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Demansionamento: quando le mansioni possono considerarsi “inferiori”

11 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 marzo 2015



Devono considerarsi inferiori mansioni che, rispetto alle precedenti, comportino un utilizzo solo parziale delle competenze acquisite dal lavoratore, un basso grado di autonomia e discrezionalità nel loro esercizio.

La legge prevede che al lavoratore debbano essere assegnate mansioni corrispondenti al livello e all’inquadramento stabiliti al momento dell’assunzione, oppure – in caso di mutamento successivo di mansioni – incarichi equivalenti a quelli fino a quel momento svolti [1].

Quando invece al lavoratore vengono assegnate mansioni inferiori si parla di demansionamento, ritenuto dalla legge – salve alcune eccezioni – illegittimo.

Per capire se le nuove mansioni affidate siano o meno “inferiori” rispetto alle precedenti è necessario fare un confronto tra ciò che si faceva prima ed i nuovi incarichi assegnati.

Dovranno quindi considerarsi “mansioni inferiori” quelle che comportano [2]:

– una utilizzazione solo parziale o nulla delle competenze acquisite nel tempo dal lavoratore (si pensi all’impiegato addetto a tenere la contabilità dell’azienda, che venga invece assegnato al banco come venditore o al magazzino; all’impegato allo sportello di una società elettrica, al quale vengano invece assegnate mansioni di letturista dei contatori);

minore responsabilità e minore autonomia decisionale (ad esempio il capo reparto o il capo area di un’azienda, cui vengano successivamente assegnate mansioni ripetitive, elementari, per il compimento delle quli serva l’autorizzazione di altri colleghi);

– un coinvolgimento nel processo produttivo inferiore al precedente (si pensi alla responsabile di un punto vendita, solitamente coinvolta nella scelta dei prodotti e nell’allestimento delle vetrine, alla quale vengano poi assegnate mansioni di semplice commessa, addetta solo alla vendita).

In caso di assegnazione a mansioni inferiori, che abbiano quindi in tutto o in parte le caratteristiche sopra descritte, il lavoratore potrà ricorrere al Giudice del Lavoro per ottenere:

– l’attribuzione delle mansioni stabilite al momento dell’assunzione, o comunque equivalenti, che gli consentano di sfruttare e migliorare le competenze acquisite nel tempo, avere la stessa responsabilità e autonomia precedenti, lo stesso coinvolgimento nell’attività aziendale;

– la condanna dell’azienda a risarcire al lavoratore il danno morale e professionale subito a causa dell’assegnazione a mansioni non corrispondenti a quelle per le quali era stato assunto.

Eccezioni al divieto di demansionamento si hanno in alcune specifiche ipotesi che giustificano l’assegnazione di mansioni inferiori, come unica soluzione per evitare il licenziamento: ad esempio in caso di aggravamento dello stato di salute del lavoratore, tale da impedirgli di svolgere le mansioni originariamente assegnate, quando non sia possibile attribuirgli incarichi equivalenti; eliminazione di un reparto aziendale, in alternativa al licenziamento per giustificato motivo oggettivo; accordi sindacali finalizzati a conservare i posti di lavoro nell’azienda in crisi.

Ovviamente in questi casi l’assegnazione a mansioni inferiori dovrà avvenire mantenendo la stessa retribuzione precedentemente stabilita.

note

[1] Art. 2013 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 13941 del 16.06.2009.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. il vostro articolo mi e’ stato segnalato dal mio sindacalista di riferimento, che cosi’ mi ha risposto, tramite voi, a dei dubbi che ancora avevo dopo un anno dall’avvenuto demansionamento

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