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Lo sai che? Accertamento fiscale a chi dichiara troppo poco per mantenere l’immobile

Lo sai che? Pubblicato il 2 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 marzo 2015

Redditometro: se il reddito dichiarato è troppo basso bisogna dare la prova che il contribuente riceve proventi da altri membri della famiglia.

Come può mantenere una casa il contribuente che dichiara poche centinaia di euro al fisco? Una domanda che, evidentemente, in pochi si fanno visto che, non raramente, in casi come questo, scattano gli accertamenti fiscali. Difatti, grazie al redditometro, l’Agenzia delle Entrate è in grado di incrociare i dati derivanti dalla dichiarazione dei redditi del contribuente e i beni di cui egli è titolare o le spese (oltre un certo valore) da questi poste in essere. Ebbene, se il primo dato risulta incompatibile coi secondi, sicché il tenore di vita appare ingiustificato per il livello di ricchezza dichiarata, è facile che scatti un accertamento fiscale (l’amministrazione finanziaria ha, comunque, promesso di tenere in considerazione solo gli scostamenti superiori al 20%).

Al di là se l’immobile è intestato ai genitori del contribuente o ad altro soggetto, quando le utenze (bollette della luce, del gas, del telefono) sono intestate a quest’ultimo ed è questi che paga il condominio e le spese di ristrutturazione, ma anche acquista i mobili e fa fronte alle spese di manutenzione, allora è chiaro che il reddito dichiarato deve poter essere “compatibile” con le maggiori uscite. A meno che, ovviamente, non si dia prova di aver ricevuto contributi dai propri familiari. Ma per dimostrare ciò è fondamentale la tracciabilità dei pagamenti (per come abbiamo spiegato in “Prestito tra familiari: contro l’accertamento dell’Agenzia Entrate, la scrittura da firmare”).

Di recente è intervenuta una sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Roma [1] secondo cui è legittimo l’accertamento a carico di chi, pur dichiarando un reddito molto basso, mantiene un immobile. Non ha nessun peso che la proprietà appartenga ai genitori.

Nel caso di specie, i giudici hanno rigettato il ricorso di un uomo che manteneva un immobile di proprietà dei genitori, pur dichiarando solo 16 mila euro all’anno. Per l’uomo è stato inutile affermare che la casa era mantenuta con i redditi dei familiari, non essere riuscito a dare compiuta dimostrazione di ciò.

In sentenza si legge che, per quanto riguarda il possesso e la manutenzione di beni mobili e immobili, la Corte di Cassazione [2] ha ribadito il principio in base al quale questi elementi consentono una presunzione di “capacità contributiva[3].

C’è una via d’uscita? Certo, ed è quanto abbiamo affermato sopra. Quando il giudice accerti l’esistenza di una maggiore capacità contributiva è tenuto comunque a verificare se le maggiori somme di cui il contribuente ha la disponibilità gli derivano da elementi non riconducibili a un reddito, quali, per esempio, vincite al gioco o donazioni da parte dei familiari. Ma è ovvio che tali aspetti andranno documentati in modo molto attento, poiché l’Agenzia delle Entrate non si accontenta di semplici indizi o di pure dichiarazioni di testimoni.

note

[1] CTP Roma, sent. n. 2991 dell’11.02.2015.

[2] Cass. sent. n. 14367/2007.

[3] Da qualificare legale ai sensi dell’articolo 2728 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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