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Pensioni 2015, assegno tagliato per alcune categorie

5 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 marzo 2015



La Legge di Stabilità 2015 riduce i trattamenti per chi ha continuato a lavorare, pur possedendo 40 anni di contribuzione al 2011.

La riforma pensionistica Monti-Fornero [1] è poco apprezzata, oltre che per aver aumentato i requisiti contributivi e d’età per accesso alla quiescenza, anche perché ha introdotto il calcolo contributivo per tutti, compreso chi possedeva almeno 18 anni di contributi al 31.12.1995.

Questi soggetti, difatti, non avevano subito pregiudizi dalla riforma Dini, per cui il calcolo contributivo, a partire dal 01.01.1996, era applicabile solo a chi avesse accantonato meno di 18 anni di versamenti entro il 1995.

Tuttavia, paradossalmente, per alcuni beneficiari del “retributivo puro”, la Riforma, con l’introduzione del calcolo contributivo generalizzato dal 01.01.2012, ha comportato un guadagno, e non una perdita: parliamo di quei soggetti che avevano raggiunto la soglia di 40 anni di contributi entro il 31.12.2011, ma che hanno continuato a lavorare dopo tale data. Com’è possibile che vi sia stato un beneficio?

Per spiegare la questione, è necessario comprendere prima come funziona il metodo retributivo. Esso, innanzitutto, si suddivide in 2 quote:

– la quota A, la quale si basa sulla media degli ultimi 5 anni di retribuzione ( incrementata secondo gli appositi coefficienti Istat di rivalutazione delle retribuzioni in essere al momento del pensionamento), e sulle settimane accreditate sino al 31.12.92;

– la quota B, che si basa sulla retribuzione media (anch’essa rivalutata secondo appositi parametri Istat) degli ultimi 10 anni, e sulle settimane accreditate dal 01.01.93 al 31.12.11.

Per calcolare ciascuna delle quote, in pratica, si deve moltiplicare la media settimanale di retribuzione per le settimane di contribuzione del periodo di riferimento; a sua volta, il risultato è moltiplicato per un coefficiente di rendimento, che si blocca in corrispondenza del quarantesimo anno assicurativo. Pertanto, ogni versamento oltre i 40 anni di contributi, nel retributivo , può incrementare il trattamento solo tramite l’aumento delle retribuzioni medie pensionabili.

A seguito della riforma Monti-Fornero, invece, i contributi versati post 2011 non sono più valorizzati col sistema retributivo, ma contributivo, incrementando in misura maggiore la pensione calcolata con le vecchie regole, per le anzianità eccedenti i 40 anni.

Per fare un esempio, analizziamo la situazione di un professore universitario, cessato nel 2014 con 44 anni e 11 mesi di accantonamenti, ed una retribuzione alla cessazione di 111.793€; prima della Riforma Fornero, avrebbe avuto diritto a una pensione di 84.237 €, ma grazie alla Riforma ottiene un assegno di 89.165€: quasi 5000€ annuali in più.

Gli incrementi, naturalmente, si notano in misura minore per altre categorie, aventi una retribuzione alla cessazione più bassa, ma non sono comunque sfuggiti al nostro Legislatore, che, per evitare ulteriori emorragie dalle casse dell’Inps, ha subito messo uno stop al beneficio con la Legge di Stabilità 2015 [2].

La norma, difatti, prevede che l’importo della pensione non possa eccedere quanto sarebbe stato liquidato con l’applicazione del “retributivo puro”, quindi delle regole vigenti prima della Riforma.

Considerando, però, che ad oggi il requisito contributivo, per la pensione anticipata, è di 41 anni 6 mesi per le donne, e 42 anni 6 mesi per gli uomini, dovrà essere aggiunta al conteggio anche l’anzianità contributiva minima necessaria per conseguire la pensione (dunque, il parametro di 40 anni subirà un aumento di 1 anno e mezzo per le lavoratrici , e di 2 anni e mezzo per i lavoratori).

Per capire come, in concreto, saranno rimodulati gli importi, bisognerà attendere una circolare esplicativa dell’Inps. Ad ogni modo, le soluzioni possibili sono solo due: o il computo al 2% annuo (1,80% solo per gli iscritti alla Cassa Stato) del periodo tra il quarantesimo anno e la decorrenza dell’assegno, o la valorizzazione del periodo ulteriore ai 40 anni col sistema contributivo pro quota.

Il cambiamento, infine, non opererà soltanto per chi non si è ancora pensionato, ma anche per chi si trova già in quiescenza.

note

[1] D.L. 201/2011.

[2] Art. 1, Co.707, Legge 190/2014.

Autore immagine: 123rf com

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