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Lo sai che? Processo civile telematico: se il collegamento si blocca

Lo sai che? Pubblicato il 1 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 marzo 2015

Deposito cartaceo o telematico quando il computer non dà segni di risposta: istanza al Presidente o al giudice istruttore?

Che succede se il collegamento al processo telematico si blocca e non consente il deposito telematico entro i termini? La risposta è stata data dall’ordinanza del Tribunale di Milano [1] secondo cui le parti vanno autorizzate a depositare il proprio atto in forma cartacea in deroga da quanto previsto dalle norme sul deposito telematico degli atti endoprocessuali.

Un precedente simile è contenuto nella decisione del Tribunale di Ivrea [2]. Un avvocato aveva depositato le proprie memorie in formato cartaceo con un giorno di ritardo rispetto alla scadenza dei termini, adducendo problemi inerenti al mancato funzionamento del PCT, problemi che avrebbero comportato, appunto, l’impossibilità del deposito telematico e, quindi, la decorrenza dei termini.

Quando il malfunzionamento del PCT non consente il deposito degli atti processuali, è necessario – stando all’attuale orientamento dei giudici – dimostrare detta impossibilità oggettiva: è ovvio che il malfunzionamento deve essersi prolungato fino alla scadenza dei termini e non deve essersi limitato a una breve e stretta fascia oraria. L’ideale è quello di effettuare un ultimo tentativo proprio sul limite della deadline.

Che si parli, allora, di deroga alla obbligatorietà del deposito telematico o di rimessione in termini, poco importa: l’importante è non penalizzare il difensore che, per causa a lui non imputabile, non riesca a depositare nei termini il proprio atto telematico.

È la stessa legge, del resto, che lo prevede, laddove stabilisce [3] che il Presidente del tribunale o il giudice istruttore [4] possono autorizzare il deposito con modalità non telematiche quando i sistemi informatici del dominio giustizia non sono funzionanti e sussiste una indifferibile urgenza.

A chi va presentata l’istanza?

La legge stabilisce che l’istanza debba essere presentata al “Presidente del tribunale” o al “giudice” (inteso come giudice istruttore del procedimento pendente).

Secondo i primi commenti [5], l’autorizzazione del Presidente [3] sembra riferirsi solo all’indifferibile urgenza del deposito di un decreto ingiuntivo; in tutti gli altri casi si applica invece la diversa disposizione [4] che fa riferimento al giudice istruttore del singolo giudizio.

Ne consegue, dunque, che in tali circostanze, ossia in caso di deposito telematico di atti endoprocedimentali, il deposito cartaceo debba essere autorizzato dal giudice istruttore.

Che succede se il giudice non provvede tempestivamente a rispondere all’istanza?

Nel caso in cui il PCT non funzioni, le situazioni che potrebbero verificarsi sono due:

– o l’avvocato, a scadenza del termine già avvenuta, fa istanza al giudice per essere autorizzato al deposito cartaceo: e in tal caso di parlerà di rimessione nei termini;

– oppure l’avvocato presenta l’istanza prima che scadano i termini: se il giudice evade l’istanza prima della scadenza dei termini, allora si parlerà di deroga alla legge che impone il deposito telematico; diversamente si parlerà, anche in tale caso, di rimessione in termini, come avvenuto nella richiamata sentenza del Tribunale di Ivrea o retrodatando il deposito telematico come è avvenuto a Torino [6].

Proprio in quest’ultimo caso il presidente del Tribunale di Torino con un provvedimento di portata generale autorizzava il deposito cartaceo dei procedimenti di ingiunzione e invitava i singoli giudici istruttori ad autorizzare il medesimo deposito per gli atti endoprocessuali.

Quali sono i malfunzionamenti che consentono il deposito cartaceo?

Posto che il sistema del PCT si basa sia sul funzionamento della PEC che dell’infrastruttura ministeriale, non possiamo che accogliere una definizione piuttosto ampia di “malfunzionamento”.

In particolare bisogna ricomprendere i “guasti” all’infrastruttura di trasmissione degli atti, il malfunzionamento del gestore PEC ministeriale, il malfunzionamento dell’infrastruttura del singolo tribunale, ecc. Insomma: il riferimento è ad ogni singolo passaggio necessario per la formalizzazione del deposito telematico.

note

[1] Trib. Milano ord. 12.01.2015.

[2] Trib. Ivrea, sent. del 18.07.2014.

[3] Comma 4 dell’art. 16 bis d.l. n. 179/2012: “A decorrere dal 30 giugno 2014, per il procedimento davanti al tribunale di cui al libro IV, titolo I, capo I del codice di procedura civile, escluso il giudizio di opposizione, il deposito dei provvedimenti, degli atti di parte e dei documenti ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici. Il presidente del tribunale può autorizzare il deposito di cui al periodo precedente con modalità non telematiche quando i sistemi informatici del dominio giustizia non sono funzionanti e sussiste una indifferibile urgenza. Resta ferma l’applicazione della disposizione di cui al comma 1 al giudizio di opposizione al decreto d’ingiunzione”.

[4] Comma 8 dell’art. 16 bis d.l. n. 179/2012.

[5]  Nicola Gargano. Diritto e Giustizia, “PCT bloccato, in aiuto arriva il formato cartaceo”

[6] Trib. Torino ord. del 21.1.2015.

 

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Mi sembra che l’articolo sia liberamente ispirato ad un mio articolo su diritto e giustizia di cui allego il link.

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