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Naspi: per averla devi partecipare ai progetti di reinserimento

1 marzo 2015


Naspi: per averla devi partecipare ai progetti di reinserimento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 marzo 2015



Jobs act e nuova indennità di disoccupazione: il lavoratore perde l’ammortizzatore se non si è qualificato.

La nuova indennità di disoccupazione si chiama Naspi e, da maggio, sostituirà l’Aspi. Chi perderà lavoro, per cause non dipendenti dalla propria volontà, dovrà quindi fare i conti con una disciplina completamente rinnovata per via della recente approvazione del cosiddetto Job Act, introdotto dal Governo Renzi (per un approfondimento sul nuovo ammortizzatore sociale leggi la nostra “Guida sulla Naspi” e “Nuova disoccupazione Naspi, ultimi chiarimenti”).

A differenza dell’Aspi, però, per ottenere la nuova assicurazione sociale servono alcuni importanti requisiti:

– i lavoratori devono vantare almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti la cessazione del lavoro;

– i lavoratori devono inoltre aver lavorato “effettivamente” per 30 giornate nei 12 mesi precedenti la cessazione di lavoro;
– il lavoratore deve poter dimostrare una regolare partecipazione alle iniziative di attivazione lavorativa e ai percorsi di riqualificazione professionale proposti dai servizi competenti, ossia i centri per l’impiego e gli altri organismi autorizzati o accreditati a svolgere queste funzioni, in conformità alle norme regionali e delle Province autonome;
– il lavoratore dove poter dimostrare di aver svolto una ricerca attiva di un’occupazione e reinserimento nel tessuto produttivo.
Il sussidio viene erogato per la metà delle settimane di contribuzione che si possono far valere come requisito. Ai fini del calcolo non si computano i periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione della prestazione di disoccupazione.

Quest’anno e per il 2016, quindi, la durata massima sarà di 104 settimane, ma dal 2017 non potrà comunque superare le 78 settimane, ossia un anno e mezzo.
Insomma, la nuova disciplina ha uno scopo ben preciso: non riconoscere il diritto alla disoccupazione nei confronti dei fannulloni che resteranno a casa senza cercare un nuovo impiego o non faranno di tutto per riqualificarsi in funzione di nuove attività lavorative.
Chi violerà tali regole potrà perdere il sussidio (anche se, per avere certezza di ciò bisognerà attendere il decreto ministeriale attuativo).

Dimissioni per giusta causa

L’indennità spetta certamente a chi perde il lavoro per causa non dipendente dalla propria volontà (si pensi a un licenziamento per motivi economici), ma anche a chi si dimette per giusta causa (è l’ipotesi del lavoratore che dia le dimissioni perché non riceve più lo stipendio o non lo riceve con puntualità, salvo una minima tolleranza).

La presentazione della domanda

Per ottenere il beneficio è necessario inviare la domanda all’Inps entro 68 giorni dalla cessazione del lavoro. Se non si rispetta questo termine si perde il diritto alla corresponsione della Naspi.

È possibile, presentando domanda telematica, richiedere all’Inps la liquidazione in unica soluzione dell’indennità (è il cosiddetto incentivo all’autoimprenditorialità). Essa va presentata entro 30 giorni dalla data di inizio dell’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale o da quella di sottoscrizione di una quota di capitale sociale della cooperativa. Anche in questo caso, il mancato invio nel termine previsto costituisce causa di decadenza.
Altre cause di decadenza dalla Naspi

– se il lavoratore perde lo stato di disoccupazione;

– se il lavoratore raggiunge i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato o se acquisisce il diritto alla pensione ordinaria di invalidità: in quest’ultimo caso, tuttavia, il lavoratore può comunque scegliere di ricevere la Naspi;
– se l’ex dipendente intraprende un’attività di lavoro subordinato il cui reddito annuale sia superiore al reddito minimo escluso da imposizione fiscale: anche in tale caso egli perde la Naspi, salvo che la durata del rapporto di lavoro non sia superiore a sei mesi (nel qual caso la prestazione è semplicemente sospesa per la durata del rapporto di lavoro);

– se l’ex dipendente intraprende un’attività di lavoro dipendente il cui reddito annuale sia inferiore al reddito minimo escluso da imposizione: in tal caso, per conservare il diritto alla Naspi è necessario comunicare all’INPS, entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, il reddito annuo previsto;

– se il lavoratore inizia un lavoro autonomo o di impresa individuale da cui derivi un reddito inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione: egli può conservare la Naspi a condizione che informi l’INPS entro un mese dall’inizio dell’attività, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarne.

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2 Commenti

  1. i corsi sono a pagamento? se si ti danno i soldi da una parte e se li riprendono dall altra, poi chi è disoccupato da anni rimane sempre indietro.
    sono vent anni che mando curriculum (rispoondendo alle offerte di lavoro) e gi unici che mi chiamano sono quello che mi vogliono fare concorsi a opagamento

  2. Perchè non obbligate le strutture alberghiere a stare aperti 8 mesi, invece che togliere il sussidio chi a stento riesce a sopravvivere io sono siciliano con la lira gli alberghi stavono aperti sette mesi da noi ora tra la crisi, la scuse della crisi per prendere sempre meno personale( ma come può essere che devi farti il doppio o forse il triplo del lavoro) e non per ultimo le grandi società alberghiere hanno capito che il maggior consumo di denaro lo hanno nel personale , i direttori chiaramente anche loro stipendiati tirano per l’azienda e quale migliore modo per andare in positivo meno personale aprire solo cinque mesi , ( chiaramente i mesi che si paga di più )assumere par-time . hahhahah e loro parlano di lavorare di più svegliatevi politici aprite gli occhi.

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