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Lo sai che? Appello: i motivi devono essere specificamente indicati

Lo sai che? Pubblicato il 4 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 marzo 2015

L’impugnazione deve investire tutte le ragioni alla base della soccombenza.

Non basta richiedere, nell’atto di appello, la “riforma integrale” della sentenza di primo grado, ma è necessario censurare ogni singolo punto di essa. È questo l’importante chiarimento uscito, pochi giorni fa, dalle aule della Cassazione [1].

Secondo la Corte, non sono ammesse deroghe al principio di “specificità dei motivi di appello”: sicché l’avvocato non può essere generico nelle censure (mosse alla pronuncia oggetto di impugnazione) e nelle conseguenti richieste presentate al giudice di secondo grado; al contrario, egli deve sempre indicare, capo per capo, i singoli punti della sentenza di cui chiede la riforma. Del resto, se il giudice di appello si pronunciasse su questioni non espressamente indicate dall’appellante, si violerebbe il principio di “corrispondenza tra chiesto e giudicato”.

Premesso che oggetto di impugnazione possono essere solo le ragioni della sentenza di primo grado capaci di giustificare, da sole, la decisione impugnata, è solo con l’atto di appello che la parte soccombente può censurare i singoli capi: non può, quindi, rinviare tale attività a una fase successiva del giudizio di secondo grado, anche se, nell’atto introduttivo, ha genericamente richiesto la “riforma integrale” della sentenza.

Quando – si legge nella decisione in commento – la sentenza di primo grado decide sulla domanda in base ad una pluralità di autonome ragioni, ciascuna di per sé sufficiente a giustificare la decisione, l’appellante deve censurare ciascuna delle ragioni poste alla base della decisione. Il giudice di appello, infatti, non può estendere il proprio esame a punti non compresi, neppure per implicito, nell’atto di appello, anche se questo ha fatto genericamente riferimento alla “riforma integrale della sentenza”. Diversamente, si avrebbe una violazione del principio della “corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato”. L’unica eccezione a tale principio è quando due o più questioni su cui si è basata la sentenza impugnata siano tra loro in rapporto di pregiudizialità logica o giuridica: in tal caso, la specifica impugnazione della questione pregiudicante comporta anche la contestazione della questione pregiudicata.

note

[1] Cass. sent. n. 4259/2015.

Autore immagine: 123rf com


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