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Lo sai che? Divorzio/separazione con negoziazione assistita: se il P.m. non autorizza l’accordo

Lo sai che? Pubblicato il 26 febbraio 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 febbraio 2015

È possibile ripresentare la domanda adeguando l’intesa ai rilievi mossi dal pubblico ministero.

Che succede se la l’accordo per la separazione o il divorzio, fatto dai coniugi allo studio dell’avvocato con il nuovo meccanismo della negoziazione assistita (senza, quindi, l’intervento del giudice) non viene poi approvato dal Pubblico Ministero? La risposta viene da un recente provvedimento del tribunale di Torino [1], uno dei primi a dare maggiori dettagli sulla procedura appena introdotta dall’ultima riforma della giustizia [2] (per un approfondimento leggi: “Divorziare all’ufficio anagrafe o dall’avvocato: come si fa”).

Ricordiamo che il pubblico ministero potrebbe negare l’autorizzazione all’accordo raggiunto se questo non risponde agli interessi del figlio minorenne o maggiorenne ma non autonomo sul piano economico. Per esempio, un’intesa che nulla dica sul mantenimento della prole rischierebbe la sonora bocciatura da parte del p.m.

La nuova legge stabilisce infatti che i coniugi, ciascuno rappresentato e assistito dal proprio avvocato, possano concludere un accordo volto a definire gli accordi della separazione o del divorzio. Tale intesa, dopo il vaglio del Pm, andrà annotata negli atti di stato civile entro 10 giorni.

Tuttavia, in caso di mancato assenso da parte del pubblico ministero, quest’ultimo trasmette l’accordo al Presidente del tribunale che fissa entro 30 giorni udienza di comparizione delle parti: in quel caso, la procedura prosegue in tribunale.

In quella udienza, il Presidente, invitate le parti a comparire, le esorta ad adeguarsi ai rilievi del Pm e, nel caso di disponibilità, procede ad autorizzare egli stesso la nuova intesa. Quindi, in buona sostanza, se i coniugi acconsentono alla modifica dell’accordo secondo le osservazioni della pubblica accusa, il procedimento di negoziazione assistita prosegue e l’atto potrà essere annotato negli atti di stato civile.

Viceversa, se tale adeguamento non avviene per mancata intesa delle parti, allora l’unica via resta quella giudiziale ordinaria [3]. In questo caso ogni eventuale intesa raggiunta con la negoziazione assistita si intenderà rinunciata e abbandonata dalle parti: il relativo fascicolo sarà archiviato a seguito di una pronuncia di “non luogo a provvedere”. Dall’altro lato verrà incardinato un procedimento secondo il rito tradizionale.

note

[1] Trib. Torino, sent. del 15.01.2015.

[2] Legge n. 162 del 2014.

[3] In particolare, le parti potranno depositare un ricorso ex art. 711 cod. proc. civ., ovvero ex art. 4 comma 16 L. div. o ancora ex art. 710 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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