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Divieto di fumo: quando c’è responsabilità aziendale

4 Maggio 2016
Divieto di fumo: quando c’è responsabilità aziendale

Non bastano le circolari ad escludere la responsabilità dell’azienda nel danno da fumo passivo. Cosa deve riportare il cartello di divieto e come effettuare i controlli.

La Cassazione ha di recente confermato la responsabilità dell’azienda nei confronti del lavoratore se il divieto di fumo non viene di fatto applicato sul posto di lavoro. In mancanza di esplicito divieto e di applicazione della normativa, viene comminato anche il risarcimento per danno biologico.

La normativa relativa al divieto di fumo

Andiamo indietro con gli anni per fare chiarezza sulla normativa di riferimento relativa al divieto di fumo.

Il divieto di fumo nei luoghi di lavoro è sancito già dal 2003 [1] e da allora gli effetti in termini di riduzione del numero di fumatori sono stati rilevanti, così come la riduzione dei luoghi chiusi nei quali sia consentito fumare. Evidentemente la legge si applica più che mai sul luogo di lavoro, per il quale la normativa rende esplicito un divieto assoluto. Ecco uno stralcio del testo delle FAQ relative alla normativa, nelle quali si specificano tutti i luoghi in cui vige il divieto assoluto:

Il divieto di fumo trova applicazione in tutti i locali chiusi, pubblici e privati, escluso le residenze private e i locali idonei per i fumatori”.

Il caso della responsabilità aziendale per divieto di fumo non ottemperato

Secondo la corte di Appello di Roma il lavoratore che rilevi nella propria azienda e in generale sul posto di lavoro la mancanza di opportune misure volte a prevenire la nocività dell’ambiente lavorativo, nonché la mancanza di misure sanzionatorie a tutela del divieto ha diritto ad un risarcimento per il danno biologico eventualmente causato da tali condizioni.

Il caso ha fatto molto scalpore perché l’azienda in questione era la RAI, e la lavoratrice in questione una giornalista del TG3 a cui è stato riconosciuto un danno biologico del 15% (avvalorato da perizie che riconducevano la patologia riscontrata nella lavoratrice al fumo passivo).

Anche la Cassazione [3] ha confermato questo orientamento, respingendo il ricorso dell’azienda che si era limitata a richiamare le circolari e le disposizioni vigenti sul posto di lavoro (senza tuttavia allegarle), senza specificare l’effettiva applicazione di sanzioni disciplinari in caso di violazione del divieto. Secondo la Suprema corte il cosiddetto “approccio persuasivo e non repressivo” non esclude dunque la responsabilità dell’azienda per il danno causato.

Per ulteriori approfondimenti relativi alla responsabilità del datore di lavoro relativamente all’applicazione del divieto di fumo, puoi consultare anche il nostro approfondimento Fumo passivo al lavoro il datore è responsabile.

Come devono verificarsi i controlli per il divieto di fumo

Con riferimento ai controlli, con una circolare il Ministero della Salute nel 2004 [2] specifica come sia necessario che nei locali condotti da soggetti privati, il responsabile della struttura, ovvero dipendente o collaboratore da lui formalmente delegato, richiamerà i trasgressori all’osservanza del divieto e curerà che le infrazioni siano segnalate ai pubblici ufficiali e agli agenti competenti.

La circolare specifica come ai soggetti responsabili della struttura o alla persona incaricata ricadono gli obblighi di:

  • richiamare formalmente i trasgressori all’osservanza del divieto di fumare;
  • segnalare, in caso di inottemperanza al richiamo, il comportamento del o dei trasgressori ai pubblici ufficiali e agli agenti ai quali competono la contestazione della violazione del divieto e la conseguente redazione del verbale di contravvenzione.

Deve essere inoltre specifica cura dei responsabili aziendali esporre nei locali in cui vige il divieto cartelli di divieto di fumo in maniera visibile.

Cosa deve indicare il cartello di divieto di fumo?

Sul cartello indicante il divieto di fumo ci deve essere la scritta “VIETATO FUMARE”, integrata dalle seguenti indicazioni:

  • norma che impone il divieto (Legge 16 gennaio 2003, n. 3, art. 51);
  • sanzioni applicabili;
  • soggetto/i incaricato/i di vigilare sull’osservanza del divieto di fumo;
  • autorità cui compete accertare e contestare le infrazioni.

note

[1] L. 3/2003 “Tutela della salute dei non fumatori”

[2] Ministero della Salute, Circolare del 17/12/2004

[3] Cassazione, sent. n. 4211 del 3 marzo 2016


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