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Avviso di accertamento nullo se emesso prima di 60 giorni

8 marzo 2015


Avviso di accertamento nullo se emesso prima di 60 giorni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 marzo 2015



Sanzionata la fretta dell’Agenzia delle Entrate anche se il diritto di difesa del contribuente non è stato leso.

L’avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle entrate prima di 60 giorni dalla chiusura delle indagini è nullo (a meno che non vi siano particolari motivi d’urgenza). La nullità scatta anche se non è stato in alcun modo compromesso il diritto del contribuente di partecipare al contraddittorio con l’amministrazione finanziaria. Infatti, basta la semplice anticipazione del termine minimo previsto per legge per far scattare l’invalidità dell’atto e la sua opponibilità al giudice.

A chiarirlo è stata una recente sentenza della Cassazione [1] con cui è stata rigettata l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate.

L’unico modo per salvare dall’annullamento l’accertamento è che il fisco dia prova delle ragioni di urgenza che hanno imposto una notifica anticipata dell’atto nei confronti del contribuente. In assenza, però, di tale prova l’accertamento resta invalido anche se il destinatario non ha subìto alcun pregiudizio al suo diritto di difesa per l’emissione anticipata dell’accertamento.

La questione era già stata definita dalle Sezioni Unite della Suprema Corte un paio di anni fa [2] e la pronuncia in commento non fa altro che adeguarsi a tale indirizzo.

La legge [3], infatti, va interpretata nel senso che il mancato rispetto del termine (dilatorio) di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento – termine che decorre dal rilascio al contribuente (nei cui confronti sia stato effettuato un accesso, un’ispezione o una verifica nei locali destinati all’esercizio dell’attività) della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni – determina di per sé, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, la illegittimità dell’atto impositivo emesso prima del tempo.

Detto termine, infatti, è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede.

Il vizio che rende nullo l’accertamento, però, non consiste nella semplice omissione, nell’accertamento, dei motivi di urgenza che ne hanno determinato l’emissione anticipata, bensì nell’effettiva assenza di detto requisito: in pratica, l’ufficio non può limitarsi a scrivere nell’accertamento che sussistono tali requisiti di urgenza, ma deve anche dimostrarli sul piano concreto e pratico.

note

[1] Cass. sent. n. 4543 del 5.03.2015.

[2] Cass. sent. n. 18184/2013.

[3] Art. 12, comma 7, della legge 27 luglio 2000, n. 212.

Autore immagine: 123rf com

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