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Pignoramento pensione e minimo vitale: le sentenze

3 marzo 2015


Pignoramento pensione e minimo vitale: le sentenze

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 marzo 2015



Il giudice dell’esecuzione, in considerazione degli elementi concreti, ben può stabilire una quota di pensione impignorabile superiore all’ammontare del trattamento minimo indicato dall’ente erogatore.

Toccatemi tutto ma non la pensione”. Parafrasando lo spot di una nota marca si potrebbe commentare così l’orientamento dei giudici secondo cui la pensione può ben essere pignorata dal creditore nei limiti, comunque, di un quinto, purché non scenda mai al disotto di un limite essenziale a garantire al debitore la sopravvivenza. Questo limite viene definito “minimo vitale” e sta, appunto, a significare che, oltre tale soglia, al debitore mancherebbero i mezzi essenziali per mantenersi. E dunque, va bene la tutela del credito, ma ci sono diritti costituzionali, come la sopravvivenza, che vengono prima del denaro.

Senonché, nessuna norma di legge è mai intervenuta a definire “quale” sia il minimo vitale. E, allora, a colmare la lacuna hanno provveduto una serie di sentenze che riportiamo qui sotto.

In assenza di parametri normativi specifici ed analitici idonei a consentire la determinazione del cosiddetto minimo vitale, è il giudice dell’esecuzione, in base al caso concreto, a dover individuare l’importo maggiormente adeguato a soddisfare la detta esigenza di assicurare al pensionato adeguati mezzi di vita [1]. Il magistrato, in questo, non deve necessariamente fare riferimento all’importo di trattamento minimo di pensione indicato dallo stesso ente erogatore.

Il giudice dell’esecuzione, infatti, chiamato a stabilire l’entità del minimo vitale, è libero, in considerazione degli elementi del caso, di individuare un “importo più adeguato a soddisfare la detta esigenza di assicurare al pensionato adeguati mezzi di vita”.

Una ormai famosa sentenza della Corte Costituzionale [2] ha cancellato l’impignorabilità assoluta dei trattamenti pensionistici a carico dello Stato, consentendola solo più in forma parziale. A seguito dell’intervento di tale pronuncia, dunque, si consente il pignoramento della parte residua di pensione nei soli limiti del quinto.

La Cassazione ha poi fornito importanti precisazioni sull’entità di pensione necessaria per assicurare i mezzi adeguati alle esigenze di vita. Essa, in difetto di interventi del legislatore al riguardo, “è rimessa alla valutazione del giudice dell’esecuzione [3].

In pratica, è totalmente impignorabile (con le eccezioni previste dalla legge per i crediti qualificati) la parte della pensione, assegno o indennità necessaria per assicurare al pensionato i mezzi adeguati alle esigenze di vita (“minimo vitale“), mentre è pignorabile nei soli limiti del quinto la parte residua.

A quanto ammonta il minimo vitale?

Nei fatti, oggi la giurisprudenza individua la misura del minimo vitale in euro 525,89 al mese, importo considerato necessario alla sopravvivenza dell’individuo.


note

[1] Cass. sent. n. 18225 del 26.08.2014.

[2] C. Cost. sent. n. 506/2002.

[3] Cass. sent. n. 18755 del 7.08.2013.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Se il pensionato pignorato ha un nucleo familiare composto da 4 minori suoi figli e la loro mamma disoccupata, potrebbe il giudice aumentare il suo minimo vitale visto che paga un affitto e tutte le spese essendo l’unico che produce un reddito.
    Cordiali saluti,
    Marco Ravasi

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