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Gratuito patrocinio: non basta la difficoltà economica

3 Marzo 2015
Gratuito patrocinio: non basta la difficoltà economica

Infedeltà dichiarativa: la difficoltà dei calcoli non può essere una scusante.

La possibilità di richiedere il gratuito patrocinio, con pagamento dell’avvocato a carico dello Stato, è vincolata al possesso di determinati requisiti stabiliti dalla legge; pertanto non è sufficiente la giustificazione che il richiedente sia “provato da vicissitudini familiari” e che stia attraversando un momento economico non favorevole.

Il chiarimento viene da una recente sentenza della Cassazione [1].

Secondo la Corte, chi autocertifica il possesso dei requisiti per il gratuito patrocinio, pur non avendone diritto, non può essere giustificato neanche se sta attraversando una situazione di conclamata e obiettiva difficoltà economica; non rileva neanche il fatto che si tratti di persona di “non eccessiva cultura”, con conseguente difficoltà, per questi, a eseguire i calcoli sul reddito, calcoli ritenuti eccessivamente complessi per un “non tecnico”.

In tali casi scatta il reato di infedeltà dichiarativa, passibile di sanzione penale [2].

Non c’è bisogno di un grosso scostamento tra la situazione reale e quella dichiarata al giudice per far scattare il reato. Difatti, come chiarito dalla Cassazione di recente [3], in tema di false indicazioni o omissioni (anche parziali) dei dati riportati nella dichiarazione sostitutiva di certificazione per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, poiché tale reato è di pericolo, esso va punito non in base alla divergenza tra il dato reale e quello dichiarato bensì alla luce della idoneità della falsità o dell’omissione (e pertanto dell’intera condotta) ad indurre in errore il magistrato prima di decidere in merito all’istanza. Il che, in parole povere, significa che anche un piccolo scostamento, se celato nell’istanza, è sufficiente a far scattare il penale.

Sintetizzando, è possibile accedere al gratuito patrocinio a condizione che si abbia un reddito non superiore a 11.369 euro (dato aggiornato al mese di marzo 2015). Fa fede l’ultima dichiarazione Irpef. Non rilevano le altre situazioni di fatto, anche se lo scostamento tra il dato dichiarato e quello effettivo è lieve.

note

[1] Cass. sent. n. 5990/2015.

[2] Art. 95 Dpr 115/2002 con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 309,87 a euro 1.549,37. La pena è aumentata se dal fatto consegue l’ottenimento o il mantenimento dell’ammissione al patrocinio.

[3] Cass. sent. n. 19287/2014.

Autore immagine: 123rf com


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