Diritto e Fisco | Editoriale

Sai perché la banca non ti ha accordato il finanziamento?

8 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 marzo 2015



Il casellario giudiziario non serve più, la “non menzione” è un vecchio ricordo, il diritto all’oblio è, di fatto, abrogato: ora tutto viene conservato in database esteri. Uno scenario da Matrix.

 

Nulla di scritto, ovviamente. Solo il capo chino del funzionario che, sommessamente, ti risponde “Ci dispiace, ma non possiamo erogarle il finanziamento”. E magari tu stai ancora lì incredulo, perché hai presentato una situazione patrimoniale “da manuale”. Eppure, per il credito che hai richiesto non c’è proprio nulla da fare. Giustificazioni un po’ generiche: la colpa scaricata sul computer, sul rating e sulle linee della direzione generale, qualche escamotage per uscire dall’imbarazzante situazione, ma, di fatto, resta il mistero. Come mai nel credit crunch finiscono imprigionati molti soggetti apparentemente solvibili?

La risposta è, molto probabilmente, in due paroline inglesi: due intelligence. Si tratta di società che calcolano il “rischio” commerciale dei soggetti. Non potrebbero farlo eppure lo fanno, violano la privacy, arrivano laddove non possono neanche i casellari giudiziari: ricordano tutto della vita di tutti. Per il mondo della finanza è pane quotidiano; per i cittadini solo una leggenda metropolitana, quasi una “bufala” degna di film come Matrix. E invece esistono. Ve ne forniamo qualche nome visto che sono sotto gli occhi di tutti: SGR Consulting e World Check. La prima è una società inglese, la seconda ha sede a Lugano.

In pratica, le società di due intelligence schedano tutti i cittadini: imprenditori, politici, professionisti o chiunque altro abbia avuto, in qualche modo, problemi con l’amministrazione o la giustizia. Formano tante schede per ognuno di loro con la stessa facilità con cui si crea una cartella sul desktop del computer, e in queste schede viene archiviata ogni informazione raccolta da detective “fisici” presenti sul territorio.

Neanche a dirlo, queste informazioni vengono vendute. E indovina chi sono i migliori clienti?

Le banche. Già, alcune (informalmente e sottovoce) hanno ammesso un abbonamento “flat” con questi 007 moderni.

Così, anche i più piccoli reati, quelli dei tanti ormai depenalizzati, finiscono negli archivi delle società di due intelligence. Non importa se hai ottenuto dal giudice la “non menzione” nel casellario giudiziario; se la Crif o la Centrale Rischi ti hanno cancellato dai loro archivi; se un giudice o il Garante ti hanno riconosciuto il diritto all’oblio; se, in definitiva, in Italia risulti formalmente “pulito”. All’estero, laddove il diritto alla privacy non può arrivare, tutti i tuoi scheletri nell’armadio, anche i peccati venali, vengono conservati. E non c’è modo di cancellarli.

Così tu continuerai a vagare di banca in banca, alla ricerca di un finanziamento e, inspiegabilmente, ti verrà chiusa la porta.

Un complotto internazionale in nome del commercio? Senza scomodare le teorie fantascientifiche, tutto è scritto nei bilanci: i soggetti forti non possono permettersi il lusso di rispettare l’altrui riservatezza. Ragion di Stato. O di quel dio che, rispetto a quello “trino”, è un gradino più in alto: il dio “quattr-ino”.

Leggi anche: “TRUCCHI, TRUFFE E IMBROGLI DELLE BANCHE ITALIANE“.

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Autore immagine: 123rf com

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3 Commenti

  1. Credo che il governo dovrebbe fare una legge che rispetti la nostra privacy anche all’estero. Se sono pulito in Italia devo esserlo anche in queste società altrimenti si dovrebbe avere la possibilità di denunciare le banche che utilizzano queste due società.

  2. In realtà la legge esiste, basterebbe farla applicare. Se il soggetto che si vede negare il finanziamento esercita il diritto che il Codice gli riconosce all’art. 7, la Banca deve comunicare sia i dati in suo possesso sia l’origine. In base al provvedimento del Garante sulle centrali rischi private http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/30000, l’interessato può attivare i vari strumenti a sua disposizione ( ricorso, segnalazione al Garante o ricorso al Giudice Civile)

  3. Ad esempio, se un carabiniere accede al casellario giudiziario dietro compenso di danaro per fornire informazioni circa una qualsiasi persona, commette reato lui e chi paga. Il reato è istantaneo.
    Se si legge bene nel sito di SGR, viene garantito l’anonimato e la non tracciabilità a chi interroga la banca dati. Quindi si crea un casellario parallelo, non si capisce con quali metodi, (tutti i giorni sotto tutti i tribunali? e come è possibile che i dati partono dal 2001 se la SGR esiste dal 2006?) L’accesso al casellario giudiziario è regolato per legge e all’art. 27 della legge sulla privacy si richiamano tali disposizioni. Quindi poiché vengono diffuse notizie del casellario a scopo di lucro a richiedenti residenti in Italia, in quel momento c’è reato, almeno in astratto ma non per la violazione della legge della privacy (senza danno non c’è reato) ma per violazione della legge riguardante i dati relativi al casellario.

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