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Licenziamento illegittimo se dopo vengono assunti altri dipendenti

5 Marzo 2015
Licenziamento illegittimo se dopo vengono assunti altri dipendenti

Motivo non giustificato dalla crisi aziendale e dalla ristrutturazione se l’azienda provvede ad assumere, dopo l’espulsione di un lavoratore, altri con la stessa forma contrattuale.

È illegittimo il licenziamento del dipendente motivato dalla necessità di una riorganizzazione aziendale se poi vengono assunti, subito dopo, altri impiegati. E questo perché, prima di procedere al recesso dal contratto di lavoro, l’azienda deve verificare se è possibile assegnare il dipendente a mansioni differenti (cosiddetto obbligo di “repechage”) in modo da consentirgli la conservazione del posto.

Il chiarimento proviene da una sentenza di questa mattina della Cassazione [1]: un orientamento ormai costante tra i giudici, quello della tutela – quando possibile, e compatibilmente con la preparazione e capacità del dipendente – del rapporto di lavoro.

In altre parole, solo se il lavoratore non possa essere adibito ad altre mansioni utili all’azienda deve essere licenziato; altrimenti, la crisi organizzativa o produttiva non può, da sola, comportare l’espulsione del dipendente, ma l’obbligo, per il datore, di riutilizzarlo per altre funzioni. Fermo restando, in caso di assegnazione a mansioni differenti, il rispetto delle garanzie lavorative e reddituali.

Così, in caso di licenziamento giustificato dalla riorganizzazione aziendale, il datore non è libero di ammettere in servizio altri dipendenti con lo stesso ruolo. Diversamente, scatta la condanna da parte del giudice e l’obbligo di reintegra o risarcimento.

Ricorda la Suprema Corte che l’onere di provare la legittimità del licenziamento per ragioni inerenti all’attività produttiva grava sul datore di lavoro: è l’azienda cioè che deve dimostrare la concreta esistenza di quelle ragioni che hanno imposto il provvedimento espulsivo e, dall’altro lato, l’impossibilità di utilizzare il lavoratore licenziato in altre mansioni compatibili con la qualifica rivestita.

Non è tutto. Ad avviso della Cassazione, il lavoratore, facendosi parte diligente, può indicare il posto di lavoro alternativo a lui assegnabile o può allegare circostanze idonee a comprovare l’insussistenza del motivo oggettivo del licenziamento, ma ciò non vale a invertire l’onere della prova.


note

[1] Cass. sent. n. 4460 del 5.03.2015.


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