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Agevolazione IRPEF per gli interventi di recupero edilizio: quando usufruirne

2 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 marzo 2015



Guida completa per spese destinate al recupero del patrimonio edilizio: familiari, convivenza, imprenditore, locazione, comodato, decesso.

In base all’attuale legge [1], la fruizione delle detrazioni IRPEF per interventi di recupero edilizio sono subordinate all’avere effettivamente sostenuto, da parte del soggetto che usufruirà dell’agevolazione, le spese per il recupero del patrimonio edilizio esistente.

Ulteriore presupposto per l’utilizzo del provvedimento agevolativo è la sussistenza, tra il contribuente e l’immobile su cui è stato eseguito l’intervento di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, recupero, ristrutturazione edilizia o restauro conservativo, di un legame consistente nel possesso o nella detenzione.

Tale impostazione trova chiara conferma nella lettura della Relazione tecnica al Decreto Legge del 2011 che si occupa di disciplinare tale materia [2] secondo cui “la detrazione, pertanto, spetta ai contribuenti assoggettati all’imposta sul reddito delle persone fisiche, residenti o meno sul territorio dello Stato, che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile sul quale sono stati effettuati gli interventi (…) la detrazione spetta, tra l’altro, non solo al proprietario o al nudo proprietario dell’immobile ma anche al titolare di un diritto reale sullo stesso (uso, usufrutto, abitazione), nonché all’inquilino o al comodatario”.

 

In particolare, quindi, per le spese che sono state sostenute per la realizzazione di interventi di recupero, potranno fruire della detrazione ai fini IRPEF:

– il proprietario o il nudo proprietario dell’abitazione;

– il titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, abitazione ed uso);

– il comodatario;

– il titolare di un contratto di locazione;

– i soci della cooperativa a proprietà divisa o indivisa;

– gli imprenditori individuali in riferimento a beni diversi da quelli strumentali e merce;

– i soci di società semplice, o in nome collettivo, o in accomandita semplice (sempre con riferimento a immobili diversi da quelli strumentali e merce);

– il promissario acquirente, a condizione che sia stato immesso nel possesso e che si provveda alla registrazione del contratto preliminare di acquisto;

– chi esegue i lavori in economia (limitatamente alle spese per i materiali effettivamente sostenute);

– i familiari conviventi del possessore intestatario dell’immobile.

Per familiare [3] si intendono il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado.

Al fine di dimostrare l’esistenza della situazione di convivenza, non viene richiesta l’esistenza di un contratto di comodato registrato.

In caso di richiesta da parte degli Uffici dell’Agenzia delle Entrate, nell’esercizio della propria specifica attività di verifica, occorre tuttavia trasmettere la relativa documentazione comprovante lo stato di convivenza, quale ad esempio una dichiarazione sostitutiva di atto notorio [4].

Nello stesso ambito, l’Agenzia delle Entrate [5] ha, inoltre, ritenuto di precisare che non è necessario che l’abitazione nella quale convivono il familiare ed l’intestatario dell’immobile costituisca per entrambi l’abitazione principale, mentre è indispensabile che i lavori agevolati siano stati effettuati su una delle abitazioni nelle quali si concretizza il rapporto di convivenza.

In riferimento alla valutazione del rapporto di convivenza esistente fra due soggetti non coniugati relativamente alla fruibilità della detrazione in commento, la Corte di Cassazione [6] ha equiparato la posizione del convivente a quella propria del coniuge convivente.

Una situazione anomala affrontata dall’Agenzia riguarda i lavori di recupero edilizio effettuati su un immobile assegnato ad uno dei due coniugi dalla sentenza di divorzio, sul quale l’assegnatario esegue lavori di ristrutturazione, pur non essendone il proprietario. In tal caso [7] tra i beneficiari della detrazione può rientrare anche il coniuge assegnatario che sostiene le spese edilizie su un immobile (di proprietà dell’altro coniuge) in precedenza assegnatogli a seguito di sentenza di separazione.

Facendo riferimento alla posizioni dell’imprenditore individuale e delle società di persone, si ricorda che la fruizione dell’agevolazione in commento riguarda i lavori che sono stati eseguiti su immobili residenziali posseduti o detenuti, a condizione che non si tratti di immobili strumentali per l’esercizio dell’impresa (es. l’appartamento di civile abitazione utilizzato come ufficio aziendale) o di immobili merce.

Facendo riferimento ai contratti di locazione o di comodato, si ricorda che la cessazione della locazione o comodato non fa venire meno il diritto alla detrazione in capo all’inquilino o al comodatario che ha eseguito gli interventi agevolati, il quale continuerà, quindi, a fruirne anche nei periodi d’imposta successivi al termine della detenzione dell’immobile [8].

Nel caso, invece, di decesso dell’avente diritto alla detrazione IRPEF [9] il beneficio fiscale si trasmette, per le quote non detratte dal defunto, esclusivamente all’erede che conserva la materiale e diretta detenzione del bene.

note

[1] Art. 16-bis TUIR (DPR. n. 917/1986).

[2] D.L. n. 201/2011, convertito con modificazioni dalla Legge 22 dicembre 2011, n. 214.

[3] Ai sensi dell’art. 5, comma 5, del TUIR (DPR n. 917/1986).

[4] Ai sensi dell’art. 47 DPR 28 dicembre 2000 n. 445 e s.m.i.

[5] Si veda in proposito la Circolare Ministeriale n. 24/E/2004, la Risoluzione Ministeriale n. 136/E/2002 e la Risoluzione Ministeriale n. 184/E/2002.

[6] Cass. sent. n. 26543/2008.

[7] Come stabilito nella C.M. n. 13/E/2013.

[8] C.M. n. 57/E/1998.

[9] Risultano essere applicabili le disposizioni contenute nell’articolo 2, comma 5, della Legge n. 289/2002 e le precisazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate nella C.M. n.15/E/2003.

Autore immagine: 123rf com

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