Senato, fine del bicameralismo perfetto: riforma della Costituzione approvata

11 marzo 2015


Senato, fine del bicameralismo perfetto: riforma della Costituzione approvata

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 marzo 2015



Senatori rappresentanti delle Regioni, numero ridotto a un terzo, modifica dell’iter di approvazione delle leggi: come cambia la Costituzione.

La Camera ha approvato la riforma della Costituzione che pone fine al bicameralismo perfetto, ossia all’identità di ruoli e poteri tra la Camera dei Deputati e la Camera dei Senatori. Il tutto al fine di rendere più veloce il processo di approvazione delle nostre leggi.

A cambiare sarà il Senato che, dalla riscrittura della Costituzione, viene fuori con poteri e composizione completamente diversi dal passato.

Quanti saranno i componenti del Senato?

Saranno circa un terzo rispetto ad oggi: passerano cioè da 315 a 85.

Chi eleggerà i “nuovi” senatori?

Non saranno più i cittadini, con le consuete elezioni, a nominare i senatori (cosiddetta elezione diretta), attraverso le due schede elettorali che ci venivano consegnate al seggio (una per il Senato e una per la Camera). Da oggi in poi, infatti, avremo una sola scheda da compilare e sarà quella della Camera dei deputati.

Invece, per il Senato sarà prevista una elezione di “secondo grado”: questo significa che i suoi membri saranno scelti dalle autonomie territoriali (v. Regioni).

I 95 senatori saranno ripartiti tra le regioni in base al loro peso demografico. I consigli regionali eleggeranno con metodo proporzionale i senatori tra i propri componenti ma uno per ciascuna dovrà essere un sindaco. La ripartizione dei seggi tra le varie regioni è effettuata in base alla loro popolazione (ma nessuna regione può avere un numero di senatori inferiore a due e ciascuna delle province di Trento e di Bolzano ne ha due). I senatori all’interno di ogni regione sono eletti con metodo proporzionale, per dare adeguata rappresentanza a tutte le forze politiche.

Insomma, il Senato non sarà espressione della volontà dei cittadini, ma solo il centro di rappresentanza delle istituzioni territoriali.

Il Presidente della Repubblica potrà nominare fino a cinque senatori, in carica sette anni, individuati tra personalità con altissimi meriti (si aggiungono gli ex presidenti della Repubblica in qualità di senatori di diritto e a vita).

Come saranno approvate le leggi?

La regola non sarà più quella del passaggio dei disegni di legge tra le due Camere, con approvazione del medesimo testo da parte di entrambe: al contrario, questa procedura (ossia quella classica ad approvazione bicamerale), sarà riservata solo a un elenco limitato di materie (leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari e altre ancora relative ai rapporti normativi con l’Unione europea).

Per gli altri casi, sarà richiesto il solo sì della sola Camera e al Senato resterà una funzione residuale. Esso potrà, cioè,  chiedere di esaminare i disegni di legge già votati. Ma le proposte di correzione decise da Palazzo Madama dovranno poi passare nuovamente dai deputati ai quali sarà comunque data l’ultima parola e spetterà di pronunciarsi in via definitiva.

In particolare, il Senato potrà, entro dieci giorni e su richiesta di un terzo dei suoi componenti, disporre di esaminare i progetti di legge approvati dall’altro ramo del Parlamento. Le correzioni deliberate dal Senato entro i successivi trenta giorni sono sottoposte all’esame della Camera dei deputati, alla quale spetta la parola finale.

Anche i disegni di legge di bilancio seguono il procedimento monocamerale, con la differenza che il loro esame da parte del Senato, dopo l’approvazione della Camera, avviene in via automatica – quindi senza bisogno della richiesta di un terzo dei componenti e della successiva decisione da parte di Palazzo Madama – e il termine per deliberare proposte di modificazione è di quindici giorni dalla data della trasmissione del testo da parte della Camera.

Come cambia il rapporto di “fiducia” col Governo?

Il rapporto di fiducia con il Governo – dal quale dipende la stabilità di quest’ultimo e l’eventuale sfiducia – spetterà solo sola Camera che mantiene nelle proprie mani la “funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell’operato del Governo”.

Quanto dureranno in carica i “nuovi” senatori?

La loro nomina sarà vincolata alla durata del mandato dell’organo dell’istituzione territoriale da cui sono stati eletti. Questo significa che non ci saranno mai delle vere e proprie elezioni del Senato, né quest’ultimo potrà mai essere sciolto, visto che i suoi membri cambieranno, di volta in volta, a seconda del rispettivo mandato.

Spariscono le materie competenza concorrente

Spariscono le materie concorrenti tra Stato e Regioni, ossia quelle in cui lo Stato detta le disposizioni generali e le singole Regioni le attuano con leggi proprie all’interno di tale cornice.

Lo Stato inoltre si riappropria di materie fondamentali la cui frammentazione legislativa nelle diverse Regioni aveva creato non pochi problemi per gli investimenti delle imprese.

Tornano in capo allo Stato materie come produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione d’interesse nazionale e relative norme di sicurezza; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale; ordinamento delle professioni e della comunicazione.

Addio alle Province

Sparisce dalla Costituzione la parola “Province”: restano solo i Comuni, le Città metropolitane, le Regioni e, ovviamente, lo Stato.

In via transitoria, ci saranno gli “enti di area vasta”, che si riferisce alle vecchie Province in via di smantellamento.

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1 Commento

  1. Trovo la riforma del Senato un pasticcio indecoroso, che squalifica governanti e giuristi italiani. Fermo restando che si può – ovviamente – fare meglio, si poteva semplicemente riprodurre i pochissimi, logici e chiari articoli che, nella Costituzione federale tedesca, disciplinano il Bundesrat (peraltro indicato come modello dal Governo: sottosegretario Delrio).

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