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Tassa rifiuti: c’è ancora chi applica l’IVA

10 marzo 2015


Tassa rifiuti: c’è ancora chi applica l’IVA

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 marzo 2015



Spazzatura: il gestore della raccolta non può applicare l’IVA sulla tassa ambientale che ha natura tributaria.

Pur essendo ormai un orientamento consolidato da parte di tutti i tribunali d’Italia, in alcuni Comuni italiani si continua a far pagare l’Iva sulla tassa rifiuti, costringendo i contribuenti a un costoso e, a volte, interminabile calvario giudiziario per recuperare poche decine di euro. Evidentemente, però, i gestori del servizio rifiuti urbani, che si ostinano a fare orecchie da mercanti, tentano di spuntarla almeno con i meno attenti e incapaci di far valere i propri diritti. Questa è l’Italia: una nazione dove l’illegalità regna diffusa tanto nelle istituzioni quanto nella popolazione; dove l’una parte trova facile gioco nel giustificare la propria condotta (illecita) come risposta e reazione alla condotta (illecita) dell’altra.

Quando poi si tratta di sancire i sacrosanti diritti della popolazione, ci si imbatte in un alveare di informazioni lacunose, complicate o pilotate. Eppure, poche volte come in questo caso, si riscontra una unanime posizione della giurisprudenza: chi gestisce il servizio dei rifiuti urbani non può applicare l’Iva sulla imposta sui rifiuti. Un percorso interpretativo che i giudici hanno inaugurato quando ancora la tassa si chiamava TIA, per poi confermarlo con la TARSU e la TARES.

Oggi si chiama TARI, ma la sostanza non cambia: l’imposta ha natura tributaria e non è soggetta all’IVA. L’Imposta sul Valore aggiunto, infatti, colpisce la capacità contributiva e non certo i tributi che non sono indici di ricchezza dei contribuenti. Una capacità contributiva si manifesta, piuttosto, quando un soggetto acquista beni o servizi versando un corrispettivo, non quando paga un’imposta, sia pure “mirata” o “di scopo” cioè destinata a finanziare un servizio da cui trae beneficio il soggetto stesso.

È questa la sintesi di una sentenza di questa mattina [1] pubblicata dalla Cassazione.

Peraltro proprio il decreto che disciplina l’IVA [2] stabilisce che sono soggette a tale imposta solo le prestazioni di servizi “verso corrispettivo” e non quelle finanziate mediante imposte. Dunque solo dove sussista un “corrispettivo” sarà applicabile l’IVA così come sulle prestazioni di gestione, stoccaggio e deposito temporaneo, di rifiuti urbani e di rifiuti speciali nonché sulle prestazioni di gestione di impianti di fognatura e depurazione.

Una prestazione configura un’operazione imponibile ai fini IVA solo quando tra il prestatore e l’utente intercorra un rapporto nell’ambito del quale avvenga uno scambio di reciproche prestazioni, nel quale il compenso ricevuto dal prestatore costituisca il controvalore effettivo del servizio prestato all’utente. Questo rapporto di corrispettività non si trova certo nell’ambito delle imposte.

Quando, le nostre amministrazioni, impareranno questa semplice lezione?

note

[1] Cass. sent. n. 4723/15.

[2] Dpr 633/72 art. 3.

Autore immagine: 123rf com

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