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Conto corrente cointestato: le ultime sentenze

19 Settembre 2019
Conto corrente cointestato: le ultime sentenze

A chi spettano le somme depositate in banca: la prova contraria e i creditori di uno dei due; il rapporto tra marito e moglie.

Nel conto corrente bancario intestato a più persone [1], debiti e crediti si dividono in quote uguali solo se non risulti diversamente; pertanto, se uno dei due riesce a provare che il saldo attivo discende dal versamento di somme di sua pertinenza, l’altro non può, nel rapporto interno, avanzare diritti sul saldo medesimo.

Il medesimo principio trova applicazione in caso di deposito bancario di titoli in amministrazione cointestata [2].

Nel conto corrente (bancario e di deposito titoli) intestato a due (o più) persone, in mancanza di prova contraria, le somme depositate si presumono metà dell’uno e metà dell’altro titolare. Pertanto ciascun cointestatario, anche ha la facoltà di compiere operazioni disgiuntamente, non può disporre in proprio favore, senza il consenso espresso o tacito dell’altro, della somma depositata in misura eccedente la quota parte di sua spettanza (ossia oltre il 50%). Ciò riguarda sia il saldo finale del conto, sia l’intero svolgimento del rapporto, ossia prima della chiusura del conto [3].

Nel caso di conto corrente bancario cointestato ai due coniugi, si ha una presunzione di contitolarità di esso e, quindi, delle relative somme. Tuttavia in caso di prelievo di denaro dal conto, tale presunzione può essere superata anche con semplici “presunzioni”, come la consapevolezza del coniuge che la ingente somma presente in banca sia pervenuta in successione all’altro coniuge, oppure il fatto che sul conto stesso venga puntualmente versato l’altrui stipendio.

Pertanto, ove il saldo attivo del conto cointestato risulti discendere dal versamento di somme di pertinenza di uno soltanto dei contitolari si deve escludere che l’altro possa avanzare diritti sul saldo medesimo. E, a maggior ragione, non possono accampare alcun diritto i creditori di quest’ultimo.

Se l’intestatario di un conto corrente bancario (o di un dossier titoli) ne dispone la cointestazione ad altri soggetti, costoro sono legittimati a effettuare operazioni da imputare a quel conto o a quel dossier, ma non divengono proprietari del denaro contabilizzato nel conto corrente (o, meglio, non divengono contitolari del credito spettante al correntista verso la banca) né divengono proprietari degli strumenti finanziari che sono contabilizzati nel dossier.

Corte di Cassazione, sezione III, ordinanza 3 settembre 2019, n. 21963

La cointestazione di una cassetta di sicurezza o di un conto corrente bancario autorizza ciascuno degli intestatari, rispettivamente, all’apertura della cassetta e al relativo prelievo, ovvero al compimento di tutte le operazioni consentite sul conto, ma non attribuisce al medesimo cointestatario, che sia consapevole dell’appartenenza ad altri degli oggetti custoditi o delle somme risultanti a credito, il potere di disporne come proprietario.

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 30 maggio 2013, n. 13614

La cointestazione di un conto corrente, attribuendo agli intestatari la qualità di creditori o debitori solidali dei saldi di conto (art. 1854 cod. civ.) sia nei confronti dei terzi, sia nei rapporti interni, fa presumere la contitolarità dell’oggetto del contratto, salva la prova contraria a carico della parte che deduca una situazione giuridica diversa da quella risultante dalla cointestazione stessa.

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 8 settembre 2006 n. 19305


note

[1] I rapporti interni tra correntisti, anche aventi facoltà di compiere operazioni disgiuntamente, sono regolati non dall’art. 1854 cod. civ., riguardante i rapporti con la banca, bensì dal comma 2 dell’art. 1298 cod. civ.

[2] Trib Bari sent. n. 2152 del 2.05.2014.

[3] Cass. sent. n. 26991 del 2.12.2013.


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