Responsabilità dei giudici: cosa cambia con la nuova legge

25 febbraio 2015


Responsabilità dei giudici: cosa cambia con la nuova legge

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 febbraio 2015



Giustizia e responsabilità civile magistrati: superata la legge Vassalli, nessun filtro, rivalsa obbligatoria, resta l’intermediazione dello Stato.

È legge la riforma sulla responsabilità civile dei magistrati dopo l’approvazione alla Camera. Chi ha subìto un danno “ingiusto” dalla “giustizia” potrà chiedere il risarcimento allo Stato che, a sua volta, dovrà rivalersi contro il giudice. Cade, inoltre, il filtro di ammissibilità dell’azione che, fino ad oggi, subordinava l’esperimento dell’azione a una previa verifica da parte dello Stato.

Ma andiamo con ordine e vediamo, in modo schematico, quali sono le novità introdotte dalla riforma: riforma accolta come “una rivoluzione contro la giustizia” dall’associazione nazionale magistrati, e come un “passaggio storico” dal ministro della giustizia.

La legge Vassalli

L’attuale legge che disciplina l’azione di responsabilità nei confronti dei giudici – detta “Legge Vassalli” – risale al 1988. Essa prevede un previo filtro di ammissibilità (che, a detta di molti, finiva per proteggere i magistrati): si trattava di un controllo preliminare di ammissibilità della domanda di risarcimento, avanzata dal cittadino contro il giudice (ma, in via diretta, contro lo Stato). Il filtro era una sorta di verifica dei presupposti e una valutazione di manifesta infondatezza che il tribunale distrettuale doveva effettuare prima di poter dare il via all’azione di responsabilità.

Superato il filtro di ammissibilità, il cittadino proponeva l’azione contro lo Stato che, a sua volta, poteva valutare se rivalersi contro il giudice o meno.

Insomma, a conti fatti i magistrati finivano per non “pagare” quasi mai o, comunque, in ipotesi assai risicate.

Cosa cambia rispetto alla legge vassalli

Innanzitutto cade il filtro di ammissibilità.

Non ci saranno più controlli preliminari sulla fondatezza della richiesta di indennizzo e l’azione potrà partire automaticamente, con l’atto processuale del presunto danneggiato.

La domanda, però, andrà fatta – come in passato – allo Stato che avrà (qui la novità) l’obbligo di rivalersi contro il giudice che ha sbagliato. Dunque, il cittadino non avrà, neanche con la riforma, la possibilità di proporre un’azione diretta contro il magistrato ritenuto autore di atti giurisdizionali lesivi.

Tuttavia, la rivalsa diventa obbligatoria: in altre parole, lo Stato dovrà necessariamente chiedere al giudice i soldi che ha dovuto “anticipare”, a titolo di risarcimento, al cittadino.

La responsabilità del giudice scatterà in caso di:

1- diniego di giustizia

2 – dolo

3 – colpa grave la quale consisterà:

– affermazione di un fatto inesistente o negazione di un fatto esistente (purché macroscopico ed evidente: ossia tale da non richiedere alcun approfondimento di carattere interpretativo o valutativo);

– violazione manifesta della legge e del diritto comunitario e in caso di travisamento del fatto o delle prove;

– emissione di un provvedimento cautelare personale o reale al di fuori dei casi consentiti dalla legge o senza motivazione.

La causa per il risarcimento dovrà essere proposta entro due anni dalla sentenza di condanna.

Chi sbaglia perde il 50% dello stipendio

Quanto all’entità della rivalsa, aumenta la soglia attualmente fissata a un terzo: il magistrato risponderà ora con lo stipendio netto annuo fino alla metà.

In caso di dolo l’azione risarcitoria è totale.

La clausola “di salvaguardia”

Il giudice non risponderà se il danno deriva da una sua personale interpretazione della legge o da una sua valutazione del fatto e delle prove.

L’azione resta indiretta

La domanda, però, andrà fatta – come sempre – allo Stato che avrà (qui la novità) l’obbligo di rivalersi contro il giudice che ha sbagliato.

Dunque, in caso di sconfitta nella causa azionata dal cittadino, lo Stato avrà l’obbligo di azionare entro tre anni la rivalsa contro il magistrato, anche se, invece della condanna, c’è stato un semplice accordo stragiudiziale comunque fondato su un comportamento doloso o di negligenza inescusabile.

Secondo la Cassazione [1], l’esclusione della proponibilità di un’azione diretta nei confronti del singolo magistrato ritenuto autore di atti giurisdizionali lesivi non integra alcuna limitazione dei diritti costituzionali o dell’Unione Europea o di quelli previsti da ulteriori normative sovranazionali (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dall’ONU o il Patto dei diritti civili di New York).

I passaggi della nuova legge

1 | Il cittadino ritiene di aver subito un danno 

Il danno ingiusto deve essere causato da diniego di giustizia oppure conseguenza di un comportamento, di un atto, di un provvedimento giudiziario posto in essere da un magistrato. Questo danno deve essere provocato con dolo o colpa grave.

Non rientrano mai in questa casistica l’interpretazione delle norme di diritto e la valutazione del fatto e delle prove.

2 | Il cittadino cita in giudizio lo Stato 

Il cittadino non può procedere direttamente contro il magistrato, ma deve citare in giudizio lo Stato. A differenza del passato, però, l’azione di responsabilità non deve superare preventivamente il giudizio tecnico sull’ammissibilità, ma può essere proposta direttamente. Le nuove regole avranno validità solo per gli errori commessi dopo l’entrata in vigore del disegno di legge.

3 | Lo Stato si rivale sul magistrato Se viene stabilito che effettivamente c’è stato un errore, lo Stato dovrà rivalersi nei confronti del magistrato entro tre anni, anche se il contenzioso si è risolto con un accordo stragiudiziale. La rivalsa, comunque, non sarà pari al danno causato ma non dovrà superare metà dell’importo dello stipendio di un anno (oggi il limite è un terzo) e la trattenuta sullo stipendio mensile potrà arrivare a un terzo dello stesso.

note

[1] Cass. ord. n. 1715/15.

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