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Licenziamenti: l’articolo 18 prima e dopo il Jobs Act

1 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 marzo 2015



Addio alla reintegrazione per i licenziamenti economici e, in una buona parte, per i licenziamenti disciplinari. Ecco cosa cambia rispetto al passato.

La nuova Riforma del Lavoro ha rivoluzionato la disciplina dei licenziamenti, soprattutto per quanto riguarda la tutela offerta dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Vediamo nel dettaglio cosa cambia rispetto al passato e quali tutele avranno d’ora in avanti i lavoratori.

LAVORATORI ASSUNTI PRIMA DEL 1 MARZO 2015

 

Si applica l’art. 18 innanzitutto quando l’impresa occupa:

– più di 15 dipendenti in una sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo;
– più di 15 dipendenti in una circoscrizione comunale;
– più di 60 dipendenti sul territorio nazionale;
– indipendentemente dal numero di dipendenti in caso di licenziamento per ragioni discriminatorie

La reintegrazione è prevista quando il licenziamento venga dichiarato illegittimo perchè discriminatorio, intimato in violazione di divieti di licenziamento imposti dalla legge (ad esempio in caso di licenziamento della lavoratrice madre), per totale mancanza di giusta causa o giustificato motivo.

Oltre alla reintegrazione, il lavoratore ha diritto anche ad un risarcimento pari alle retribuzioni che avrebbe percepito se non fosse stato licenziato.

Tale risarcimento, comunque, non può essere inferiore a 5 mensilità.

In alternativa alla reintegrazione, il lavoratore può optare per il pagamento da parte dell’azienda di un’indennità pari a 15 mensilità.

LAVORATORI ASSUNTI DOPO IL 1 MARZO 2015

 

Coloro che, dal 1 marzo 2015, verranno assunti con il nuovo contratto a tutele crescenti, in caso di licenziamento potranno essere reintegrati in azienda solo in ipotesi molto più limitate.

Si potrà chiedere la reintegrazione, infatti, solo in caso di:

– licenziamento discriminatorio

– licenziamento orale

– licenziamento disciplinare quando vi sia “inesistenza del fatto materiale contestato”

In tutti gli altri casi di licenziamento illegittimo, invece, il lavoratore avrà diritto solo al pagamento di un’indennità da parte dell’azienda.

L’importo di tale indennità varierà in base all’anzianità di servizio del lavoratore e precisamente sarà pari a 2 mensilità per ogni anno di anzianità di servizio, con un minimo di 4 ed un massimo di 24 mesi.

In alternativa all’indennità, il lavoratore potrà optare per la conciliazione facoltativa incentivata. Il datore di lavoro, al fine di trovare una soluzone conciliativa con il lavoratore, potrà offrirgli una somma esente da imposizione fiscale e contributiva, di importo pari ad un mese per ogni anno di servizio e comunque non inferiore a 2 e fino ad un massimo di 18 mensilità.

Accettando tale somma, il lavoratore rinuncia però a fare causa all’azienda.

note

Autore immagine: 123rf com

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