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Editoriali La gigantesca truffa delle banche ai danni del correntista investitore

Editoriali Pubblicato il 8 marzo 2015

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> Editoriali Pubblicato il 8 marzo 2015

Le rivelazioni di un ex manager svelano la truffa: investimenti pilotati, polizze assicurative ramo vita, profili di rischio manomessi, tassi di interesse, usura, anatocismo.

Prosegue da TRUCCHI, IMBROGLI E TRUFFE DELLE BANCHE ITALIANE

TITOLI TOSSICI

I panni sporchi si lavano in casa propria. Questo detto, però, non vale per le banche che appena si accorgono di aver fatto un errore finanziario, acquistando titoli “spazzatura”, subito cercano di disfarsene, rifilandoli ai propri clienti. È quanto successo, per esempio, con i Lehman brothers, con i Bond argentini, ma anche con i titoli Cirio, Parmalat e, non in ultimo, con la famosa crisi dei Subprime. I vertici dell’Istituto chiamano a raccolta i propri dipendenti e li obbligano a disfarsene al più presto: “Vendete! Vendete! Vendete!

Come fare, però, per fregare il cliente e far cadere la responsabilità del cattivo affare su quest’ultimo? È un gioco da ragazzi per chi sa calpestare i sacrifici e i risparmi delle famiglie. Il metodo, anche questo ormai rodato, ce lo spiega, nel corso della nostra intervista, Vincenzo Imperatore.

Ogni cittadino italiano che voglia investire in titoli, obbligazioni, azioni, ecc. è garantito da una legge europea chiamata “Mifid[1]: in pratica, ogni volta che un consumatore-investitore entra in banca per sottoscrivere un contratto quadro per l’acquisto di valori mobiliari, deve compilare un questionario con cui viene fotografato il suo “profilo di rischio” nonché viene presa consapevolezza delle sue conoscenze del mercato finanziario. In pratica, la banca deve acquisire informazioni su:

– qual è l’obiettivo dell’investimento del cliente (se questi preferisce, cioè, un rischio basso, con rendimenti ridotti; oppure un rischio elevato, con possibilità di guadagno più alte, ma anche più aleatorie);

– quanto esperto e competente è il consumatore in materia di investimento. La conoscenza, da parte della banca, della cultura finanziaria di chi ha davanti è necessaria affinché questi sia sufficientemente informato, di volta in volta, prima della proposta di acquisto di ogni titolo. Insomma, il dipendente dell’Istituto deve accertarsi che il cliente sia in grado di comprendere le conseguenze del proprio investimento. Per un approfondimento su questo tema leggi: “Banca: acquisto dei titoli nullo senza il documento sui rischi dell’investimento”.

Il questionario è una specie di quiz a risposta multipla, dove il cliente può dire:

Si”, “No ma li conosco”, “No e non li conosco”, “Non risponde”.

Facciamo un esempio.

Hai mai investito in Fondi, gestioni patrimoniali o polizze assicurative?

– Si

– No, ma li conosco

– No, e non li conosco

– Non risponde.

Ecco una delle pagine di cui si compone il modellino.

clicca sull’immagine per ingrandire

IMG_1985

Questa fotografia va fatta a chiunque intenda effettuare investimenti, anche all’operaio che ha portato in banca solo 100 euro.

Sulla base delle risposte fornite dal cliente viene elaborato il suo profilo di rischio, con cinque diversi possibili risultati (rischiosità crescente):

– profilo cauto;

– profilo prudente;

– profilo bilanciato;

– profilo dinamico;

– profilo aggressivo.

Così, chi vuol investire solo in Bot, titoli di stato, rendimenti certi, avrà un profilo prudente; chi invece vuole acquistare derivati avrà un profilo aggressivo.

Ebbene, il profilo di rischio è sistematicamente manipolato dal dipendente di banca delegato a compilare il questionario. Questi, puntualmente, mette la “X” su risposte diverse da quelle fornite dal cliente, in modo che risulti fuori un profilo più esperto di quello effettivo. Nei fatti – ci rivela Imperatore – in banca c’è una percentuale minima di profili cauti. Sono quasi tutti medio-esperti.

Lei ha mai investito?

No” risponde il cliente, e l’impiegato mette la crocetta sulla casella del “Si”.

Ovviamente questo il cliente non lo sa. Ma può potrebbe benissimo verificarlo in qualsiasi momento, andando in banca e chiedendo che gli venga esibito il proprio profilo di rischio: se questo non corrisponde a quello effettivo può pretendere che venga cambiato.

Ma perché tutto questo? Facile, ci spiega Imperatore. Con un profilo esperto, si possono rifilare al cliente titoli ad alto rischio, quelli “tossici” come si dice in gergo. Insomma, la spazzatura.

Continua in

3 | MUTUO IPOTECARIO NULLO: COLPA DELLA BANCA, MA IL CLIENTE HA L’IPOTECA

4 | USURA, ANATOCISMO E POLIZZE VITA: I RAGGIRI DELLE BANCHE ITALIANE

1 | TRUCCHI, IMBROGLI E TRUFFE DELLE BANCHE ITALIANE

note

[1] Market in Financial Instruments Directive, direttiva n. 2004/39/CE.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Questo lo si era intuito da tempo, ma il problema resta il dimostrare l’avvenuta manipolazione da parte dell’impiegato

  2. si, accaduto anche a mio padre 83 anni i cui risparmi di una vita ora sono’ ostaggio’ della banca …che schifo…

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