Pensione anticipata flessibile, le proposte del Governo

9 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 marzo 2015



Riforma delle pensioni: in arrivo la settima salvaguardia.

Il Governo vuol mettere mano alle pensioni modificando le rigide condizioni per l’accesso richieste dalla Riforma Monti-Fornero. Sull’argomento sono già state formulate diverse proposte, sia dal Ministro del Lavoro Poletti, che dai maggiori partiti.

Una delle problematiche maggiormente sofferte, a livello italiano, è senza dubbio quella delle pensioni: a causa della Riforma, attuata mediante il noto decreto “Salva-Italia” [1], l’accesso alla quiescenza si è notevolmente allungato. Questa situazione, unita alla persistente crisi economica, ha causato il formarsi di un numero ingente di dipendenti espulsi dalle aziende, troppo anziani per competere nel mercato del lavoro, ma troppo giovani per accedere alla pensione.

Solo una parte di questi soggetti è stata tutelata, mediante le cosiddette “salvaguardie”: si tratta di normative che hanno permesso l’accesso alla pensione con i vecchi requisiti ai dipendenti noti come “esodati”, ovvero a chi, uscito dal lavoro precedentemente al 2012 con la prospettiva di un pensionamento a breve termine, era invece rimasto bloccato dai nuovi requisiti della Riforma.

Le sei salvaguardie approvate finora, tuttavia, anche se evolutesi, l’una dopo l’altra, nel senso di un maggiore ampliamento delle categorie protette, non sono riuscite a comprendere gran parte dei lavoratori danneggiati dal “Salva – Italia”: ciò è accaduto sia in quanto il numero dei soggetti ammessi è stato, volta per volta, contingentato, sia perché, ogni anno, aumenta il numero di chi perde il posto, non essendo il fenomeno limitato a chi ha cessato il rapporto di lavoro entro il 2012.

Esiste dunque una notevole urgenza di introdurre elementi di flessibilità sull’età pensionabile, ma riformulare la materia non è semplice, a causa delle notevoli perdite delle gestioni Inps; sono state comunque effettuate diverse proposte in merito ad ogni singola problematica.

Per quanto concerne gli esodati, poiché sinora, come accennato, sono state salvaguardate in tutto 170.000 persone, ma ancora molti lavoratori si trovano fuori tutela, i vari comitati premono per un nuovo decreto che ampli la platea: è attualmente stata presentata, in Commissione Lavoro, la proposta di una Settima Salvaguardia che ricomprende, oltre alle precedenti categorie, i dipendenti in mobilità, anche edile, provenienti da aziende fallite.

Al fine di censire chi ha perso il posto in seguito ad accordi aziendali precedenti alla Riforma, peraltro, è stato predisposto un modulo che sarà presto messo online sul sito del Senato: sarà così possibile una pianificazione migliore del prossimo decreto.

Per quanto concerne la generalità dei lavoratori, ad ogni modo, certamente le sole salvaguardie, anche se ampliate, non costituiscono un rimedio: sono dunque state formulate diverse proposte per una completa riforma pensionistica.

In una recente intervista rilasciata ad Avvenire, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha posto l’accento sul tema della flessibilità, contro l’eccessiva rigidità dell’età di pensionamento; Poletti ha evidenziato i vantaggi che perverrebbero alle imprese che, attualmente, mantenendo in servizio personale in avanti con gli anni, sopportano eccessivi costi in materia di competitività, dovuti ai minori ritmi ed alle assenze per malattia.

Due proposte interessanti, in tal senso, sono arrivate dal presidente della Commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi: innanzitutto, potrebbero essere previsti degli incentivi per le aziende, volti all’integrazione dei contributi del lavoratore, in caso di uscita anticipata; dovrebbero poi essere resi più convenienti sia i riscatti che le ricongiunzioni, per aumentare le annualità di contribuzione.

Tali misure comporterebbero un duplice effetto: aumentare il risparmio previdenziale e, conseguentemente, l’importo dell’assegno pensionistico; aiutare chi rimane senza lavoro ma non possiede gli anni di contributi sufficienti (attualmente, per gli uomini, occorrono 42 anni e 6 mesi, 41 e mezzo per le donne) per collocarsi a riposo.

Sacconi propone anche il “fascicolo elettronico della vita attiva” , una sorta di evoluzione della famosa “busta arancione”, ovvero un monitoraggio dell’estratto conto previdenziale che contenga delle proiezioni pensionistiche aggiornate, per stimolare il lavoratore ad integrare i propri accrediti.

Nell’attesa di una nuova normativa organica, un segnale forte arriva dal Presidente dell’Inps, Tito Boeri, il quale auspica senz’altro una maggiore flessibilità, in quanto soggetti privi di retribuzione e di pensione rappresentano comunque un costo in termini di ammortizzatori sociali; è però necessario che il metodo di calcolo dell’assegno pensionistico, per tutti, risulti proporzionato alla contribuzione versata, poiché il sistema non può permettersi regali o sconti.

note

[1] D.L. 201/2011.

Autore immagine: 123rf com

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