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TFR: entro quando va pagato il trattamento di fine rapporto al dipendente?

8 Aprile 2018
TFR: entro quando va pagato il trattamento di fine rapporto al dipendente?

Diritto del lavoro e lavoratore dipendente: la prassi dei tempi per la consegna del TFR.

Sia che il rapporto di lavoro sia terminato per licenziamento che per dimissioni, il dipendente ha sempre diritto al Tfr. Spesso però il versamento di tale importo ritarda ad arrivare. La ragione è quasi sempre legata a un problema di liquidità dell’azienda. Così è ricorrente che il dipendente, dopo aver cessato il servizio, si chieda: entro quando va pagato il TFR (trattamento di fine rapporto)? Ecco cosa, a riguardo prevede la legge.

Quando va pagato il Tfr

Il TFR rappresenta un credito del lavoratore che matura progressivamente nel corso del rapporto e che presenta i caratteri della certezza e liquidità. Non è però esigibile, tranne il caso di anticipazione, e il diritto al suo pagamento si perfeziona al momento della risoluzione del rapporto.

All’atto della cessazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro è tenuto a pagare, al dipendente, il TFR (trattamento di fine rapporto), accantonato durante gli anni di servizio, sempre che quest’ultimo non abbia preferito l’accantonamento in qualche fondo pensionistico estraneo all’azienda.

L’azienda non può trovare giustificazioni per ritardare il pagamento del trattamento di fine rapporto che, pertanto, va versato al lavoratore già all’atto della cessazione del rapporto di lavoro o nel diverso termine stabilito dal contratto collettivo nazionale applicabile.

I contratti collettivi possono fissare un termine, a partire dalla data di cessazione del rapporto, entro il quale il datore di lavoro deve provvedere alla prestazione. Se però nel contratto non viene indicato alcun termine, il creditore può esigere immediatamente l’importo.

I tribunali di tutta Italia hanno affermato che l’impossibilità di determinare l’esatto ammontare del TFR dovuto al lavoratore nello stesso giorno di cessazione del rapporto di lavoro – stante la necessità di attendere l’aggiornamento dei coefficienti di rivalutazione – non determinerebbe lo spostamento della scadenza dell’obbligazione; il tempo di maturazione del diritto al Tfr, infatti, coincide con il momento della cessazione del rapporto e, in caso di ritardo nel pagamento, sono dovuti interessi e rivalutazione monetaria [1].

Pertanto, la prima cosa che dovrà fare il dipendente è verificare che nel contratto collettivo nazionale di riferimento non siano previste apposite previsioni relative alle tempistiche di pagamento del Tfr. Diversamente egli maturerà il diritto alla corresponsione del Tfr all’atto della cessazione del rapporto di lavoro.

Peraltro, si segnala che è prassi aziendale quella di corrispondere il Tfr tendenzialmente entro il giorno 15 del mese successivo a quello di cessazione del rapporto e ciò onde consentire l’aggiornamento dei coefficienti di rivalutazione.

Alla cessazione del rapporto di lavoro, l’azienda che non sia in possesso di tutti i dati necessari per il calcolo esatto del TFR (ad esempio, l’ultimo indice ISTAT), può pagare subito gli accantonamenti rivalutati e differire il pagamento del solo rateo mancante.

Chi paga il Tfr?

Il TFR maturato viene liquidato direttamente dal datore di lavoro. In caso di trasferimento d’azienda, l’intero trattamento deve essere corrisposto dall’imprenditore che ha acquistato l’azienda.

Prescrizione del Tfr

Il diritto al TFR si prescrive in 5 anni decorrenti dalla cessazione del rapporto di lavoro, che segna il momento di maturazione del diritto. Questo significa che se il dipendente non pretende il versamento entro cinque anni, non ha più diritto ai soldi che gli spettano. Per evitare la prescrizione, tuttavia, è sufficiente inviare una diffida all’azienda prima dello scadere del quinto anno (con raccomandata a/r o con pec).

Che succede se l’azienda non paga il Tfr

L’azienda che non può pagare il TFR subito dovrà poi versarlo con gli interessi. Intanto il dipendente può tutelarsi presentando un ricorso per decreto ingiuntivo in tribunale. Il provvedimento verrà notificato all’azienda che avrà 40 giorni di tempo per pagare.

Nei 40 giorni l’azienda potrebbe anche decidere di fare opposizione, aprendo così una causa ordinaria.

In caso di mancato pagamento anche all’esito della condanna del giudice, il dipendente può proporre istanza di fallimento se l’azienda presenta i requisiti dell’imprenditore commerciale. In caso di fallimento, a pagare il Tfr al dipendente sarà il Fondo di Garanzia dell’Inps.


note

[1] Cass. sent. n. 12851/2003.

Autore immagine: 123rf com


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44 Commenti

  1. lavoro in una ditta artigiana il 1 settembre vado in pensione ,quando mi verrà pagato il mio TFR dalla mia ditta? La legge cosa prevede, grazie

  2. buonasera ero dipendente di una ditta di autotrasporti x una discussione io ho dato le dimissioni volontarie volevo chiedere io non ho dato preavviso a che cosa vado incontro

    1. In assenza del preavviso di dimissioni, il datore di lavoro potrà trattenere dalle spettanze di fine rapporto la cosiddetta indennità di mancato preavviso, corrispondente alla retribuzione che avrebbe maturato durante il periodo di preavviso non prestato.

  3. Io sono quattro anni e mezzo che aspetto la liquidazione, ma tra menefreghismo del curatore, del giudice e dell’avvocato …………………….ora si aspettano notizie dall’INPS.

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