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Lo sai che? Pignoramento: se i beni che l’ufficiale giudiziario trova sono insufficienti

Lo sai che? Pubblicato il 11 marzo 2015

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Esecuzione forzata: la ricerca dei beni mobili, immobili o dei crediti vantati presso terzi e le modalità per consultare l’anagrafe tributaria.

Quando l’ufficiale giudiziario che effettua il pignoramento, su richiesta del creditore, si rende conto che i beni mobili presenti presso il debitore sono di valore insufficiente rispetto al credito per il quale agiste, o i tempi per la loro vendita potrebbero allungarsi in modo eccessivo, invita il debitore medesimo a indicare ulteriori beni da pignorare.

Il debitore, a questo punto, deve fornire un’esatta indicazione non solo dei beni mobili di sua proprietà (anche se si trovano altrove o in possesso di terzi), ma anche di conti correnti, stipendi, crediti verso terzi, immobili, ecc.

Facciamo un esempio. Se l’ufficiale giudiziario, recatosi per fare il pignoramento a casa del debitore, si rende conto che c’è solo un vecchio divano e un televisore che vale meno del credito azionato, domanda al debitore se questi ha altri beni pignorabili. Il debitore non potrà mentire, pena una sanzione di carattere penale. Egli sarà, quindi, tenuto a rivelare se possiede un’auto che, in quel momento, ha affidato in comodato a un parente; se possiede un motociclo nel garage; se è titolare di crediti in corso di erogazione (come quelli maturati per via un rapporto di agenzia, ecc.); ecc.

Ecco perché, molto spesso, il creditore che non abbia idea di dove siano i beni del debitore, potrebbe procedere prima a un pignoramento mobiliare, proprio allo scopo di sollecitare la “confessione” del debitore (una sorta di autodenuncia).

In ogni caso, oggi, con la recente riforma, il creditore può anche chiedere all’ufficiale giudiziario che, al fine di reperire i beni da sottoporre a esecuzione forzata, consulti anche le banche dati delle pubbliche amministrazioni, come l’anagrafe tributaria, l’anagrafe dei conti correnti o il PRA. Il che implica che ogni altro espediente necessario a rintracciare i beni da pignorare risulterà secondario: e questo per via della maggiore affidabilità che offrono le banche dati del fisco e delle P.A. rispetto alle dichiarazioni del debitore.

INVITO DELL’UFFICIALE GIUDIZIARIO A INDICARE ALTRI BENI

Per ritornare all’invito, fatto al debitore, di indicare altri beni da pignorare, da parte dell’ufficiale giudiziario, quest’ultimo mette la dichiarazione a verbale che egli stesso sottoscrive.

Se il debitore indica:

cose mobili: in tal caso, dal momento della dichiarazione sono considerate pignorate e l’ufficiale giudiziario provvede ad accedere al luogo in cui si trovano;

crediti o cose mobili che sono in possesso di terzi: in tal caso il pignoramento si considera perfezionato nei confronti del debitore esecutato dal momento della dichiarazione;

beni immobili: in tal caso il credito procede secondo le normali regole dell’esecuzione forzata immobiliare.

RICHIESTA AL GIUDICE DI INTEGRAZIONE

Nel caso del pignoramento mobiliare, se il creditore ritiene che il valore di presumibile realizzo dei beni pignorati sia inferire al credito, può depositare (entro 90 giorni dall’avvenuto pignoramento) istanza al giudice dell’esecuzione con richiesta di ordinare l’integrazione del pignoramento.

Se il giudice autorizza, l’ufficiale giudiziario riprende senza indugio le operazioni per cercare ulteriori beni.

RICERCA DEI BENI DA PARTE CON L’ANAGRAFE TRIBUTARIA

Su richiesta del creditore, previamente autorizzato dal Presidente del Tribunale, l’ufficiale giudiziario può ricercare le cose o i crediti da pignorare attraverso una richiesta ai gestori dell’anagrafe tributaria e di altre banche dati pubbliche (v. PRA).

Nel caso in cui il debitore sia un imprenditore commerciale, l’ufficiale giudiziario, nei casi di insufficiente valore dei beni (previa istanza del creditore procedente e con spese a carico di questi), invita il debitore a indicare il luogo ove sono tenute le scritture contabili e nomina un commercialista o un avvocato o un notaio iscritti in un elenco tenuto dal tribunale per il loro esame al fine dell’individuazione di cose e crediti pignorabili.


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