplina, fino alla scadenza del contratto, dopo di che dovrà essere assunto a tempo indeterminato, con il nuovo contratto a tutele crescenti.

Non sono stati modificati i contratti a tempo determinato (che fra proroghe e rinnovi non possono comunque superare i 36 mesi) e il lavoro a chiamata.

Per quanto riguarda l’apprendistato, saranno ridotti i costi per le aziende, con lo scopo di incentivarne l’utilizzo.

L’articolo 18

Saranno reintegrati solo i lavoratori licenziati per motivi discriminatori e, in caso di licenziamento disciplinare, quando non sussista il fatto contestato. Per i licenziamenti economici illegittimi, invece, il lavoratore avrà diritto solamente ad un indennizzo.

Mansioni flessibili

Sarà più semplice far passare il lavoratore da una mansione all’altra, compreso il cosiddetto demansionamento, in caso di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale.

 

Maternità, congedi e part time

I dieci mesi massimi di congedo parentale dovuti ai genitori naturali potranno essere utilizzati fino ai 12 anni del bambino: dalla nascita del bambino fino ai 6 anni si potrà richiedere il congedo parzialmente retribuito (pari al 30% dello stipendio percepito nel mese o periodo precedente alla nascita), dai 6 ai 12 anni quello non retribuito. Il congedo parentale verrà riconosciuto in uguale forma anche ai genitori adottivi, contrariamente alle norme attuali.

In caso di malattia grave del dipendente, inoltre, ci sarà un meccanismo che garantirà il passaggio a un orario di lavoro part time.

Indennità di disoccupazione-NASPI

Il vecchio sussidio di disoccupazione (la vecchia Aspi, ora NASPI) sarà rapportato a quanti contributi il lavoratore ha versato. Chi ha la “carriera contributiva” più importante avrà diritto a una maggior durata della Naspi, anche oltre i 18 mesi massimi fissati ad oggi previsti. La Naspi sarà estesa anche ai collaboratori, almeno finché queste figure professionali non saranno definitivamente sostituite dalle assunzioni con contratto a tutele crescenti.

Riforma Cig

Non si potrà più autorizzare la Cig in caso di cessazione definitiva di attività aziendale. Ci saranno nuovi limiti di durata, sia per la cassa integrazione ordinaria (che ora è di due anni) sia per quella straordinaria (che è di quattro).

Agenzia per l’occupazione

Saranno rafforzate le politiche attive per favorire il venirsi incontro di domanda e offerta con la costituzione di un’agenzia nazionale per il lavoro.

note

Autore immagine: 123rf com

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