Addio posta certificata

4 marzo 2015


Addio posta certificata

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 marzo 2015



La casella @postacertificata.gov.it sta per essere disattivata.

La casella email @postacertificat.gov.it sta per scomparire definitivamente.

Il servizio, anche detto “Postacertificat@ Cec-Pac”, era nato nel 2010 per le comunicazioni tra i cittadini e le pubbliche amministrazioni. Ora però l’intenzione è quella di far convergere tutta la posta certificata elettronica sul sistema cosiddetto Pec (posta elettronica certificata).

Ricordiamo che la funzione della posta elettronica certificata è quella di garantire la certezza (prova legale) della spedizione, della ricezione e della data in cui avviene la consegna del messaggio: insomma, né più, né meno di una raccomandata a.r., con la differenza che la P.e.c. è gratuita e attivabile direttamente dal proprio computer, dietro abbonamento con un gestore (poche decine di euro all’anno). Risultato: carta che si risparmia, tempi enormemente ridotti, nessuna rinuncia alle garanzie di legge per l’invio di corrispondenza che debba avere valore legale.

Infatti, la spedizione e la consegna di ogni messaggio vengono certificati dal proprio gestore che invia due email al mittente: con una attesta la presa in consegna della spedizione e con l’altra attesta la consegna del messaggio, specificandone la data e l’ora.

A differenza della tradizionale posta elettronica, alla Pec è infatti riconosciuto anche pieno valore legale. Il che significa che le ricevute possono essere usate come prove dell’invio e della ricezione del messaggio inviato.

Una storia a parte, in questo, ce l’ha la postacertificat@ Cec-Pac. Ma procediamo con ordine.

UN FALLIMENTO ANNUNCIATO

 

Nelle intenzioni originarie, il servizio Cec-Pac si avrebbe dovuto garantire un immediato rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione.

Brunetta la definì come “la più grande rivoluzione culturale mai prodotta in questo Paese” e “la migliore riforma italiana dal dopoguerra a oggi”.

Spinti dall’entusiasmo iniziale, ben 2,1 milioni di cittadini chiesero la Cec-Pac. Per attivare concretamente

la casella di posta elettronica, però, era necessario recarsi di persona in un ufficio postale: questo adempimento ha scoraggiato i richiedenti, per cui le adesioni concrete sono state la metà (1 milione di italiani). Ma non è finita qui. Di quanti hanno ricevuto la Cec-Pac solo il 12% l’ha utilizzata (circa 200 mila persone): un risultato davvero modesto.

A ciò si aggiunga l’enorme prezzo pagato dallo Stato per la creazione del sistema.

Ecco perché ora la vecchia casella “@postacertificata.gov.it” sta per essere progressivamente disattivata. Da settembre scomparirà definitivamente. La sua cessazione farà recuperare alle casse pubbliche 19 milioni di euro. Peraltro il sistema Pec è diventato di uso comune a tutti i cittadini, non solo a imprese e professionisti. Esso è valido non solo per le comunicazioni tra amministrazioni e cittadini, ma anche tra gli stessi cittadini. E dunque, si presenza come un servizio di portata più ampia e flessibile.

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Autore immagine: 123rf com

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5 Commenti

  1. Mai usata, in compenso sono stata costretta a fare la PEC (con Aruba gratis primo anno e a pagamento i successivi, dismessa per sottoscrizione con Postecert a pagamento): si può inviare e non c’è verso di ricevere. Credo vada tutto in spam!!!!!!!!!!!

  2. La PEC cosi’ come e’ fatta adesso e; un obbrobrio tecnologico, una invenziona insulsa tutta italiana NON compatibile con nulla, che ci ha resi ridicoli di fronte al mondo… e adirittura stata “deprecata” dell’organismo deglistandard internazionali (IETF).

    Si spera che pria o dopo riusciremo a chiuderla TUTTA…. se un servizio lo si deve rendere “obbligatorio” per legge perche’ qualcuno lo usi, significa che non serve a nulla e non fuziona ma serve solo a far entrare denaro nelle casse di qualcuno.

  3. Martedì 23 febbraio 2016, si parlerà della PEC a RADIO UNO RAI, nel programma “La radio ne parla” alle ore 10:30. La PEC esiste solo in Italaia e in Tanzania e non è “intrefacciata” con gli altri stati mondiali. Siamo sempre i primi per le cose “strane”, che gli altri non hanno, ma ultimi per il resto. Buon ascolto e chiediamo spiegazioni a Brunetta per questa “strana storia”, Italiana.

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