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Come sopravvivere alla cartella esattoriale di Equitalia

25 febbraio 2015


Come sopravvivere alla cartella esattoriale di Equitalia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 febbraio 2015



Pignoramento, ricorso, illegittimità, notifica, contenuto essenziale minimo, ipoteca, fermo auto: tutto il vocabolario per difendersi dalla riscossione esattoriale.

Il problema principale degli italiani sono i debiti. E questo, evidentemente, non vale solo per lo Stato, ma anche per le famiglie. Così, specie di questi tempi, non esiste una casa dove non sia arrivato il postino a consegnare un plico di Equitalia.

Piombano all’improvviso nelle nostre case, gettano scompiglio, ci chiedono soldi e ci accusano di aver omesso il pagamento di somme dovute allo Stato, al Comune, alla Motorizzazione. Sono le cartelle esattoriali, di recente diventate famose come “cartelle pazze” a causa dell’invio di molti documenti sbagliati.

Ma dovuta o non dovuta che sia, la cartella di pagamento produce sempre un primo momento di panico e confusione. Confusione non solo perché è sempre necessario un avvocato o un commercialista per capirci qualcosa, ma anche perché le richieste si riferiscono a mancanze di due o tre anni prima, il che complica le cose, perché è impossibile ricordare a memoria tutti i versamenti fatti tra imposte sui redditi, tasse comunali, multe, ecc.. E allora, scatta la caccia alla scartoffia, conservata chissà dove, per cercare la ricevuta di pagamento.

Se poi a ci si aggiunge che le cartelle di Equitalia assomigliano più a un cruciverba a schema libero che a una lettera, allora sorge la necessità di interpretare correttamente la richiesta. E, soprattutto, le sue conseguenze in caso di mancato rispetto dei termini. Termini che, neanche a dirlo, spesso non trovano d’accordo neanche gli stessi giudici.

Peraltro, non è affatto detto che la richiesta di pagamento riguardi davvero noi, così come non è detto che, per tale pretesa, non abbiamo già pagato correttamente a suo tempo. La cartella, insomma, può essere anche pazza, e se lo è bisogna assolutamente scoprirlo prima che scada il termine di 60 giorni dalla notifica e, ovviamente, prima di pagarla.

E allora che fare? Ecco un piccolo manuale di sopravvivenza.

COME È NOTIFICATA

Per molto tempo, diversi tribunali hanno abbracciato la tesi secondo cui la notifica fatta a mezzo posta, tramite cioè Poste Italiane, sarebbe nulla. E questo perché la legge richiederebbe che, la consegna sia fatta da messi comunali o dagli ufficiali giudiziari. Tale tesi, però, è stata sconfessata dalla Cassazione a più riprese. Sicché, fondare un ricorso solo sulla base di tale argomentazione potrebbe prestare il fianco a un facile rigetto.

Certo è che la notifica non può mai avvenire tramite posta privata o corriere. Insomma, ci deve essere sempre un postino tradizionale di Poste Italiane, che la legge qualifica come pubblico ufficiale.

Di recente, poi, sono arrivate le prime notifiche – legittime anche queste ultime – con posta elettronica certificata, e ciò nei confronti dei soggetti tenuti ad averne una (ditte individuali, società, professionisti).

Se il contribuente contesta il contenuto della cartella, dichiarando (solo e semplicemente) che nella busta vi era dell’altro e non, invece, l’intimazione di pagamento, sarà Equitalia a dover dimostrare il contrario. Si tratta di una prova particolarmente difficile per quest’ultima, che potrebbe invalidare numerose notifiche se l’Agente per la riscossione non sarà in grado di produrre non solo la cartolina con l’avviso di ricevimento, ma anche una copia del contenuto della cartella stessa (leggi: “Equitalia deve dimostrare l’esatto contenuto della cartella con raccomandata”).

In ogni caso, la notifica può essere effettuata solo nei confronti di soggetti particolari: sicuramente il destinatario effettivo, ma anche il familiare convivente purché si tratti di una stabile convivenza. Per cui l’ospite occasionale (anche se parente) o il coinquilino con cui si condivide la stanza non sono legittimati a ricevere il plico e l’eventuale consegna nelle loro mani, da parte del postino, renderebbe nulla la notifica.

Anche il portiere è legittimato a ritirare l’atto, ma solo se munito di un regolare contratto di assunzione con il condominio.

Non dimenticate che l’eventuale mancanza o difficile leggibilità del timbro postale posto sulla cartella rende nulla la notifica per impossibilità a determinare la data di consegna. Almeno questo è l’orientamento di alcuni tribunali (leggi “Nulla la cartella Equitalia se non si legge bene il timbro con la data di consegna”).

Per un maggior approfondimento sulla tematica delle notifiche leggi anche “Come capire se la cartella di Equitalia ti è stata notificata correttamente”.

COME È FATTA? 

La cartella, per essere considerata valida, deve essere redatta e notificata secondo regole ben precise. Qualunque dettaglio non conforme può perciò rendere nulla la richiesta di pagamento.

Il modello ministeriale fissa il contenuto essenziale, le informazioni che la cartella deve assolutamente contenere (leggi “Impugnare la cartella esattoriale se manca il contenuto essenziale”) che sono:

  • – l’ente creditore, ossia il destinatario dell’imposta non pagata (ad esempio il Comune se la tassa in questione è l’ICI, l’Agenzia delle Entrate se vi è contestata qualche mancanza nel pagamento dell’imposta sui redditi);
  • – il codice fiscale e i dati anagrafici del debitore (cioè i vostri);
  • – l’anno e il periodo di riferimento del credito;
  • – una serie di informazioni relative alle somme iscritte a ruolo, iscritte cioè nel registro dei debitori: specie del ruolo (ordinario o straordinario), importo, data in cui è stato reso esecutivo, totale degli importi dovuti se sono più di uno;
  • – il calcolo degli interessi, la cui mancanza renderebbe nulla (secondo svariati giudici) la cartella esattoriale.
  • – avvertenze sulle modalità e i termini di pagamento;
  • – intimazione ad adempiere entro 60 giorni dalla notifica;
  • – avvertimento che il mancato pagamento innescherà automaticamente l’esecuzione forzata (per esempio pignoramento di beni).

A differenza di quanto comunemente si crede, se manca la firma autografa del dirigente, la cartella non è nulla.

MODI E TEMPI DELLA NOTIFICA

La cartella di pagamento può esservi consegnata in tre modi: a mano dagli ufficiali della riscossione, a mano dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale, oppure tramite una raccomandata con avviso di ricevimento.

In quest’ultimo caso, il più utilizzato, la cartella deve arrivarvi in busta chiusa e la data in cui voi, o qualcuno della vostra famiglia o del vostro ufficio (portinai o portieri inclusi), firmate l’avviso di ricevimento è quella in cui si intende notificata.

Il concessionario della riscossione deve conservare per cinque anni la matrice, la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notifica o l’avviso di ricevimento della cartella di pagamento e, dietro vostra richiesta, ve la deve esibire.

Siccome la legge non specifica in che tempi la cartella di pagamento deve essere notificata, vale il termine ordinario di prescrizione pari a dieci anni dalla data in cui il ruolo è stato reso esecutivo.

Iscrizione a ruolo

Diverso è il discorso per l’iscrizione a ruolo, l’azione con cui l’ente creditore stabilisce che la persona in questione gli è debitore di una certa cifra, per la quale sono invece previsti termini ben precisi, diversi da imposta a imposta.

Le somme dovute per imposte sui redditi (IRPEF) e Iva, vanno iscritte in ruoli esecutivi diversi a seconda del tipo di accertamento in seguito al quale è contribuente. E cioè entro:

  • – il 31/12 dell’anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto esecutivo, per le somme dovute in base agli accertamenti d’ufficio;
  • – il 31/12 del secondo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attività di liquidazione delle dichiarazioni, eseguita con procedure automatizzate;
  • – il 31/12 del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che risultano

dovute a seguito di controllo formale delle dichiarazioni.

SOLUZIONI SE LA CARTELLA È ILLEGITTIMA

Se nella cartella vi vengono chieste somme non dovute, la prima cosa che potete fare è presentare una domanda formale a Equitalia e all’ente creditore: si chiama istanza di autotutela che, però, non sospende i termini per impugnare. Per cui fate ben attenzione perché se la risposta non arriva, onde evitare di perdere il “treno” del ricorso giudiziale sarà più opportuno depositare anche l’istanza di annullamento al giudice.

Se non sono passati 90 giorni dalla notifica, la richiesta potrà essere fatta solo ad Equitalia, con appositi moduli e l’eventuale silenzio entro 220 giorni si considera come accoglimento della vostra richiesta di sgravio (leggi la guida su “Come difendersi dalle cartelle di Equitalia nulle o prescritte”) .

Se non riuscite ad ottenere ragione con l’autotutela non vi resta che il giudice, che sarà

  • – la commissione tributaria se si tratta di imposte come IVA, Irpef, bollo auto, ecc.;
  • – il giudice di pace per le contravvenzioni;
  • – il tribunale del lavoro per le questioni inerenti a contributi previdenziali.

Sospensione del pagamento

Né la presentazione dell’istanza di autotutela né quella del ricorso sospendono la decorrenza dei termini entro i quali bisogna pagare (i famosi 60 giorni dalla notifica della cartella).

Se il pagamento della cartella dovesse provocarvi danni gravi e irreparabili, potete chiedere all’ufficio delle Entrate o direttamente al giudice, la sospensione della riscossione in attesa della sentenza della decisione sulla vostra istanza.

SE NON PAGHI

Oltre a comunicarvi l’esistenza di un debito da parte vostra, la cartella esattoriale implica l’obbligo a pagare il dovuto entro 60 giorni dal suo ricevimento e riporta obbligatoriamente l’avvertimento che, in caso di mancato pagamento, si procederà all’esecuzione forzata.

In pratica, decorsi i 60 giorni dalla notifica, se non avete ancora pagato e non avete chiesto la sospensione del pagamento in seguito alla presentazione del ricorso, il concessionario della riscossione ha carta bianca sul vostro patrimonio. Se l’espropriazione forzata dei vostri beni non avviene entro un anno dalla scadenza dal ricevimento della cartella, deve essere preceduta da una nuova notifica, in cui vi verrà intimato di pagare la somma richiesta entro cinque giorni.

COME BLOCCARE IL PIGNORAMENTO GIÀ IN ATTO

Se non hai pagato, non hai presentato ricorso e non hai ottenuto la sospensiva, è molto probabile che subirai una misura cautelare (ipoteca o fermo auto) o un’esecuzione forzata (pignoramento dello stipendio, del conto in banca, della pensione, di crediti che vanti verso fornitori, del canone di locazione verso il tuo inquilino, ecc.).

L’unico modo per evitare il rischio di un pignoramento o sbloccare quello già in atto è di chiedere la rateazione del debito. In questo caso, se per esempio c’è già stato il “blocco” del conto corrente, se ne riacquista la disponibilità e la possibilità di prelievi, dopo l’avvenuto pagamento della prima rata. Ma attenzione: il mancato pagamento di otto rate, anche non consecutive, comporta la decadenza dalla dilazione.

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