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Notifiche: il servizio “Seguimi” di Poste Italiane non è opponibile al fisco

15 marzo 2015


Notifiche: il servizio “Seguimi” di Poste Italiane non è opponibile al fisco

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 marzo 2015



Non si può opporre a Equitalia e Agenzia delle Entrate la mancata notifica dell’avviso di pagamento se il postino sbaglia indirizzo.

Atti fiscali insensibili al servizio “Seguimi” di Poste Italiane, attivato su richiesta del contribuente. Così, se il postino, per errore, non consegna il plico nel nuovo indirizzo segnalato dal cittadino, ma lo lascia al vecchio recapito, la notifica si considera ugualmente valida.

A dirlo è la Commissione Tributaria di Perugia in una recente sentenza. Cerchiamo di capire meglio il perché.

Consegna personalizzata “Seguimi”

Poste Italiane ha messo in piedi, da qualche anno, un servizio a vantaggio di chi trasferisce il proprio domicilio o residenza in un altro luogo (anche all’estero) e non ha fatto in tempo a comunicarlo a quanti, nel frattempo, potrebbero inviargli corrispondenza, pacchi o raccomandate varie. Grazie a questo servizio (a pagamento), l’addetto dell’ufficio postale consegna tutta la posta al nuovo indirizzo dell’utente benché sulla busta sia stato indicato il vecchio. In tal modo, i cittadini non perdono la corrispondenza e ottengono l’inoltro al nuovo recapito di tutta la corrispondenza o solo delle raccomandate.

“Seguimi” non è opponibile al fisco

“Seguimi” però non vale per gli atti dell’amministrazione finanziaria. O meglio, se il postino sbaglia e recapita l’atto tributario alla vecchia residenza anagrafica, la notifica a mezzo posta si considera ugualmente valida.

Infatti, secondo la sentenza in commento, una cosa è il rapporto tra utente e Poste Italiane, e un’altra è quello tra contribuente e Fisco. Quest’ultimo è insensibile agli accordi contrattuali stipulati con l’ufficio postale, trattandosi di questi “private” che, non essendo richiamate dalle norme tributarie, non possono essere opposte né ad Equitalia né all’Agenzia delle Entrate.

Al contribuente, quindi, non rimane che rivalersi contro Poste Italiane per l’inadempimento contrattuale ed, eventualmente, chiedere il risarcimento del danno.

Sbaglia dunque il contribuente a fidarsi ciecamente del postino e a non controllare, di tanto in tanto, nella precedente cassetta della posta. La possibilità di farla franca, evitando il pagamento per difetto di notifica, solo perché la cartella esattoriale è stata lasciata al vecchio indirizzo non garantisce margini di successo. In tal caso, dunque, i giudici rigetteranno l’opposizione e, probabilmente, si verrà anche condannati alle spese processuali.

La vicenda

Un contribuente, nell’opporsi a una cartella di Equitalia, lamentava di non aver ricevuto alcun atto, avendo attivato, presso Poste italiane, il servizio “Seguimi”, con l’indicazione del nuovo indirizzo al quale le cartelle non erano mai state notificate. L’agente della riscossione ribadiva invece la regolarità della notifica, producendo in giudizio la documentazione relativa alla consegna eseguita però alla casa comunale per irreperibilità del contribuente. Ad avviso del contribuente, però, il procedimento era nullo poiché la ricerca del destinatario era stata eseguita all’indirizzo relativo alla sua precedente residenza anagrafica, e non nel diverso luogo prescelto, da questi stesso, per il recapito della corrispondenza con il servizio “Seguimi”.

La sentenza

I giudici hanno chiarito, invece, che il contratto stipulato dall’utente con Poste italiane per l’attivazione del servizio “Seguimi” è irrilevante nel procedimento di notifica, in quanto eventuali disservizi vanno contestati all’ente stesso per inadempienza contrattuale.

note

[1] CTP Perugia, sent. n. 40/15.

Autore immagine: 123rf com

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