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Appello contro il procedimento sommario di cognizione

25 Febbraio 2015


Appello contro il procedimento sommario di cognizione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Febbraio 2015



Art. 702 bis cod. proc. civ.: necessario l’atto di citazione e non il ricorso.

L’impugnazione dell’ordinanza resa a seguito del procedimento sommario di cognizione [1] segue le regole generali dell’appello. Risultato: detto giudizio di impugnazione va instaurato non con atto di ricorso, ma con citazione: citazione che deve avvenire, come richiesto dalla legge, entro 30 giorni dalla sua comunicazione o notificazione [2].

Il chiarimento viene da una recente sentenza della Corte di Appello di Roma [3].

In caso di deposito del ricorso, però, non tutto è perso: infatti, non scatta l’inammissibilità dell’impugnazione se detto ricorso viene depositato e successivamente notificato alla controparte entro il predetto termine perentorio previsto per l’appello (30 giorni).

Al contrario, se la notifica del ricorso, utilizzato al posto della citazione, avviene dopo i trenta giorni previsti dal codice di procedure civile [2], l’impugnazione deve essere rigettata.

La Corte di Appello romana non ha dubbi in proposito: il rito dell’appello contro le ordinanze rese all’esito del procedimento sommario di cognizione è quello ordinario previsto per i normali giudizi. E ciò si desume dall’analisi delle norme dedicate a tale tipo particolare di rito sommario.

È lo stesso codice di procedura civile, del resto, a parlare espressamente di “appello” [4]. Peraltro, non bisogna dimenticare che gli atti processuali, per regola generale, vanno sempre effettuati con atto di citazione e solo laddove espressamente previsto con ricorso. Il ricorso, dunque, resta l’eccezione. Ciò vale, in mancata di apposita e specifica regolamentazione, anche per l’atto di appello che, appunto, segue il regime ordinario, mancando un’espressa deroga alla disciplina generale.

Peraltro il procedimento sommario di cognizione si differenzia dal rito ordinario solo per la natura semplificata e “destrutturata” della fase istruttoria che è limitata alla fase del primo grado, essendo fisiologico che “l’appello (nel quale si potrà lamentare, tra l’altro, l’erroneità della decisione del primo giudice di ritenere la controversia suscettibile di decisione con istruttoria sommaria e, dunque, non procedere alla conversione del rito) comporti, anzi la necessità di espletare, in secondo grado, quella istruttoria che non si era ritenuto di dover svolgere in prime cure”.

note

[1] Art. 702-bis e ss. cod. proc. civ.

[2] Art. 702-quater cod. proc. civ.

[3] C. App. Roma, sent. n. 5177/2014.

[4] Art. 702-ter cod. proc. civ.


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