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Figlio studente con lavori saltuari: va ancora mantenuto?

1 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 marzo 2015



Il lavoro svolto in modo occasionale dal figlio ancora dedito agli studi non fa venir meno il dovere di genitori di contribuire al suo mantenimento.

La particolare congiuntura economica in atto da cui deriva la difficoltà di molti giovani a trovare un lavoro stabile porta sempre più genitori a domandarsi fino a quando sono tenuti a contribuire al mantenimento dei propri figli una volta che abbiano raggiunto la maggiore età.

Sul tema si è pronunciata la Cassazione poche settimane fa [1], fornendo dei chiarimenti su una situazione, invero piuttosto frequente: quella del figlio ancora dedito agli studi ma che riesca a guadagnare qualcosa con lavori occasionali.

Nello specifico, la Suprema corte ha chiarito che il figlio maggiorenne, impegnato con profitto negli studi universitari ma che svolga, al contempo, saltuarie attività lavorative che gli procurino un minimo reddito conserva il diritto a ricevere il mantenimento dai genitori e, ove questi siano separati, l’assegno dal genitore non convivente.

A riguardo, la Suprema Corte fa un’importante precisazione: incide in maniera determinante sulla conservazione del diritto all’assegno la prova che il figlio abbia svolto in modo proficuo il suo ruolo di studente, dando numerosi esami.

Il fatto che, invece, il giovane abbia percepito degli esigui profitti, derivanti da lavori saltuari, non vale ad escludere l’assegno poiché ciò non rappresenta un indice di scarsa operosità; è a tutti noto, infatti, -sottolineano i giudici – che i compensi corrisposti ai giovani in cerca del primo lavoro (e ancor più se legati ad attività di tipo saltuario) non sono sicuramente di entità tale da garantire loro l’indipendenza economica.

In buona sostanza il figlio è premiato per il suon buon rendimento universitario e, non può essere di certo letta come una forma di indolenza da parte sua il fatto che egli non sia in grado di procurarsi un reddito adeguato a provvedere alle proprie necessità.

La pronuncia si muove in linea con la giurisprudenza prevalente in tema di mantenimento di figli maggiorenni, secondo la quale l’obbligo dei genitori di contribuire ciascuno al mantenimento della prole [2] non cessa, in via automatica, non appena questa divenga maggiorenne, ma rimane in pedi fino a quando il genitore che voglia essere liberato dall’obbligo di mantenimento non provi al giudice che:

– il figlio abbia raggiunto l’indipendenza economica

– o che il mancato svolgimento di un’attività lavorativa sia causato dall’inerzia del figlio che, ad esempio, non si dia da fare nella ricerca di un lavoro o rifiuti in modo del tutto ingiustificato le occasioni lavorative.

Inoltre, l’attività svolta dal figlio deve (sempre secondo una buona parte della giurisprudenza) essere in linea con le aspirazioni del figlio, il suo percorso di studi e la situazione attuale del mercato del lavoro, con specifico riferimento al settore nel cui ambito il giovane abbia indirizzato la propria specifica formazione.

Ciò significa, in parole semplici, che anche l’eventuale rifiuto da parte del figlio di un lavoro (in quanto completamente estraneo all’indirizzo di studi o alla specifica professionalità acquisita)potrebbe non essere ritenuto dal giudice un motivo sufficiente a far venir meno, in capo ai genitori, l’obbligo di contribuzione al suo mantenimento.

Naturalmente ogni situazione va valutata caso per caso.

Del tema abbiamo più dettagliatamente parlato in precedenti articoli ai quali rinviamo: “Se il figlio trova lavoro possibile sospendere il mantenimento” ; “Mantenimento dei figli maggiorenni: è ancora dovuto se si sposano?” e “Mantenimento e casa familiare: quale sorte in caso di figli maggiorenni?

La vicenda

La Corte ha rigettato il ricorso di un padre divorziato il quale si era visto condannare in appello (a seguito di una domanda di modifica delle condizioni di divorzio) a versare alla figlia, studentessa 27enne, 300 euro mensili oltre la metà delle spese straordinarie di istruzione e sanitarie.

L’uomo chiedeva di essere semmai tenuto a versare i soli alimenti in ragione del reddito proveniente dalle sporadiche attività di lavoro della figlia.

note

[1] Cass. sent. n. 1798/15 del 2.02.15.

[2] Art. 148 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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