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Lo sai che? TFR a rate, cosa prevede la normativa

Lo sai che? Pubblicato il 7 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 marzo 2015

Da marzo 2015 è possibile, per i dipendenti, richiedere il pagamento del trattamento di fine rapporto, mensilmente, in busta paga. Oggi, però, analizziamo il caso contrario, ossia quando è il datore di lavoro, al termine del rapporto, a dover rateizzare la liquidazione, a causa di problemi economici.

 

Al lavoratore licenziato, già con contratto “Studi Professionali”, dopo quanto tempo, dal giorno del licenziamento, va pagato il TFR? Se non si dispone della totale somma da dare, come ci si può comportare? Si può rateizzare? Se sì, in quanto tempo? La rateizzazione va concordata, oppure solamente comunicata all’ex dipendente? Io vorrei effettuare il pagamento della cifra in sei mesi al massimo: se lo stesso non fosse d accordo, cosa fare? Cerchiamo di dare una risposta a queste domande.

Innanzitutto, in riferimento al trattamento di fine rapporto, bisogna specificare che la normativa fondamentale è il codice civile [1], che stabilisce: “In ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto ad un trattamento di fine rapporto (…)”.

Dunque, l’articolo specifica solo che si abbia diritto alla liquidazione alla cessazione del rapporto, senza disporre un termine specifico.

Alla fissazione di una scadenza, entro la quale erogare il TFR, suppliscono però alcuni contratti collettivi. Nel caso in questione, dobbiamo analizzare che cosa dispone il CCNL Studi Professionali [2], che richiama quanto previsto nella generalità dei contratti dei vari settori: in particolare, il testo dispone che il TFR debba essere erogato all’atto della cessazione del servizio, dedotto quanto eventualmente dovuto dal dipendente, nei tempi tecnici necessari per calcolare il tasso di rivalutazione, ma in ogni caso non oltre 30 giorni dal termine del rapporto.

La previsione non contrasta con una delle più note sentenze della Corte di Cassazione in materia [3], la quale chiarisce che, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, il credito, per espressa disposizione legislativa inderogabile, diviene esigibile; dunque, non rileva l’eventuale mancata conoscenza del tasso di rivalutazione Istat.

Il CCNL, poi, ammette la possibilità di un ritardo nel conferimento, ma, posta l’immediata esigibilità del credito, per il differimento è dovuto un interesse del 2% superiore al tasso ufficiale di sconto, comprensivo della rivalutazione monetaria per crediti da lavoro; tale tasso si applica, logicamente, solo nei casi in cui il ritardo non è imputabile al lavoratore.

Il Contratto, invece, nulla dice in merito alla rateazione: in assenza di un espresso diniego, si ritiene allora senz’altro possibile concludere un accordo col dipendente, dato che non esplicitamente vietato dalla normativa.

Potrete pertanto concordare lecitamente un piano di rateazione, posto che, tuttavia, nulla costringerebbe il lavoratore ad accettarlo, e ben potrebbe pretendere immediatamente l’intera cifra: per vincere eventuali resistenze, è consigliabile, allora, fargli presente la propria buona fede e la situazione di crisi e di mancanza di liquidità dell’azienda; in secondo luogo, è bene prospettargli la dannosità di un’eventuale azione legale, sia in termini di costi, che per la tempistica del procedimento, senz’altro maggiore rispetto ai termini di pagamento delle rate proposti.

Peraltro, a tutela del dipendente, l’accordo può essere concluso anche con l’assistenza di un’organizzazione sindacale, ed essere depositato presso la Direzione Territoriale del Lavoro.

Per quanto concerne gli interessi, è bene specificare che su ognuna delle “rate” debbano essere calcolati “a scalare”, ovvero quelli maturati solo sul capitale residuo.

note

[1] Art. 2120 cod. civ.

[2] Art. 129 CCNl Studi Professionali.

[3] Cass. sent. n.10942 del 18.8.2000.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Grazie per i consigli, mi saranno veramente utili ad affrontare questa situazione.
    Ho trovato interessant anche questo articolo, magari a qualcuno potrà servire.

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