Diritto e Fisco | Articoli

Separazione: come sottrarre alla moglie la casa dei genitori

4 marzo 2015


Separazione: come sottrarre alla moglie la casa dei genitori

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 marzo 2015



Il coniuge affidatario dei figli minori, o maggiorenni non autosufficienti, assegnatario della casa familiare, può opporre al comodante, che chieda il rilascio dell’immobile, l’esistenza della sentenza di assegnazione del giudice, pronunciata in un giudizio di separazione o divorzio, solo se il contratto di comodato abbia previsto la destinazione del bene a casa familiare.

Con la separazione, il coniuge a cui vengono affidati, in convivenza, i figli ottiene, dal giudice, anche l’assegnazione della casa familiare. Ma che succede se questa è di proprietà dei genitori dell’altro coniuge (quello, cioè, che ha dovuto fare le valige), i quali, a suo tempo, l’avevano prestata alla coppia in vista del matrimonio e della futura convivenza?

Per poterla “riscattare” è necessario che questi ultimi dimostrino che l’immobile non era stato dato, in prestito, alla coppia (ossia, a titolo di comodato) affinché questa lo utilizzasse come casa familiare. Dovrebbero, al contrario, dare prova che non era stato stabilito alcuno scopo per il godimento del bene, ma che il comodato era stato concesso solo per i primi tempi del matrimonio, in attesa che i coniugi trovassero un più stabile tetto dove andare vivere. Insomma, un prestito “precario” e provvisorio.

Viceversa, se risulta che lo scopo del comodato era quella di garantire alla coppia una stabile casa familiare, in tal caso, la destinazione impressa all’immobile e rivolta specificamente alla costituzione di un “nido” ove vivere e crescere, rimane anche dopo la separazione: risultato, il giudice terrà conto di ciò e potrà far continuare a vivere il genitore affidatario della prole nella casa familiare.

È quindi opportuno che i genitori del coniuge che prestano a quest’ultimo l’immobile redigano una scrittura privata, preferibilmente con data certa, ove specifichino le finalità del comodato, chiarendo che lo stesso non viene concesso a titolo di casa familiare, ma di collocazione provvisoria in attesa di una più stabile dimora.

I predetti chiarimenti sono stati offerti dalla stessa Cassazione con una recente sentenza [1].

Secondo la Corte, il coniuge affidatario della prole minorenne, o maggiorenne non autosufficiente, a cui il giudice abbia assegnato la casa familiare, può opporre al comodante (i genitori dell’altro coniuge), che chieda il rilascio dell’immobile, l’esistenza del provvedimento di assegnazione del tribunale, pronunciato in un giudizio di separazione o divorzio, solo se tra il comodante e almeno uno dei coniugi il contratto in precedenza insorto abbia contemplato la destinazione del bene a casa familiare [2].

Il giudice che decide sulla separazione o sul divorzio dei coniugi, infatti, non ha il potere di modificare né la natura, né il contenuto del titolo di godimento dell’immobile già concesso in comodato dai genitori di uno dei coniugi. Pertanto, se la destinazione dell’immobile non era rivolta a garantire, a tempo indeterminato, una casa familiare, ma solo un godimento caratterizzato dalla provvisorietà e dall’incertezza (elementi tipici del comodato cosiddetto “precario”), è legittima la cessazione immediata del rapporto su iniziativa del comodante [3].

La Cassazione ha affrontato anche il tema delle spese di manutenzione dell’immobile concesso in comodato dai genitori di uno dei due coniugi. Il comodatario che, al fine di utilizzare la cosa, debba affrontare spese di manutenzione può liberamente scegliere se provvedervi o meno, ma, se decide di affrontarle, lo fa nel suo esclusivo interesse e non può, conseguentemente, pretenderne il rimborso dal comodante. Ne consegue che, se un genitore concede un immobile in comodato per l’abitazione della costituenda famiglia, egli non è obbligato al rimborso delle spese, non necessarie né urgenti, sostenute da uno dei coniugi comodatari durante la convivenza familiare per la migliore sistemazione dell’abitazione coniugale [4].

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 20448 del 29.09.2014.

[2] Ne consegue che, in tale evenienza, il rapporto, riconducibile al tipo regolato dagli artt. 1803 e 1809 cod. civ. , sorge per un uso determinato ed ha – in assenza di una espressa indicazione della scadenza – una durata determinabile “per relationem”, con applicazione delle regole che disciplinano la destinazione della casa familiare, indipendentemente, dunque, dall’insorgere di una crisi coniugale, ed è destinato a persistere o a venir meno con la sopravvivenza o il dissolversi delle necessità familiari (nella specie, relative a figli minori) che avevano legittimato l’assegnazione dell’immobile.

[3] Cass. sent. n. 16769/2012.

[4] Cass. sent. n. 1216/2012.

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI