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Mediazione su ordine del giudice in corso di causa

5 marzo 2015


Mediazione su ordine del giudice in corso di causa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 marzo 2015



La partecipazione deve essere personale ed effettiva: non è possibile delegare l’avvocato e le parti non possono limitarsi a una semplice rifiuto alla conciliazione.

Sarà che i giudici non sono fatti per essere dei buoni pacieri, o forse il fatto che non hanno il tempo sufficiente, tra le varie cause, per pensare a tutte le ipotesi utili per trovare un accordo tra le parti, fatto sta che si moltiplicano i provvedimenti di quei tribunali che, in corso di causa, rinviano i contendenti davanti agli organismi di mediazione per tentare una conciliazione.

Si chiama mediazione delegata ed è in tutto simile a quella “obbligatoria” che, per determinate cause, è necessario svolgere prima di agire in tribunale. In pratica, il magistrato (anche nel corso dell’appello), prima che la causa volga al termine (ossia prima dell’ultima udienza di precisazione delle conclusioni), valutata la natura del giudizio, lo stato delle prove raccolte e il comportamento delle parti, può invitare le stesse a procedere alla mediazione. Lo farà, insomma, quando si rende conto che le posizioni non sono poi così distanti tra loro o che c’è bisogno di alcuni chiarimenti tra i soggetti che potrebbero portare a un accordo. Insomma: la mediazione delegata è l’estrema spiaggia per provare la carta del dialogo ed evitare, nello stesso tempo, alla giustizia di intasarsi per questioni di lana caprina.

In verità, non si tratta di un invito quello che rivolge il giudice, ma di un vero e proprio obbligo. E questo perché, stando all’orientamento ormai assunto da molti tribunali, la svolgimento della nuova mediazione delegata diventa, non solo condizione per poter eventualmente proseguire la causa in caso di insuccesso dell’accordo, ma anche un motivo per far incontrare personalmente le parti e farle discutere su tutti i punti della questione controversa.

Infatti, come è stato più volte chiarito da diversi giudici [1], dinanzi al mediatore, le parti non possono limitari a delegare i propri avvocati a partecipare, per conto loro, alla mediazione delegata, ma dovranno presentarsi personalmente.

Non solo. Non potranno neanche lavarsene frettolosamente le mani, dichiarando, già al primo incontro di non voler aderire alla mediazione. Insomma, un tentativo va sempre fatto. Amaro che sia l’incontro con l’avversario.

Così, già nell’ordinanza che il giudice scrive con cui rinvia le parti davanti all’organismo di mediazione è contenuto, a volte, anche l’invito al mediatore “ad avanzare proposta conciliativa, pur in assenza di congiunte richieste delle parti” (così il tribunale di Firenze).

La domanda di mediazione, infine, va presentata mediante deposito di un’istanza presso un organismo nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia, disposizione, secondo il Giudice, derogabile con l’accordo delle parti (che pertanto potranno rivolgersi con domanda congiunta ad altro organismo scelto di comune accordo).

note

[1] Trib. Firenze, ord. del 17, 18 e 19 marzo 2014; Trib. Venerzia, ord. del 13.01.2015; Trib. Siracusa, ord. del 17.01.2015 e del 23.01.2015.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. bene. costringeremo i clienti con la forza a partecipare ad un inutile incontro. meno male che ora è completamente gratuito

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