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Tre step per tutelare la propria pensione

6 Maggio 2016 | Autore:
Tre step per tutelare la propria pensione

Alcuni suggerimenti per controllare la propria pensione e valutare se diversificare il proprio investimento

Con l’attuale sistema pensionistico in Italia non c’è chi ogni giorno non pensi alla propria tranquillità futura. Abbiamo detto dei rischi che corrono per il conseguimento della pensione le generazioni degli anni 80 (leggi anche Pensioni: 1980, anno zero) e anche quelle precedenti, quella dei baby-boomers degli anni 60-70 che potrebbero trovarsi con un sistema pensionistico sostanzialmente in default (leggi anche Pensioni: a rischio anche la generazione del 1965).

In questo frangente l’INPS ha iniziato a depositare un primo “mattone” che stabilisce il grado di rischio del sistema, inviando le buste arancioni, ovvero una prima simulazione della pensione che percepirà ciascuno di noi (leggi anche Busta arancione in arrivo: cosa controllare ).

Dall’allarmismo generale si è passati allora alle preoccupazioni concrete, e forse proprio questa era l’intenzione di Boeri, che giusto oggi sottolinea come se solo si decidesse di passare al sistema contributivo i vitalizi dei parlamentari, lo Stato potrebbe ottenere un risparmio di 79milioni di euro annui. Una cifra che salirebbe a 148 milioni se nella riduzione di questo privilegio si includessero anche i consiglieri regionali.

Oggi vi vogliamo allora dare, fuori da ogni allarmismo e nella coscienza che ciascuno di noi vorrà avere le spalle coperte in presenza di un sistema “ballerino” (e a quanto pare poco affidabile), alcuni suggerimenti su come provare a tutelare la propria rendita futura.

Un primo passo da fare è certamente quello di calcolare la propria pensione. Per fare un calcolo verosimile non è sufficiente affidarsi al calcolatore ufficiale del sito INPS che ha il difetto di considerare il nostro stipendio come stabile e di non tener conto dell’eventuale cambiamento di lavoro, della riduzione degli orari e dunque della retribuzione, che potrebbe capitare nella vita di un qualsiasi lavoratore per le ragioni più disparate, di considerare degli scatti di stipendio che spesso non sono verosimili, soprattutto per gli autonomi.

Un calcolo orientativo della pensione

Il calcolo della pensione, a grandi linee, funziona così: sul montante dei contributi versati (naturalmente stiamo tenendo in conto solo le pensioni che si basano esclusivamente sul sistema contributivo), si deve calcolare una percentuale del 6%. Attenzione però perchè si tratta di un coefficiente variabile, che è tanto più alto quanto più tardi andremo in pensione. A questo punto avremo il nostro importo annuo lordo, che dovremo dividere per 13 per ottenere la nostra pensione mensile.

Per fare un calcolo rapido, se riteniamo di poter arrivare ad un montante di circa 300mila euro nella nostra vita lavorativa, la nostra pensione sarà di circa 18mila euro annue, che diviso 13 mensilità corrisponderà ad una pensione lorda di 1380 euro.

A questo punto, stando così le cose vorremo sapere come provare a vivere più tranquillamente aggiungendo a questa pensione qualcosa. Ecco alcuni suggerimenti.

La pensione integrativa

I fondi di pensione integrativa si distinguono in PIP e fondi pensione.

La distinzione principale è che mentre i PIP – Piani Pensionistici Individuali – sono prodotti assicurativi che dunque sono suscettibili di investimento da parte dei gestori nei mercati finanziari, i fondi pensione non sono prodotti assicurativi e, per legge, devono garantire che un comparto abbia la garanzia del capitale versato.

Queste due scelte potrebbero essere una soluzione per metter da parte qualche spicciolo in più da aggiungere alla nostra pensione. Abbiamo trattato l’argomento in un nostro articolo di qualche giorno fa al quale vi rimandiamo per approfondimenti (leggi anche Piano di Pensione integrativa: conviene davvero?), tuttavia giova qui ricordare che come accennato nel caso dei PIP stiamo parlando di prodotti assicurativi che presentano un rischio e che sebbene possano essere attivati anche attraverso un contributo mensile minimo (già da 50 euro si trovano prodotti sul mercato), per altro verso sono presenti numerose clausole delle quali bisogna tenere conto al momento della firma.

Entrambe le soluzioni sono sottoposte tuttavia alla stessa normativa da un punto di vista fiscale, quindi l’opportunità della deduzione delle spese sino ad un ammontare di 5.164 euro vale per entrambi i casi.

Gli investimenti reali

La scelta di investire sui beni reali, in primis “sul mattone” come si usa dire da tempo nel nostro Paese, rappresenta sempre un investimento “rifugio” qualitativamente accettabile: provare a mettere una buona dose di liquidità in una casa o in un bene immobile ne “cristallizza” in qualche modo il valore, facendo in modo che quel piccolo investimento mantenga con buona probabilità il valore reale.

Ciò vuol dire che se io ho un “gruzzoletto” da investire in un appartamento, quell’appartamento tra 20 anni non varrà l’importo nominale per il quale lo ho acquistato, ma una cifra corrispondente a quel versamento in valore reale, cioè in potere di acquisto. Naturalmente ciò funziona in presenza di un mercato immobiliare stabile, ma vero è che le oscillazioni di questo mercato sono meno repentine di quelle che in questo periodo sta sperimentando l’oro, ad esempio, che è stato storicamente investimento “rifugio” per eccellenza.



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