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Giustizia telematica: l’accesso all’anagrafe tributaria per la ricerca dei beni da pignorare

13 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 marzo 2015



Una conquista di civiltà e di efficiente giustizia, nella lenta ma inesorabile innovazione telematica dell’organizzazione giudiziaria, è l’affermazione del principio dell’accesso telematico alle banche dati dell’anagrafe tributaria per il reperimento dei beni del proprio debitore.

Con una sentenza dello scorso anno [1] il Consiglio di Stato ha confermato quanto aveva deciso il TAR del Lazio [2] circa la possibilità, per un contribuente, di accedere ai dati finanziari di un altro contribuente, al fine di esercitare il proprio diritto alla difesa giudiziale: si è così dato un ulteriore impulso alla riforma della giustizia sotto il profilo dell’innovazione telematica, iniziata con il decreto legge sulla riforma della giustizia civile.

Si tratta di una sentenza importante e decisiva per perché afferma il principio, già condiviso dal Garante della privacy, secondo cui il diritto alla privacy sui redditi dei cittadini trova un limite nell’esigenza di un soggetto che intende esercitare il diritto di difendersi in giudizio [3].

Corollario di tale principio è l’affermazione che le informazioni presenti nell’anagrafe tributaria, contenenti i dati finanziari dei contribuenti, sono accessibili a tutti ogni volta che entri in gioco un diritto costituzionalmente tutelato: la segretezza sui redditi e sui conti in banca cede il passo al diritto di un creditore che voglia esercitare i propri diritti.

Questo vale sia in sede di contenzioso ordinario, sia in fase di eventuale esecuzione forzata, per la cui realizzazione si rende necessario il disvelamento dei beni pignorabili del debitore condannato.

Ora ci sono ragioni di coerenza con lo spirito della riforma, in una visione costituzionalmente orientata della difesa giudiziale dei propri diritti, che il creditore in possesso di un titolo esecutivo (decreto ingiuntivo, sentenza esecutiva, assegno, etc.) possa essere autorizzato, dal presidente del Tribunale, ad avviare la procedura finalizzata all’ottenimento, dai gestori delle banche dati, delle informazioni necessarie sui beni del debitore, pur in mancanza degli ancora non emanati decreti attuativi [4].

In particolare, il creditore una volta autorizzato può anzitutto chiedere all’ufficiale giudiziario, dopo aver pagato il relativo contributo unificato, di accedere in modalità telematica alla banche dati del fisco, già funzionali per qualsiasi ricerca di beni o redditi di un soggetto.

Ma nel caso che l’ufficiale giudiziario non riesca a trovar alcunché per inadeguatezza delle strutture informatiche in proprio possesso, il creditore può ottenere personalmente, o tramite il proprio avvocato, dai gestori delle banche dati, come l’Agenzia delle Entrate, le informazioni necessarie per procedere all’esecuzione forzata [4].

A tale interpretazione garantista del diritto di difesa non può opporsi alcuna lesione della privacy dei gestori delle banche dati, perché il creditore viene autorizzato ad accedere a tali informazioni non direttamente tramite la propria strumentazione informatica, come il PC o il computer di studio del difensore, bensì solo tramite il gestore delle informazioni, in modo che le interrogazioni siano effettuate solo da questi. Ed resta comunque necessaria la previa autorizzazione del Presidente del Tribunale.

note

[1] Cons. St. sent. n. 2472/2014

[2] Tar Lazio sent. n. 9036/2013.

[3] Si rimanda all’articolo https://www.laleggepertutti.it/56533_esecuzione-forzata-la-nuova-ricerca-telematica-dei-beni-da-pignorare per un esaurente riassunto delle principali innovazioni e modifiche degli articoli del codice di procedura civile sull’esecuzione forzata, con indicazioni operative per il processo esecutivo.
[4]
Secondo quanto dispone il nuovo art. 155-quater disp. att. cod. proc. civ. introdotto dalla riforma.

[5] È quindi opportuno precisare tale eventualità nella domanda di autorizzazione al Presidente del Tribunale, in modo da non essere costretti a fare una seconda domanda. Una prima pronuncia in tale senso si è avuta pochi giorni fa dal Tribunale di Modena, in data 3 febbraio 2015: si veda un commento nell’articolo https://www.laleggepertutti.it/78930_creditori-le-ricerche-nellanagrafe-tributaria-dei-beni-del-debitore-sono-gia-operative.


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