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Lo sai che? Reversibilità: chi non può avere la pensione ai superstiti ha l’indennità

Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 marzo 2015

Che succede se le condizioni per la pensione indiretta non sono ancora maturate e il coniuge decede?

Sappiamo tutti che la pensione di “reversibilità” (o anche detta “pensione ai superstiti”) è una prestazione che spetta a chi perde il coniuge o il genitore o (in taluni casi) i nonni. Tuttavia, per ottenere tale prestazione è necessario che il lavoratore deceduto abbia maturato alcuni requisiti contributivi. Ma che succede se la morte sopraggiunge quando ancora tali requisiti per la pensione ai superstiti non sono maturati? È possibile reclamare qualche altra indennità? Ve lo spieghiamo in questa breve guida.

Soggetti

Hanno diritto alla “reversibilità”

– il coniuge superstite, anche se separato (per il coniuge separato con addebito è possibile la reversibilità solo a condizione che il giudice gli abbia riconosciuto il diritto agli alimenti);

– il coniuge divorziato purché gli sia stato riconosciuto l’assegno divorzile;

– i figli (di qualsiasi tipo, anche quelli nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge) che, alla morte del genitore, siano ancora minorenni, inabili, studenti o universitari e a carico alla data di morte del medesimo;

– i nipoti minori (equiparati ai figli) se a totale carico degli ascendenti (nonno o nonna) alla data di morte dei medesimi.

Condizioni

La pensione ai superstiti scatta in presenza di una delle seguenti condizioni:

a) possesso, da parte del defunto, alla data del decesso, dei vecchi requisiti assicurativi e contributivi per la pensione di vecchiaia (cioè almeno 15 anni di contribuzione);

b) possesso, da parte del defunto, alla data del decesso, di cinque anni di assicurazione e di cinque anni di contribuzione, di cui almeno tre nei cinque anni precedenti la data della morte.

Ai soli fini del raggiungimento di questi requisiti assicurativi e contributivi, si considerano utili anche i periodi di godimento dell’assegno di invalidità nei quali non risulti svolta attività lavorativa.

Indennità una tantum

Per i superstiti di chi è deceduto senza ancora aver maturato le condizioni per la reversibilità, esiste la possibilità di richiedere, all’Inps, una indennità una tantum che la legge [1] prevede in favore dei superstiti di un assicurato (pensione indiretta) il cui trattamento pensionistico sarebbe stato liquidato esclusivamente con il sistema di calcolo “contributivo“, introdotto dalla riforma Dini.

È quanto previsto dal decreto interministeriale (Ministero del Lavoro e dell’economia Economia) del 13 gennaio 2003 [2].

Con una circolare del 2003 [3], l’Inps ha chiarito le condizioni per l’erogazione di tale indennità. In pratica, l’indennità una tantum spetta ai superstiti a condizione che:

1) non siano ancora maturati i requisiti assicurativi e contributivi per la pensione indiretta (indicati sopra);

2) il superstite non abbia diritto a rendite per infortunio sul lavoro o malattia professionale derivanti dalla morte dell’assicurato;

3) sia in possesso, alla data del decesso dell’assicurato, delle condizioni reddituali (personali e coniugali) [4] stabiliti per la concessione dell’assegno sociale, dal 1° gennaio 1996, in sostituzione delle pensioni sociali e delle relative maggiorazioni.

La domanda

Per richiedere all’Inps l’erogazione della indennità una tantum (così come, del resto, per la pensione ai superstiti) è necessario che la domanda sia inoltrata solo in via telematica attraverso uno dei seguenti canali:

Internet: attraverso i servizi telematici che il cittadino può sfruttare facendosi dare dall’Inps il PIN attraverso (v. le istruzioni presenti sul sito Inps);

telefono: contattando il contact center integrato, al numero 803164 gratuito da rete fissa o al numero 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico

patronati e tutti gli intermediari dell’Istituto.

note

[1] Ex art. 1, comma 20, della legge 335/1995.

[2] In Gazzetta Ufficiale dell’11 febbraio 2003, n. 34.

[3] Inps, circolare del 16 giugno 2003, n. 104.

[4] Ex art. 3, comma 6, della legge 335/1995.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. SPERIAMO SOLO NON VENGA APPROVATA,TROVO INGIUSTO E ILLEGALE,TOGLIERE LA REVERSIBILITA’ ,DOPO UNA VITA DI LAVORO E SE IL SOGGETTO PERCEPIVA UNA PENSIONE,VUOLE DIRE CHE PAGAVA I CONTRIBUTI,TRATTENUTE E TASSE, ORA NON VENGANO A TOGLIERE IL DOVUTO ONESTO AL CITTADINO,CHE SI TOGLIESSERO LORO UN PO’ DEL LORO LAUTO STIPENDIO,TRASFERTE ECT.NON FARE CASSA SEMPRE A DANNO DEL NORMALE CITTADINO.PRENDANO I SOLDI DALLE LORO TASCHE,E/P DAGLI AFFITTI VERGOGNOSI DI ROMA,CHE QUI U ITALIANO SI SENTE UMILIATO FINO ALLA MORTE,NON,NON FATE QUALCOSA VE NE PREGO!BASTA TOGLIERE DEVE ESSERE FINITA
    CORDIALITA’ CARLA

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