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Editoriali Decreto Pisanu addio: Libero Wi-Fi in libero Stato

Editoriali Pubblicato il 15 ottobre 2011

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> Editoriali Pubblicato il 15 ottobre 2011

Con la cancellazione del famigerato “articolo 7” del Decreto Pisanu, cade l’obbligo di registrare e monitorare gli utenti che utilizzino reti wi-fi di pubblici esercizi commerciali, come gli internet café: questo significa che chiunque potrà predisporre un sistema di navigazione gratuita per i propri clienti.

Maroni ha mantenuto la promessa! Il famigerato art. 7 (commi 4 e 5) del decreto Pisanu sulle restrizioni del wi-fi, di cui abbiamo già parlato qui, è stato abrogato da una disposizione contenuta nell’annuale decreto “milleproroghe” (salvo colpo di coda del Parlamento che potrebbe, in extremis, non convertire la norma già emanata dal governo).

In questo modo, a partire da gennaio 2011, i gestori di internet point e di alberghi non saranno più soggetti a quegli inutili quanto stringenti obblighi varati (peraltro solo in Italia) all’indomani degli attentati di Londra e Madrid. Obblighi che, ricordiamo, imponevano al gestore del servizio wi-fi di identificare i clienti che si connettevano alla rete attraverso le fotocopie dei documenti di identità, di tenere un registro con i siti visitati dagli stessi, di adottare le misure necessarie ad impedire l’accesso agli apparecchi a persone non individuate.

Rimane solo la necessità, almeno fino al 31.12.2011 (salvo ulteriori proroghe), per gli internet point, di chiedere la licenza alla Questura prima di aprire l’attività. Circostanza, peraltro, priva di una vera e propria utilità.
Infatti, che senso ha “schedare” i gestori di internet point se poi, con l’abrogazione di tutte le misure predette, a questi non gli si può imputare alcuna responsabilità? Peraltro, il  rilascio della concessione è già in sé uno dei tanti “non-sensi” della nostra burocratizzazione: non sono previste infatti condizioni particolari per il rilascio della stessa licenza, che quindi si rivela ancora di più una mera formalità. “Carta”, insomma: per dirla con le parole dell’uomo comune.

Liberalizzazione dunqe si, ma graduale. Anche perché in Italia la parola “liberalizzazione” si può pronunciare solo a bassa voce e fingendo di nutrire verso di essa un non identificato odio.
Ci avviamo dunque verso l’allineamento alle legislazioni degli altri Stati dell’U.E. Ma con i soliti mezzi passi della nostra legislazione, che non ha mai il coraggio di prendere scelte nette a favore di una posizione piuttosto che di un’altra.


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