HOME Articoli

Lo sai che? Istruzione scolastica dei figli: se i genitori non trovano un accordo

Lo sai che? Pubblicato il 10 marzo 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 10 marzo 2015

Nel caso in cui tra genitori sorga un contrasto in merito alla scelta della scuola cui iscrivere il figlio, la decisione può essere demandata al giudice il quale, salvo casi particolari, si orienta in favore della scuola pubblica; diversa la disciplina se si tratta di coppia separata o meno.

 

Diciamo la verità: non sempre per i genitori è facile accordarsi sulle questioni importanti relative alla vita dei figli; ciò avviene a volte anche se la famiglia è ancora unita e perciò a maggior ragione quando la coppia è separata.

Una di queste è rappresentata dalle scelte relative all’istruzione scolastica che, in presenza di contrasto tra genitori, possono essere demandate al giudice.

Il problema è stato affrontato in una recente pronuncia del Tribunale di Milano [1] che ha chiarito diversi aspetti della questione: sia quello più sostanziale (cioè relativo ai criteri che guidano in tali casi la scelta del giudice) sia quello di tipo processuale (cioè riguardante la disciplina giuridica che sottende questo genere di domanda).

La scelta del giudice

Quanto al primo aspetto, dalla pronuncia emerge che, se il caso in esame non evidenzi elementi in palese contrasto con l’interesse del figlio (si pensi a specifiche difficoltà di apprendimento o di inserimento nel gruppo dei coetanei, a esigenze di seguire un corso di studi in linea con la dotazione culturale o l’estrazione nazionale dei genitori ecc.), il giudice si orienta in favore della scuola pubblica sulla base dei canoni riconosciuti dall’ordinamento come idonei allo sviluppo culturale di qualsiasi soggetto minore residente sul territorio.

Le istituzione scolastiche pubbliche, infatti, sono espressione primaria e diretta del sistema nazionale di istruzione [2] e del diritto alla istruzione riconosciuto dalla Costituzione [3].

Le scuole private, quindi, possono essere favorite nella decisione del giudice volta a dirimere il conflitto, solo se emergano precisi elementi tali da ravvisare un concreto ed effettivo interesse del minore a frequentare un istituto scolastico diverso da quello pubblico.

Inoltre, si legge nel provvedimento, la preferenza del magistrato in favore della scuola pubblica rappresenta una scelta “neutra” che non rischia di condurre (se pur indirettamente) il minore verso determinate scelte educative o di orientamento culturale in generale [4]. Nel caso di specie, ad esempio, riguardante una minore che aveva già frequentato le scuole elementari all’interno di una prestigiosa scuola internazionale, il giudice evidenzia come far proseguire il percorso privato anche per le scuole medie finirebbe con il condizionare pressoché totalmente la scelta relativa alle scuole superiori, in quanto il minore non sarebbe più capace di inserirsi – con parità di preparazione e dotazione culturale – nel successivo percorso di studi.

La procedura

Sotto il profilo strettamente procedurale, il giudice meneghino chiarisce a quale disciplina giuridica vada fatto riferimento nell’ipotesi in cui sorgano divergenze tra i genitori su decisioni di maggior interesse per i figli minori.

Se (come nel caso in esame) il contrasto sia insorto tra genitori formalmente separati o divorziati, la domanda va ricondotta nell’ambito delle diposizioni riguardanti la “Soluzione delle controversie in caso di inadempienze o violazioni[5] dei provvedimenti del giudice.

Se, invece, il nucleo familiare (sposato o convivente) non sia ancora disgregato, va applicata la disciplina relativa ai “contrasti insorti nell’esercizio della responsabilità genitoriale” [6] poiché si tratta di una norma che ha la espressa finalità di conservare l’unità familiare. Tale disciplina potrà essere invocata da un genitore (coniugato o non coniugato) sempre che, tuttavia, la coppia parentale sia ancora convivente o, comunque, non ancora dotata di una regolamentazione giudiziale [7].

In altre parole, la formale separazione tra i genitori preclude l’applicazione della disciplina in tema di responsabilità genitoriale (applicabile nella fase non patologica del rapporto di coppia) e cede il passo ai provvedimenti previsti nel caso di inadempienze e violazioni [8] da parte di coppie separate.

Da ciò consegue che, quando persista il conflitto tra genitori separati che hanno la responsabilità genitoriale sul minore, al Tribunale non spetta individuare quale tra loro sia meglio in grado di prendere la decisione più conveniente nell’interesse del figlio (come sarebbe nel caso di contrasti insorti nell’esercizio della responsabilità genitoriale [9]), bensì quella di assumere la decisione in prima persona.

note

[1] Trib. di Milano, decr. 4.02.15.

[2] Art. 1 L. 10 marzo 2000 n. 62 recante “Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione”.

[3] Art. 33 c. II Cost.: La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”.

[4] Trib. Milano, decr. del 29.07.2014.

[5] Art. 709 ter cod. proc. civ.: “Per la soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della potestà genitoriale o delle modalità dell’affidamento è competente il giudice del procedimento in corso. Per i procedimenti di cui all’articolo 710 è competente il tribunale del luogo di residenza del minore.

A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:

1) ammonire il genitore inadempiente; 2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore; 3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro; 4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende”.

[6] Art. 316 cod. civ.

[7] Cass. sent. n. 233 del 18.01.1990;Trib. Varese, decr. 19.07.2011; Cass. sent. n. 4945/13; Cass. 9339/97.

[8] Cfr. decr. Trib. Milano, 17.11.2014.

[9] Art. 316 c. 5 cod. civ.: “Il giudice, sentiti i genitori ed il figlio, se maggiore degli anni quattordici, suggerisce le determinazioni che ritiene più utili nell’interesse del figlio e dell’unità familiare. Se il contrasto permane il giudice attribuisce il potere di decisione a quello dei genitori che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l’interesse del figlio”.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI