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Jobs Act: il contratto a tutele crescenti

25 febbraio 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 febbraio 2015



Dal primo marzo le nuove assunzioni a tempo indeterminato saranno regolate da un nuovo contratto. Per i neo assunti con questa tipologia non varrà l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori; per le imprese sgravi fiscali sul costo del lavoro.

Il contratto a tutele crescenti è un tipo di contratto a tempo indeterminato riservato ai lavoratori neoassunti. Tale forma contrattuale, dovrebbe entrare a regime al massimo entro giugno del 2015.

Il contratto a tutele crescenti vorrebbe diventare la nuova forma tipica di contratto a tempo indeterminato al posto di tutte le altre tipologie di contratto (a progetto, co.co.co, a chiamata, ad intermittenza ecc..) oggi esistenti e fonte purtroppo di precarietà.

COME FUNZIONA IL NUOVO CONTRATTO PER IL LAVORATORE?

Questo nuovo contratto di lavoro sarà riservato solo ai lavoratori assunti dal 1 marzo 2015.

Tale contratto dovrebbe sostituire tutte le forme di contratto di lavoro attualmente vigenti, per cui l’azienda che vorrà assumere dovrà farlo utilizzando o il contratto a tutele crescenti oppure a tempo determinato.

In questo modo dovrebbero essere garantiti a tutti i lavoratori gli stessi diritti previsti dalla legge, quali ad esempio la maternità, le ferie e la malattia, gli ammortizzatori sociali in caso di licenziamento o cessazione attività, diritti oggi salvaguardati solo per alcune categorie di lavoratori.

La caratteristica più importante però di questo nuovo tipo di contratto è che ai lavoratori neoassunti non sarà applicabile l’art. 18 dello Statuo dei Lavoratori.

Ciò significa che chi viene assunto con contratto a tutele crescenti, in caso di licenziamento, avrà le seguenti tutele:

Reintegrazione, in caso di licenziamento discriminatorio, licenziamento orale e licenziamento disciplinare illegittimo per “insussistenza del fatto materiale contestato”;

Pagamento di un’indennità pari a 2 mensilità per ogni anno di anzianità di servizio, con un minimo di 4 ed un massimo di 24 mesi, in tutti gli altri casi di licenziamento illegittimo.

In alternativa all’indennità, il lavoratore potrà optare per la nuova conciliazione facoltativa incentivata. In questo caso il datore di lavoro offre una somma esente da imposizione fiscale e contributiva, di importo pari ad un mese per ogni anno di servizio e comunque non inferiore a 2 e fino ad un massimo di 18 mensilità. Con l’accettazione il lavoratore rinuncia a fare causa all’azienda.

 

 

QUALI VANTAGGI PER L’AZIENDA?

Il datore di lavoro che assume con questo contratto ottiene degli sconti fiscali.

Questi sconti sono concessi però solo alle aziende che assumono a tempo indeterminato e purché non avvenga il licenziamento del lavoratore entro 3 anni dalla data di inizio del rapporto.

Non essendo più applicabile la reintegrazione in caso di licenziamento illegittimo (salvi i casi sopra indicati), l’azienda che si trova in difficoltà economica a causa della crisi, potrà licenziare liberamente il lavoratore, pagandogli la dovuta indennità, senza dover necessariamente più ricorrere alla cassa integrazione o alla mobilità, come ammortizzatore sociale per superare il momento di crisi.

note

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Una vergogna che ha come precedente solo la Carta del Lavoro redatta nell’aprile del ’27 in epoca fascista.

  2. Ecco il pd la sinistra che sta con gli operai ia tutti i diritti due mesi poco piu di duemila euro ecco il miserabbile partito democratico fraga lavoratori e lavoratrici via articolo 18 scioperi occupazioni manifestazioni contro il governo razzista e fascista (quello di renzi e il pd) NIENTE qualcuno lo fa oppure lo e ,, , COLLABORAZIONISTA

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