Donna e famiglia Lecito per una donna allattare in pubblico?

Donna e famiglia Pubblicato il 2 marzo 2015

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Non esistono nel nostro Paese norme che vietino l’allattamento in pubblico; ciononostante si tratta di una pratica spesso vista come un tabù: sono auspicabili buone prassi tese a incoraggiare l’allattamento al seno, invece raccomandato dalla legge nell’esclusivo interesse del bambino.

Non tutti gli atti, solo per il fatto di essere naturali, si possono lecitamente compiere in pubblico. Nessuno si sognerebbe di espletare le proprie funzioni fisiologiche mentre cammina per strada o fare l’amore al ristorante dopo una romantica cena, se non a rischio (assai probabile) di essere arrestato per atti osceni in luogo pubblico.

Ci chiediamo, allora, se questo possa dirsi anche per una mamma che scopre il seno per allattare il proprio bambino. Un gesto dolcissimo, quanto mai naturale e, senza ombra di dubbio, un gesto di amore.

Ma può essere questo un motivo sufficiente per poterlo compiere sotto gli occhi di tutti senza conseguenze giuridiche?

I tabù

La domanda non è poi così scontata. Accade a volte di sentir parlare di episodi in cui viene chiesto alle mamme che allattano in luoghi pubblici di appartarsi in zone più riservate.

Tanto per fare degli esempi emblematici, citiamo il caso di una docente bacchettata dall’American University per aver allattato la figlioletta dinanzi ai propri studenti: la donna, che quel giorno era stata costretta a portare la piccola a lezione, ha dichiarato (con un’espressione ritenuta “poco professionale” dall’Università): «ho dovuto scegliere tra sacrificare la mia vita professionale o farmi strada a fatica sul lavoro».

Altro ancora, il recente caso di una donna ospite di un hotel londinese invitata da un cameriere a coprire il proprio bambino con un grande tovagliolo in quanto la condotta violava, a dire dell’uomo, il regolamento della direzione. Episodio che ha suscitato scalpore e a seguito del quale un gruppo di donne ha organizzato per protesta un allattamento in massa davanti all’albergo.

Insomma, è innegabile che l’allattamento al seno in pubblico desti ancora in molte persone imbarazzo e scandalo e sia tutt’altro che incoraggiato.

In Danimarca, ad esempio, è ammesso il divieto di allattamento in pubblico da parte dei ristoratori, sulla base della considerazione che in tali casi occorre tutelare quegli avventori che potrebbero sentirsi disturbati alla vista di un simile gesto.

Le cose non migliorano di molto negli Stati Uniti, dove la pratica dell’allattamento è ammessa a macchia d’olio, nell’ambito comunque di un generale atteggiamento di intolleranza, al punto che alcuni Stati hanno dovuto emanare delle specifiche leggi ad hoc per consentirla.

In Inghilterra, solo nel 2010 una legge [1] ha dichiarato legittimo l’allattamento in pubblico.

In Italia non esiste alcuna legge che proibisce l’allattamento in pubblico; ciò non toglie che esso non è consentito in ogni luogo o circostanza: si pensi, ad esempio, che in Parlamento non è permesso alle nostre deputate e senatrici – a differenza di quanto avviene per le colleghe di Strasburgo – l’allattamento quando sono in aula. E, in ogni caso, a dirla tutta, esiste un generale atteggiamento sociale che non favorisce questa pratica.

Ma qui non si tratta di un problema dei soli adulti, bensì prima di tutto di un bisogno di tutela dei bambini stessi.

In più occasioni, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), si è espressa nel senso di favorire l’allattamento esclusivo al seno almeno per i primi sei mesi di vita del bambino; ciò in quanto è scientificamente provato che i bambini allattati al seno si ammalano di meno.

Un orientamento espresso da numerose norme nazionali e internazionali cui ha aderito anche il nostro Paese.

Cosa prevede la legge

Segnaliamo qui di seguito le molte disposizioni volte a favorire l’allattamento al seno da parte delle neomamme:

– la Raccomandazione Oms ai servizi sanitari dei paesi membri, affinché gli operatori sanitari siano aggiornati, e le donne informate, sui vantaggi dell’allattamento al seno e su come favorirlo e mantenerlo [2];

– la Direttiva Oms che vieta la pubblicità o promozione al pubblico di preparati per lattanti ed altri sostituti del latte materno, nonché di biberon e tettarelle; l’obbligo delle etichette di contenere avvertenze sui rischi dell’uso di preparati sostituitivi del latte materno; il divieto di distribuzione alle madri di campioni gratuiti, direttamente o tramite operatori sanitari [3];

– la Raccomandazione Oms tesa a promuovere immediatamente l’allattamento al seno, anche prima di lasciare la sala parto [4];

– la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia che stabilisce che “Gli Stati […] in particolare adottano ogni adeguato provvedimento per fare in modo che tutti i gruppi della società, in particolare i genitori e i minori, ricevano informazioni sulla salute e sulla nutrizione del minore, sui vantaggi dell’allattamento al seno, sull’igiene e sulla salubrità dell’ambiente e sulla prevenzione degli incidenti e beneficino di un aiuto che consenta loro di mettere in pratica tali informazioni” [5];

– la Dichiarazione degli Innocenti che impegna tutti gli stati firmatari (fra cui l’Italia) ad adoperarsi per mettere tutte le donne in grado di attuare l’allattamento materno esclusivo almeno fino ai 6 mesi di vita del bambino: in essa si legge, inoltre, che i bambini dovrebbero continuare ad essere allattati al seno, ricevendo allo stesso tempo alimenti complementari adeguati, fino oltre i due anni di età [6];

– la campagna globale “Ospedali amici dei bambini” (cui ha aderito anche l’Italia) rivolta a creare negli ospedali le condizioni ottimali al successo dell’allattamento al seno. [7]. Tra i punti salienti dell’iniziativa quella di: definire e fare conoscere ai sanitari una linea di condotta per l’allattamento al seno; informare le future mamme sui vantaggi e le tecniche dell’allattamento al seno, aiutandole da subito ad allattare; non somministrare ai bebè (salvo necessità) alimenti diversi dal latte materno; sistemare il neonato nella stessa stanza della mamma durante la permanenza in ospedale; incoraggiare l’allattamento al seno tutte le volte che il neonato sollecita di essere allattato; non usare tettarelle o succhiotti durante il periodo dell’allattamento al seno; favorire la creazione di gruppi di sostegno alla pratica dell’allattamento al seno, in modo che le madri vi si possano rivolgere dopo la dimissione dall’ospedale;

– la Direttiva Cee che vieta la pubblicità ed altre forme di promozione al pubblico di prodotti alimentari per neonati e di latti di proseguimento: le etichette di questi prodotti non devono idealizzare l’allattamento artificiale, anzi devono esplicitamente attestare la superiorità di quello materno [8];

 

– il Decreto del Ministero della Sanità sui prodotti alimentari per lattanti in linea con la predetta direttiva [9];

 

– la normativa in tema di congedi per l’allattamento [10] spettanti alla madre lavoratrice dipendente (o, in taluni casi, al padre lavoratore) durante il primo anno di vita del bambino e che consistono in 2 riposi retribuiti giornalieri di un’ora ciascuno.

La prassi

Tale normativa che sottolinea l’assoluta importanza dell’allattamento al seno contrasta, tuttavia, con un generale atteggiamento sociale che tende, invece, a scoraggiare tale pratica. Basti considerare che le statistiche dimostrano che, già dopo i 3 mesi di vita del neonato, il numero di mamme che allattano si riduce a quasi la metà e si abbassa fortemente (al 6,5 per cento) dopo i sei mesi dal parto.

Infatti, spesso la donna – specie quella che lavora – per la necessità pratiche dettate dai problemi della gestione di tempi e luoghi in cui allattare il proprio bambino e dagli ostacoli che spesso si frappongono a tale pratica, preferisce che il piccolo si nutra da un biberon e anche, a volte, per mano di altri soggetti (i nonni, un tata, ecc.).

È difficile, infatti, predeterminare la quantità e i tempi delle poppate, così come poter prevedere il momento in cui il bambino mostrerà di aver fame, sicché dinanzi all’alternativa dei molteplici problemi pratici legati al necessario allattamento in luoghi pubblici, molte donne – piuttosto che scegliere di rimanere in casa fino allo svezzamento del piccolo – preferiscono abbandonarsi alla scelta dei rimedi alternativi.

Le mamme, quindi, dovrebbero essere messe condizione di poter allattare in qualsiasi luogo, senza subire restrizioni sociali di alcun tipo.

Ma in che modo?

Le proposte per favorire l’allattamento al seno

L’Unicef da tempo promuove la realizzazione di specifiche aree dedicate all’allattamento. Esperimento condotto con successo a Milano (ma seguito anche in molte altre città d’Italia) tramite la creazione di Baby Pit Stop, luoghi deputati a mettere le mamme in condizione di andare ovunque e di allattare i propri bambini quando lo richiedono. Si tratta di ambienti creati sia all’interno di strutture infantili (ospedali, consultori, nidi) o anche negli esercizi commerciali maggiormente frequentati (come ad esempio i supermercati). Un logo esterno indica la presenza di questi ambienti attrezzati dove poter cambiare il pannolino e “fare il pieno” di latte (v. immagine in copertina).

Si segnala, poi l’iniziativa del Comitato per le pari opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Bari che ha sollecitato e ottenuto la individuazione di ambienti idonei a consentire l’allattamento per le mamme che frequentano le aule di giustizia: così nel 2007 sono state realizzate le stanze di allattamento presso la sede del Tar e gli uffici del giudice di Pace.

Allattamento: di necessità si fa virtù

In ogni caso, in mancanza di specifiche e idonee strutture è bene che ogni mamma non dimentichi che quello di allattare in pubblico è, per prima cosa, un diritto suo e del suo bambino e che il senso di pudore o di riservatezza così come il rischio di possibili sguardi imbarazzati non deve costringere a rinchiudersi nelle quattro mura domestiche.

Il consiglio è allora quello di prendere dei piccoli accorgimenti in modo da allattare in modo più discreto e anche pratico con minori disagi o difficoltà di sorta:

cercare un luogo più tranquillo dove appartarsi, ciò al primario scopo di offrire al piccolo un luogo il più possibile lontano da confusione, chiasso e sguardi indiscreti (ad esempio, in un parco una panchina più distante dal passeggio e dai giochi);

– indossare abbigliamento comodo che permetta di allattare il bambino senza troppe scomodità e senza doversi scoprire troppo: ad esempio una camicia larga, una maglia che si sollevi facilmente, reggiseni specifici per l’allattamento facili da sbottonare.

Ricordiamo, inoltre, alle lettrici mamme che, nella neonata sezione “Donna” del nostro portale, è possibile ottenere una consulenza gratuita da esperti in tema di allattamento al seno e non solo (per accedere all’area donna clicca qui).

Ci piace concludere questo articolo ricordando le parole di papa Francesco che, in occasione delle messe celebrate nel corso del suo pontificato, ha invitato le mamme a sfamare in chiesa i piccoli battezzandi. Ascoltando i vagiti dei neonati, il Papa, nel ringraziare Dio per il dono del latte, ha detto: «il coro più bello è questo dei bambini… Se i vostri bambini piangono perché hanno fame … potete dare loro il latte, anche adesso».

Uno smacco ai tanti tabù sociali da parte del Pontefice, il quale in quelle occasioni ha fatto della Cappella Sistina un pit stop di eccellenza.

Siamo certi che tutte le mamme presenti avranno saputo rispettare la sacralità del luogo allattando i propri bebè con la discrezione che conviene al caso.

note

[1] L’Equality Act 2010.

[2] Raccomandazione OMS-UNICEF del 1979 finalizzata a “favorire e sostenere l’allattamento al seno”.

[3] Direttiva OMS del 1981 :”Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno”.

[4] Raccomandazione OMS del 1985, “Tecnologia appropriata per la nascita”.

[5] Art. 24 n.2 Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia del 20 Novembre 1989.

[6] “Dichiarazione degli Innocenti” OMS-UNICEF del 1990.

[7] “Ospedali Amici dei Bambini” OMS – UNICEF del 1991.

[8] CEE, Direttiva 321 del 14/4 /91) “Commercializzazione alimenti per lattanti e alimenti di proseguimento”.

[9] 6 aprile 1994: Decreto Ministeriale n.500 emanato dal Ministro della Sanità, di concerto con il Ministro dell’Industria, commercio e Artigianato.

[10] D.Lgs. 18/07/2011, n. 119 e D.Lgs. 26/03/2001, n. 151 – Artt. 39-46 intitolato “Riposi giornalieri alla madre”.


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