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Le Guide Nuova disoccupazione Naspi, ultimi chiarimenti pratici

Le Guide Pubblicato il 25 febbraio 2015

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> Le Guide Pubblicato il 25 febbraio 2015

Tra i numerosi decreti attuativi del Jobs Act, di particolare importanza è quello sul riordino degli ammortizzatori sociali. Analizziamo, nel dettaglio, la Naspi, istituto sostitutivo dell’Aspi, alla luce degli ultimi dettagli operativi.

 

Dalla nascita della prima tipologia d’indennità di disoccupazione (DS) è ormai trascorso parecchio tempo, e sono intercorsi profondi mutamenti nel mercato del lavoro: già con l’istituzione dell’Aspi, ad opera della Legge Fornero [1], ci si era accorti che l’intero settore delle prestazioni a sostegno del reddito andasse riordinato e ridimensionato.

Ora, grazie ai decreti attuativi del Jobs Act [2], la razionalizzazione di questi strumenti si può dire quasi completa. La Naspi, infatti, ovvero il nuovo trattamento di disoccupazione, che sarà attivo dal 1°maggio 2015, si manifesta, da un lato, accessibile ad una più ampia platea di destinatari, ma, dall’altra parte, appare maggiormente proporzionato rispetto ai periodi di lavoro effettuati.

I potenziali beneficiari sono i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, esclusi gli appartenenti alla Pubblica Amministrazione e gli operai agricoli, per i quali è previsto un trattamento ad hoc.

I requisiti per fruire della Naspi sono:

– aver perso involontariamente il lavoro (quindi, l’assegno non sarà fruibile da chi ha cessato il lavoro per dimissioni, a meno che non siano per giusta causa, o per risoluzione consensuale, se non nell’ambito della procedura conciliativa per licenziamento [3])

– trovarsi in stato di disoccupazione;

– poter far valere 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;

-in aggiunta a quest’ultimo parametro, si devono poter far valere 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile.

Per calcolare la retribuzione mensile, ci si dovrà riferire alla retribuzione imponibile degli ultimi quattro anni, divisa per il numero di settimane di contribuzione, e moltiplicata per il coefficiente di 4,33; l’assegno ammonterà al 75% di questo risultato, sino ad € 1.195 ; superata questa soglia, sarà così composta: 75% di € 1.195, più il 25% della differenza tra € 1.195 ed il maggior importo, sino ad un limite massimo erogabile di € 1.300.

In parallelo a quanto previsto dalla precedente normativa Aspi, il beneficio si perderà nelle seguenti casistiche:

– inizio d’attività lavorativa in forma autonoma o d’impresa non comunicata all’Inps;

– raggiungimento dei requisiti per la pensione;

– rioccupazione con contratto di lavoro subordinato superiore a 6 mesi;

– rifiuto di partecipare, senza giustificato motivo, ad un’ iniziativa di politica attiva del lavoro (programma di formazione, tirocinio…) , o non regolare partecipazione;

– mancata accettazione di un’offerta di lavoro il cui livello retributivo sia superiore almeno del 20% dell’importo lordo della Naspi;

– acquisizione del diritto all’assegno ordinario d’invalidità.

Per i disoccupati che avranno intenzione di avviare un’attività, sia in forma di lavoro autonomo che d’impresa, sarà possibile richiedere la Naspi in un’unica soluzione, fornendo così un’ importante fonte di liquidità in tempi brevi, senza che sia necessario attendere le lungaggini burocratiche e le verifiche necessarie per qualunque forma di finanziamento, microcredito compreso.

Infine, al termine del periodo indennizzabile, per chi non avesse ancora trovato un impiego, sarà possibile fruire di due ulteriori strumenti, ossia il contratto e l’assegno di ricollocazione (Asdi); quest’ultimo, tuttavia, sarà erogabile solo a chi rientrerà nei parametri Isee stabiliti, in quanto il requisito per beneficiarne sarà lo stato di bisogno.

note

[1] Legge 92/2012.

[2] Legge 183/2014.

[3] Art.1, co. 40, Legge 92/2012.


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