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Pignoramenti: gli ufficiali giudiziari scrivono al Ministro della Giustizia

8 marzo 2015


Pignoramenti: gli ufficiali giudiziari scrivono al Ministro della Giustizia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 marzo 2015



Accesso all’anagrafe tributaria già operativo: la ricerca telematica dei beni dei debitori è già operativa secondo un Funzionario dell’UNEP di Napoli.

Beni dei debitori senza segreti? Questa era l’intenzione della riforma della giustizia che, almeno sulla carta, ha concesso agli ufficiali giudiziari, su richiesta del creditore, la possibilità di consultare, telematicamente, le banche dati della pubblica amministrazione (PRA, Anagrafe tributaria, Anagrafe dei conti correnti, Registri Immobiliari, ecc.) per ricercare i beni pignorabili ed evitare il consueto gioco della caccia al tesoro. Ma, come tutto in Italia, la norma – che già, di per sé, è abbastanza completa – richiede un “decreto attuativo”. E qui l’esperienza ci insegna che potremmo aspettare anche per anni.

Consapevoli di ciò, alcuni tribunali hanno già superato l’ostacolo consentendo al creditore di agire direttamente (scavalcato gli ufficiali giudiziari), previa autorizzazione del Presidente del Tribunale, con una richiesta presentata direttamente ai gestori delle banche dati (Inps, Pra, Agenzia delle Entrate, ecc.). Così, per esempio, ha fatto il tribunale di Mantova. Altri invece, come quello di Novara, sono stati di parere contrario. Insomma, come sempre, foro che vai, usanza che trovi.

Così, dall’Ufficio Unep di Napoli, è partita una lettera a firma del dott. Mauro Venezia, indirizzata direttamente al Ministero della Giustizia. La missiva ha un tenore piuttosto acceso. E questo perché – denuncia il funzionario – non è vero che gli uffici non siano dotati dei mezzi tecnici per procedere alla consultazione delle banche dati telematiche. Anzi, già lo fanno dal 2006, grazie alla riforma entrata all’epoca in vigore.

Si legge, infatti, nella lettera che “(…) l’UNEP di Napoli, similmente alla maggior parte degli uffici UNEP italiani è in possesso delle strutture tecnologiche, o portali web, che consentono mediante collegamento telematico, di accedere alle banche dati da interpellare, con alti livelli di sicurezza, già garantiti dai gestori delle medesime banche dati con i sistemi attualmente in uso.

A tutt’oggi sembra che il numero delle banche dati da poter interrogare a cura degli Ufficiali Giudiziari si aggiri intorno a cento, a titolo esemplificativo si menzionano soltanto alcune:

– Archivio dei rapporti finanziari (come l’anagrafe dei conti);

– Pubblico registro Automobilistico ( PRA);

– Banche dati degli enti previdenziali ( INPS);

– Banche dati delle pubbliche amministrazioni;

– Conservatorie immobiliari”.

E allora, a cosa servirebbero i decreti attuativi? Se lo chiede, giustamente, il dott. Venezia. Forse per regolamentare e garantire il rispetto della privacy del debitore? Ma se così fosse non si comprenderebbe perché le altre amministrazioni – i gestori delle rispettive banche dati – sarebbero esonerati da tale disciplina, potendo già (come detto) accedere alle suddette informazioni, su richiesta del creditore e previa autorizzazione del Presidente del Tribunale. Se la privacy va regolamentata, allora ciò deve valere per tutti e non solo per gli ufficiali giudiziari.

Peraltro, il problema che viene sollevato è anche riguardo alle competenze delle altre amministrazioni (competenze di cui, invece, gli ufficiali giudiziari sono dotati) in merito alla capacità di fornire le informazioni utili e necessarie, nei termini, affinché il creditore non incorra nelle decadenze previste dalla legge con aggravio di spese, prima per il creditore stesso e poi ingiustificatamente per il debitore.

L’UNEP invece svolge tale attività gratuitamente ed entro quindici giorni dalla richiesta.

A ben vedere – sottolinea il dott. Venezia – i decreti attuativi potrebbero piuttosto servire per regolamentare nuove fattispecie di accesso ai dati, da inserire nella riforma. Ma laddove esistono già le condizioni e protocolli tecnici ed il creditore ottiene l’autorizzazione ad accedere all’anagrafe tributaria, non vi è alcuna ragione di congelare la riforma.

Non è accettabile– termina la missiva indirizzata al Ministro – che gli uffici Unep italiani siano paralizzati a causa dell’inerzia del Governo nell’emanazione dei decreti attuativi. Ciò, del resto, si contrappone proprio all’uso dello strumento di urgenza del decreto legge al quale l’esecutivo è ricorso nel varare la riforma della giustizia e tamponare la grave crisi economica.

In buona sostanza, gli ufficiali giudiziari si dichiarano pronti ad operare, avendone tutti gli strumenti giuridico-professionali e le cognizioni tecniche, già da ora. E allora urge un chiarimento ministeriale. Che arriverà – si spera – in risposta alla lettera, il cui testo è liberamente scaricabile cliccando su questo link: “Accesso all’anagrafe Tributaria: lettera al Ministro”.

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Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. Scusate ma io ho provato anche stamane ad entrare nelle banche dati dal mio PC (anno 2006 win XP lentissimo) in ufficio NEP, ma NON CI SONO RIUSCITO!! Per quello che so nemmeno l’ufficio locale delle Entrate, riesce ad entrare nell’archivio dei conti correnti, la banca dati in assoluto più “ambita”, l’accesso deve essere autorizzato dal centro del sistema… così mi dicevano gli stessi funzionari AAEE da cui andavo fino a metà dicembre per portare le ultime interrogazioni da farsi su istanza cartacea del creditore ex 492, VII°c, ma voglio capire quello del collega Mauro Venezia è un auspicio per fare in modo che “ci mettano in grado di accedere” con pochi e semplici accorgimenti o è una constatazione di fatto del funzionamento già attuale della “struttura Tecnologica” che ci permette di entrare DIRETTAMENTE E TELEMATICAMENTE in AAEE, Inps Inpdap, AciPra? DATEMI GLI INDIRIZZI DEI PORTALI WEB!! DA NOI A DIFFERENZA CHE A NAPOLI NON LI HANNO FORNITI!!!

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