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Mantenimento: prima al figlio e poi, eventualmente, all’ex coniuge

2 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 marzo 2015



Genitori separati: chi convive con il ragazzo può chiedere il pagamento dell’assegno solo se non lo chiede il figlio.

In caso di separazione a chi va versato l’assegno per il mantenimento dei figlio maggiorenne? Prima ai figli stessi e poi, in caso questi ultimi non lo richiedano, al genitore affidatario (ossia a colui che vi convive).

A chiarirlo è stato il Tribunale di Caltanissetta con una recente ordinanza [1].

La questione sulla legittimazione su a chi spettasse il diritto di esigere il contributo mensile ha, in passato, diviso numerosi tribunali. Esisteva, infatti, un filone di giurisprudenza che riteneva sussistesse una “concorrenza concorrente” di entrambi i soggetti, ossia sia da parte del figlio maggiorenne non autosufficiente, sia da parte del genitore affidatario e con lui convivente [2].

Il Tribunale siciliano, però, aderisce al secondo orientamento, quello secondo cui, in prima battuta, deve essere sempre il figlio a rivolgere la pretesa. Infatti – si legge nel provvedimento in commento – in base all’attuale la legge [3], il mantenimento per i figli maggiorenni non economicamente autosufficienti va versato innanzitutto, ed in via diretta, all’avente diritto, salvo diversa decisione del giudice. Il genitore convivente con il ragazzo ha sì diritto a chiedere tale assegno, ma solo se il figlio rimane inerte.

Tanto, ovviamente, vale sì nel caso di richiesta stragiudiziale, ma ancor di più per intraprendere la causa in tribunale. In questi casi, la legge parla di “legittimazione attiva all’azione”: si tratta della capacità di stare in giudizio e richiedere, al giudice, l’emissione del provvedimento di condanna. Se, dunque, il figlio non vuol far causa al genitore, la potrà avviare colui (o colei) con cui questi convive (perché cointeressato alle somme, servendogli, difatti, per la crescita della prole).

note

[1] Trib. Caltanissetta ord. del 4.02.2015.

[2] Cass. sent. n. 9067/2002.

[3] La legge 54/2006 ha introdotto nel Codice civile l’art.155-quinquies (poi trasfuso nell’art. 337-septies dal Dlgs 154/2013).

Autore immagine: 123rf com

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