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Lo sai che? Pensioni 2015, quando si possono utilizzare i vecchi requisiti d’età

Lo sai che? Pubblicato il 13 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 marzo 2015

Ecco un’importante eccezione ai nuovi requisiti d’età per l’accesso alla pensione.

Con l’avvento della riforma Monti-Fornero [1], si sono notevolmente inaspriti i requisiti per maturare i trattamenti pensionistici, sia dal punto di vista dell’età, che da quello delle annualità di contribuzione.

Esistono, tuttavia, diverse deroghe in merito ai suddetti parametri, alcune abbastanza note, come l’Opzione Donna, altre semi-sconosciute, come la cosiddetta “cristallizzazione dei requisiti”: vediamo insieme questa notevole eccezione in merito ai requisiti d’età, ricordando che i nuovi incrementi per aspettativa di vita saranno applicati anche a questa situazione, così come troverà applicazione il calcolo contributivo per i contributi accantonati a partire dal 2012.

La “cristallizzazione dei requisiti”, meglio conosciuta come “Salvaguardia del diritto” è un’importante deroga (che non va confusa con i singoli decreti di salvaguardia) che riguarda quei lavoratori che avevano raggiunto i requisiti di età e/o di contribuzione per maturare il trattamento entro il 31.12.2011, con la vecchia disciplina.

Per tutti questi soggetti, la Manovra stessa prevede espressamente una norma di salvaguardia, che consente l’accesso alla pensione con la previgente disciplina, sia per quanto concerne i parametri, che per l’utilizzo delle finestre, che continueranno ad applicarsi. Ciò che conta, per rientrare in quest’ipotesi, è la maturazione dei requisiti entro il 2011, non rilevando la reale fruizione del trattamento, che, per effetto, appunto, delle finestre, nella maggior parte dei casi sarebbe risultata posteriore al 31.12.2011.

Ricordiamo che i parametri d’età per il trattamento di vecchiaia previsti dalla previgente normativa erano:

– entro il 31.12.2011, 60 anni per le dipendenti private, 61 per le pubbliche e 65 per gli uomini;

– entro il 31.12.2012, sarebbero dovuti essere sempre 60 anni per le dipendenti private, ma era previsto un notevole aumento per le dipendenti della P.A., a ben 65 anni, cioè lo stesso parametro previsto per gli uomini;

– nel 2013, ognuno dei requisiti sarebbe dovuto essere aumentato di 3 mesi (ovvero, 60 anni e 3 mesi per le dipendenti private, 65anni e 3 mesi per le lavoratrici del settore pubblico e per gli uomini);

-nel 2014, era previsto il solo aumento di un mese per le lavoratrici del settore privato, che arrivavano dunque a 60anni e 4 mesi;

-nel 2015, era stato contemplato un ulteriore aumento, a 60 anni e 6 mesi, per le sole private, fermo restando il requisito di 65 anni e 3 mesi per gli uomini e le pubbliche dipendenti.

Per effetto dei nuovi adeguamenti alla speranza di vita, vigenti a partire dal 2013, ecco quali sono gli incrementi da applicarsi a chi possa ancora fruire dei precedenti requisiti per la pensione di vecchiaia:

– Il riferimento di 60 anni per le lavoratrici private, 61 per le pubbliche e 65 per gli uomini è incrementato di 3 mesi nel triennio 2013-2015, di altri 4 mesi nel triennio 2016-2018, di altri 4 mesi nel biennio 2019-20121, e successivamente subirà aumenti di 3 mesi a cadenza biennale.

Saranno dunque questi ultimi i parametri a cui riferirsi per fruire della salvaguardia del diritto: essa si realizza automaticamente, senza bisogno né di apposita domanda, né di cessare il rapporto di lavoro; ad esempio, se Tizia, dipendente P.A., ha maturato 61 anni d’età, richiesti per la vecchiaia, poniamo, il 30.11.2011, ma ha comunque continuato a lavorare, per pensionarsi nel 2015 non ha bisogno di rispettare il requisito di 66 anni e 3 mesi d’età, ma le basterà il vecchio parametro di 61 anni, a cui dovranno essere aggiunti 3 mesi delle nuove aspettative alla speranza di vita.

Non ha dunque alcun riguardo né la cessazione del rapporto di lavoro dipendente, né la presentazione della domanda entro la medesima data del 31.12.2011, per utilizzare il beneficio. Difatti, il soggetto in possesso al 2011 dei requisiti per fruire del trattamento di vecchiaia (ma lo stesso principio vale anche per la pensione di anzianità), può chiedere all’Ente previdenziale di appartenenza il rilascio della certificazione del diritto a pensione. Tale documento, è bene chiarirlo, presenta esclusivamente una funzione informativa ,o, meglio, dichiarativa, e non ha, pertanto, carattere costitutivo del diritto, la cui esistenza è dovuta al realizzarsi della fattispecie normativa.

Bisogna inoltre ricordare che le vecchie finestre (di 12 mesi per i dipendenti, e di 18 mesi per i lavoratori autonomi)debbano essere applicate a chi beneficia della presente deroga, poiché rileva, da questopunto di vista, la disciplina previgente.

La salvaguardia del diritto non è, comunque, l’unica importante eccezione ai parametri d’età post- Riforma: esistono altre deroghe, come l’Opzione Donna, il Salvacondotto per i nati nel 1951 e 1952, i decreti di salvaguardia , i benefici legati al possesso d’invalidità…Tuttavia, la cosiddetta “cristallizzazione dei requisiti” resta senza dubbio l’eccezione più stabile nel tempo e meno soggetta a limitazioni e contingentamenti.

note

[1] D.L. 201/2011.

Autore immagine: 123rf com


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