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Lo sai che? Trasferimento denaro: se per mutuo lo devi provare

Lo sai che? Pubblicato il 9 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 marzo 2015

Prestiti: chi chiede la restituzione della somma dover dimostrare che la consegna avvenne per mutuo.

Nel caso tu stia per consegnare una somma di denaro a qualcuno, sia anche un familiare, fai attenzione a mettere tutto per iscritto. E questo non solo per una questione di carattere fiscale (leggi “Prestito tra familiari contr l’accertamento dell’agenzia delle entrate: la scrittura privata”), ma anche per poter rivendicare, successivamente, il diritto alla restituzione. Infatti, secondo una sentenza [1] pubblicata di recente dal Tribunale di Reggio Emilia, chi sostiene che il trasferimento di denaro è avvenuto a titolo di mutuo, deve provare:

– non solo la consegna materiale del denaro,

– ma anche a quale titolo (scopo) essa avvenne: il che, ovviamente, si può dimostrare facilmente proprio con una scrittura privata sottoscritta tra le parti.

Per cui, tanto per fare un esempio, se hai dato in prestito mille euro a un tuo amico o a un tuo familiare e, appena ne esigi la restituzione (e magari gli interessi) questi, invece, sostiene che la consegna era avvenuta a titolo di regalo o per il pagamento di una vecchia prestazione che ti era stata da lui effettuata, sarai tu a dover dimostrare il contrario, ossia l’esistenza di un accordo di prestito; non è, invece, lui tenuto a dar prova di quello che afferma. Questo perché, nel nostro ordinamento, l’onere della prova spetta sempre a chi fa valere in giudizio una pretesa.

Questo discorso, comunque, si può fare solo nel caso di trasferimento di somme di denaro di modico valore (anche i mille euro dell’esempio appena visto). Invece, negli altri casi, quando l’importo comincia ad essere consistente, affinché la donazione possa essere considerata valida è necessario che essa venga effettuata con atto pubblico, davanti a notaio e testimoni. Di conseguenza, in tal caso, sarà il donatario ad aver gioco duro perché al donante basterà sostenere la nullità dell’atto, in assenza delle forme previste dalla legge.

Il prestito di denaro

La sentenza in commento si occupa, come detto, del caso del prestito tra privati (mutuo).

Normalmente, la parola “mutuo” evoca sempre un rapporto con una banca. Non è necessariamente così: il contratto di mutuo può avvenire anche tra privati e, in questo caso, non deve essere necessariamente scritto.

Esso può poi essere:

gratuito (o meglio “a titolo gratuito”, come si dice in gergo tecnico), se il mutuatario (chi, cioè, riceve il denaro) è tenuto, alla scadenza, a restituire solo il capitale prestato;

oneroso (o meglio “a titolo oneroso”), se il mutuatario, insieme al capitale, deve restituire anche gli interessi.

A monte di tutto ciò, però, chi sostiene che la consegna del denaro è avvenuta a titolo di mutuo deve dimostrare l’esistenza di tale accordo: circostanza assai difficile se non c’è un foglio scritto (si potrebbe ricorrere, in alternativa, ai testimoni, ma non è facile rendere credibile la loro presenza all’atto dell’accordo).

Ecco perché, nonostante la legge non chieda necessariamente la forma scritta per il mutuo tra privati, è sempre bene formalizzare il tutto con una scrittura privata, nella quale sarà anche opportuno dar conto dell’avvenuta consegna materiale del denaro (il contratto di mutuo, infatti, si perfeziona proprio con il trasferimento dell’importo dato in prestito).

Solo in questo modo, se la controparte, in futuro, sosterrà una diversa ragione della dazione del denaro, potrai agevolmente dimostrare il contrario e pretendere che l’importo ti venga restituito (con o senza gli interessi, a seconda che il contratto fosse a titolo gratuito o oneroso).

Come detto, infatti, resta onere dell’attore provare l’esistenza dell’obbligo di restituzione, allorquando che quest’ultimo è disconosciuto dal convenuto.

Attenzione: in ogni caso, ricordate sempre che per importi superiori a 999,99 euro sarà necessario che il trasferimento, anche se a titolo gratuito, avvenga con strumenti di pagamento tracciabili (bonifico, essegni, ecc.). A riguardo leggi la nostra guida: “Pagamento in contati: quando si rischia”.

note

[1] Trib. Reggio Emilia, sent. n. 280/15.

Autore immagine: 123rf com


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