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TFR al fondo pensione complementare, quando può essere liquidato?

11 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 marzo 2015



Quali sono le ipotesi in cui possiamo ottenere la liquidazione del trattamento di fine rapporto, anche se è stato conferito a un fondo?

 

Domanda: Mi sono licenziato lo scorso 31 gennaio. Il TFR è versato in un fondo di previdenza complementare. Vorrei sapere se e quando posso richiederne la liquidazione.

 

Risposta: secondo la normativa [1], per chi sceglie il conferimento del TFR verso un fondo di previdenza complementare, il diritto alla prestazione non è raggiunto al termine del rapporto lavorativo, ma solo al raggiungimento dei requisiti pensionistici.

È comunque possibile chiedere delle anticipazioni, trasferire o riscattare la propria posizione; nello specifico, possono essere domandate anticipazioni nei seguenti casi:

– effettuazione di spese sanitarie, a seguito di gravissime situazioni relative a sé, al coniuge e ai figli, per terapie ed interventi straordinari, riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche ; sarà possibile richiedere l’ anticipazione in qualsiasi momento, e fino al 75% di quanto maturato nel fondo.

acquisto o ristrutturazione della prima casa di abitazione, per sé o per i figli: sarà possibile ottenere le somme dopo otto anni di iscrizione al Fondo, e fino al 75% della posizione maturata.

ulteriori esigenze dell’iscritto: sarà possibile richiedere l’anticipo dopo otto anni di adesione, e fino al 30% di quanto maturato.

Esiste, altresì, per l’aderente, come poc’anzi accennato, il diritto di riscatto della somma maturata nel fondo, che può essere sia parziale che totale.

Per quanto riguarda il secondo beneficio, ovvero il riscatto dell’intera posizione individuale maturata, può essere ottenuto per invalidità permanente (che comporti la riduzione a meno di un terzo della capacità lavorativa), o in caso di cessazione del contratto di lavoro, con successiva disoccupazione superiore a 48 mesi . Se, tuttavia, tali casistiche si verificassero nei 5 anni che precedono la maturazione dei requisiti di accesso alla pensione, non sarà possibile ottenere il riscatto, ma dovrà essere domandata direttamente la prestazione pensionistica complementare.

Per quanto concerne il riscatto parziale (fino al 50% del totale maturato), esso è esercitabile nelle seguenti ipotesi:

-in caso di cessazione dell’attività di lavoro, con conseguente disoccupazione per un periodo minimo di 12 mesi, e massimo di 48;

– in seguito a procedure di mobilità;

– nell’ipotesi di cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria (CIG o CIGS), se a zero ore, e della durata di almeno 12 mesi.

Invece, nella semplice casistica di perdita dei requisiti di partecipazione al fondo (per licenziamento o dimissioni, ad esempio, non rilevando la successiva inoccupazione), sarà possibile trasferire la propria posizione in un’altra forma pensionistica ausiliaria: quanto trasferito non sarà tassato, trattandosi di un’operazione fiscalmente neutra, e consentirà la continuità nella costruzione della pensione integrativa.

Lei non precisa se abbia già maturato o meno i requisiti per la pensione di anzianità, anticipata o di vecchiaia: qualora li abbia raggiunti, e possieda almeno cinque anni di contribuzione, può richiedere la liquidazione del TFR sotto forma di capitale o sotto forma di rendita vitalizia (ovvero pensione complementare).

Qualora preferisca la prima ipotesi, potrà ricevere il 100% in capitale solo se, convertendo il 70% dell’ammontare finale in rendita, otterrà u trattamento annuale inferiore alla metà del valore dell’assegno sociale [2].

Nelle altre ipotesi, avrà il diritto di ricevere sotto forma di capitale fino alla metà del montante maturato, mentre il restante 50% dovrà essere convertito in rendita.

La pensione integrativa, vitalizia, varierà a seconda delle somme accantonate e dell’età. La “trasformazione” del capitale in una rendita avviene, difatti, applicando dei coefficienti di conversione legati all’andamento demografico della popolazione , e differenziati per età e per sesso. In sintesi, più consistenti saranno il capitale accumulato e/o l’età al pensionamento, più alto sarà l’importo del trattamento.

note

[1] D.Lgs. n. 252/2005.
[2] Art. 3, Co. 6 e 7, Legge 335/1995.

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2 Commenti

  1. Scusate, molti dipendenti della mia azienda, al momento della risoluzione del rapporto di lavoro mobilità o per risoluzione consensuale, hanno preso in Totò la quota maturata nel fondo pensione.

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