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Assegno e pensione di invalidità: sul reddito non pesa la casa

9 marzo 2015


Assegno e pensione di invalidità: sul reddito non pesa la casa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 marzo 2015



L’abitazione non si calcola ai fini del limite di reddito per ottenere l’assegno d’invalidità o la pensione d’inabilità: conta solo l’imponibile.

Ai fini del calcolo del reddito massimo, necessario per ottenere l’assegno mensile di invalidità o la pensione di invalidità, non si deve tenere conto dell’abitazione.

Lo ha detto la Cassazione in una sentenza pubblicata alcune ore fa [1].

Secondo la Suprema Corte, il reddito che scaturisce dalla casa non va calcolato per verificare il superamento della soglia reddituale indicata dalla legge. Infatti, per godere del pagamento, da parte dell’Inps, dell’assegno mensile di invalidità [2], così come per la pensione di invalidità la legge prevede le stesse condizioni: in particolare, si applica la disciplina delle pensioni sociali secondo cui la voce inerente l’abitazione non è rilevante.

Sbaglia, dunque, l’Inps che insiste nel calcolare il reddito da abitazione. Da oggi in poi non ci saranno più dubbi: l’immobile dove risiede il beneficiario, per quanto grande possa essere, non va considerato. E questo perché, per ottenere l’assegno dall’Inps conta soltanto l’imponibile e non il reddito complessivo al quale, invece, afferisce quello derivante dalla casa.

Né si può sostenere che il reddito dell’abitazione è assoggettabile all’Irpef in quanto onere deducibile. È la stessa legge [3] a rinviare alle condizioni economiche previste per la pensione sociale, per la quale viene espressamente escluso dal calcolo il reddito dell’abitazione.

Alle medesime conclusioni si deve giungere per l’assegnazione della pensione di inabilità, erogata alle stesse condizioni dell’assegno mensile.


note

[1] Cass. sent. n. 4674/15 del 9.03.2015.

[2] Art. 13 della legge 118/71.

[3] Legge n. 118/71, art. 12.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 17 dicembre 2014 – 9 marzo 2015, n. 4674
Presidente Coletti De Cesare – Relatore Venuti

Svolgimento del processo

La Corte d’appello di Venezia, con la sentenza indicata in epigrafe, ha confermato la decisione di primo grado che aveva condannato l’INPS a corrispondere l’assegno mensile d’invalidità (art. 13 L. 118/71) a favore di S.M. a decorrere dal 13 agosto 2004.
Premesso che non era in contestazione il requisito sanitario ma solo quello reddituale, la Corte di merito ha rilevato che il reddito della casa di abitazione non costituisce un onere deducibile o una ritenuta fiscale e, conseguentemente, il reddito IRPEF al lordo non comprende il reddito della casa di abitazione, occorrendo distinguere tra reddito complessivo, che comprende ogni reddito della persona, e reddito imponibile, che esclude i redditi non assoggettati a tassazione, come appunto il reddito derivante dalla casa di abitazione.
Contro questa sentenza ricorre per cassazione HNPS sulla base di due motivi. L’assistita non ha svolto attività difensiva.

Motivi della decisione

1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2, comma 28, della legge n. 350 del 2003, in relazione all’art. 15 delle disposizioni preliminari al codice civile.
Il motivo è sintetizzato nel seguente quesito di diritto: “dica la Corte che, ai fini della individuazione del reddito rilevante nell’anno 2003 per l’attribuzione dell’assegno mensile di assistenza, di cui all’art. 13 della legge 30 marzo 1971 n, 118, non può farsi applicazione dell’art. 2, cominci 28, della legge 24 dicembre 2003 n. 350 e non può escludersi di conseguenza, dalla determinazione del reddito il reddito relativo alla casa destinata ad abitazione principale sia perché non applicabile ratione temporis alla fattispecie esaminata dalla Corte di appello, sia perché rilevante soltanto ai fini della determinazione dell’imposta in ambito fiscale“.
2. Con il secondo motivo il ricorrente, nel denunziare plurime violazioni di legge, formula il seguente quesito di diritto: “dica la Corte che il limite di reddito per conseguire il diritto all’assegno mensile di assistenza di cui all’art. 13 della legge 30.03.1971 n. 118, deve essere calcolato computando nei redditi di qualsiasi natura assoggettabili all’IRPBF o esenti da detta imposta anche il reddito della casa adibita ad abitazione principale, in applicazione del combinato disposto dell’art. 14-septies del decreto legge 30 dicembre 1979 n. 663, convertito in legge 29 febbraio 1980 n. 33 e dell’art. 2 del decreto ministeriale 31 ottobre 1992 n. 553, in quanto, quale onere deducibile, facente parte del reddito assoggettabile all’Irpef”.
3. Il ricorso non è fondato.
La questione oggetto della presente controversia è stata oggetto di esame di questa Corte che si è pronunziata in senso sfavorevole all’INPS.
È stato infatti affermato che “In tema di pensione di inabilità, ai fini del requisito reddituale non va calcolato il reddito della casa di abitazione, in quanto l’art. 12 della legge n. 118 del 1971, rinvia per le condizioni economiche all’art. 26 della legge n. 153 del 1969, che, per la pensione sociale, esclude dal computo il reddito della casa di abitazione. Né rileva, in senso contrario, la previsione di cui all’art. 2 del d.m. n, 553 del 1992, che impone, ai fini assistenziali, la denuncia dei redditi al lordo degli oneri deducibili, in quanto la casa di abitazione non costituisce, a tale scopo, un onere deducibile, ma una voce di reddito” (cfr. Cass. 5 aprile 2012 n. 5479; Cass. 13 agosto 2012 n. 14456; Cass. 5 settembre 2013 n. 20387).
Lo stesso principio vale per l’assegno mensile d’invalidità, atteso che esso è concesso con le stesse condizioni e modalità previste per l’assegnazione della pensione di inabilità (cfr. art. 13, primo comma, L. 118/71).
In adesione al suddetto indirizzo, il ricorso deve pertanto essere rigettato.
Non v’è luogo a provvedere sulle spese del presente giudizio, essendo l’assistita rimasta intimata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.


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