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Eurotariffe: L’UE che incide – positivamente – sul consumatore

30 Aprile 2016 | Autore:
Eurotariffe: L’UE che incide – positivamente – sul consumatore

Partono oggi le eurotariffe, costi annullati per tutti i consumatori nel roaming, l’Europa positiva alza la testa. 

Oggi parliamo, di nuovo, dell’Europa che ci piace, di quella che non chiede la razionalizzazione dei forni a legna, ma protegge il consumatore dagli “arricchimenti” ingiustificati anche da parte delle aziende multinazionali.

Nello stesso momento in cui si registra un caos assoluto e ingiustificabile del caso di quello che è stato chiamato “migration compact”, un campo nel quale l’UE ha dimostrato tutta la sua attuale debolezza, l’Europarlamento ha approvato l’abolizione a partire da giugno 2017 delle tariffe roaming per l’uso dei cellulari dall’estero. “Cosa c’entra?“, si dirà. Un paradosso operativo, sul quale vi proporremo una piccola riflessione. Ma prima la notizia.

Come sapete è nostro costume in questa rubrica dare le notizie positive, tentando di lasciare alle cronache le notizie disastrose relative alle morti in mare che dell’UE, di questa UE sono anche e forse soprattutto responsabilità. Cerchiamo di lasciare agli economisti puri i commenti relativi alla deflazione che cavalca un mercato che dovrebbe essere forte e stabile ma che spesso mostra deficit gestionali che non dipendono dal management, quanto piuttosto dall’impalcatura e dagli strumenti che quel management ha a disposizione. Cerchiamo, insomma, di presentare ai nostri lettori il “volto pulito dell’Europa”.

Le Eurotariffe: cosa cambia per il consumatore

E allora ecco la buona notizia – una delle poche – che in questi giorni gira nelle cronache economiche: dal prossimo 15 giugno 2017 partono le Eurotariffe, gli utenti dei telefoni cellulari pagheranno lo stesso prezzo del loro Paese d’origine per chiamate, messaggi e dati, in qualsiasi Paese europeo si trovino.

A partire dal 1 maggio 2016, cioè già da domani, inoltre, i costi si ridurranno notevolmente, e i prezzi massimi applicabili saranno i seguenti (si tratta di costi IVA esclusa che vanno aggiunti al prezzo del proprio operatore in caso di roaming in UE):

  • Chiamate in uscita (al minuto): tariffa nazionale + fino a 0,05€
  • Chiamate in entrata (al minuto): tariffa nazionale + fino a 0,01€
  • Messaggi in uscita (per SMS): tariffa nazionale + fino a 0,02€
  • Collegamento internet (per MB): tariffa nazionale + fino a 0,05€

Questa è Europa. Anche questa. E bisogna ricordarlo sempre quando si ritiene che essa sia un inutile orpello.

Mi si accusa di essere europeista a prescindere, ma credo sia un appellativo improprio, perchè non mi sento tale, mi sento piuttosto un europeista che vuole più Europa.

Una riflessione su questa UE

Voglio spingervi ad una riflessione su questa Europa.

Se proviamo a guardare con oggettività (quella permessa a ciascuno di noi che è evidentemente condizionata dalle proprie convinzioni personali), a come questa Europa, nel bene e nel male, entra nelle vite del cittadino, del consumatore, ci rendiamo conto di come, quando questa Europa resta appannaggio dei Governi come è capitato e continua a capitare per il caso del Migration Compact, ad esempio, non riesce a decidere, non riesce ad essere incisiva, diventa un inutile orpello.

Però la medesima organizzazione riesce ad essere incisiva sui mercati (dove esiste un organo monocratico che è credibile e affidabile); riesce un po’ meno (a causa di una scarsa legittimazione che sempre più viene messa in discussione dalle Corti supreme nazionali) ad essere incisiva nella tutela dei diritti del cittadino Europeo, della parità di trattamento, della garanzia dei diritti fondamentali; riesce ad essere incisiva molto poco nel caso dell’intervento in temi come la politica estera e la politica interna di sicurezza, tematiche per le quali – parafrasando Kissinger – non si saprebbe “quale sia il numero di telefono per parlare con l’UE“.

Quello che voglio dire è che l’incisività dell’UE è inversamente proporzionale alla “quantità” di Europa che abbiamo scelto di avere. Se non investiamo in “più Europa” avremo solo orpelli. Investire (contemporaneamente, si badi) nella riduzione del deficit democratico di questa UE e nella devoluzione di competenze all’Unione, potrebbe essere la soluzione.

Ma la verità, mi sembra, è che sia più facile dire, quando si chiedono sacrifici al cittadino, che “è l’Europa che ce lo chiede“, per cui queste scelte di cui abbiamo detto difficilmente possono arrivare dai governi nazionali.

Per questo dobbiamo esser noi ad alzare la testa, a dire la nostra, a partecipare.

Buongiorno Europa, ed europei.



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