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Come si dimostra il danno non patrimoniale?

16 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 marzo 2015



Danno alla salute, morale ed esistenziale: non basta la prova del fatto illecito altrui, ma serve dimostrare la colpevolezza del danneggiante e il nesso causale tra fatto e danno.

 

Il danno non patrimoniale si identifica con il pregiudizio di natura non strettamente economica che incide sulla sfera personale del soggetto danneggiato, comportandogli in qualche modo un peggioramento temporaneo o permanente della qualità della vita.

Così identificato, il danno non patrimoniale ricomprende il danno biologico (ossia il danno alla salute, o più precisamente all’integrità psico-fisica della persona), il danno morale (cioè il patema d’animo subito in via immediata a causa dell’illecito altrui) e il danno esistenziale (la lesione della dimensione relazionale, relazione dell’individuo e dei suoi valori inviolabili).

Sono poi ricomprese tante sottocategorie di danno: per esempio danno estetico, danno alla vita di relazione, danno da perdita parentale, danno morale affettivo ecc.

Ciascun tipo di danno non patrimoniale derivante dalla condotta illecita altrui (per esempio in caso di incidente stradale) deve essere provato in giudizio dal danneggiato che vuole ottenere il risarcimento.

Secondo la Cassazione [1], in particolare, non basta provare l’evento che ha determinato il danno, ma bisogna dimostrare che il danno – esistenziale, morale o biologico che sia – sia stato unicamente determinato da quel determinato evento e non da altri.

In particolare, il danneggiato deve provare il fatto illecito da cui è derivato il danno, la colpevolezza del danneggiante e il nesso causale tra la condotta illecita e il danno.

Dal punto di vista pratico, il danno non patrimoniale è spesso difficile da dimostrare, specie quando riguarda la dimensione morale e psichica del danneggiato.

Si aggiunga anche il fatto che una volta dimostrato il danno, è complicato darne una valutazione unitaria, visto che un determinato evento può avere conseguenze più o meno dannose a seconda del soggetto, delle relazioni personali coinvolte e delle circostanze fattuali.

Nonostante la nozione di danno non patrimoniale sia unitaria dal punto di vista concettuale [2], assumono comunque rilevanza descrittiva e probatoria le singole voci di pregiudizio.

Difatti, concretamente, la prova del danno non patrimoniale varia a seconda del tipo di lesione.

1) Nel caso del danno biologico, in quanto danno all’integrità psico-fisica che può essere oggetto di accertamento medico legale, il principale mezzo di prova è costituito dalla consulenza tecnica di parte.

La consulenza tecnica d’ufficio, pur avendo una certa rilevanza per il convincimento del giudice, non costituisce prova assoluta e quindi può essere disattesa laddove contrasti fortemente con le perizie delle parti e con il restante quadro probatorio.

2) Il danno morale, riguardando la sfera più intima della personalità dell’individuo, può invece essere dimostrato attraverso l’aiuto della prova presuntiva, in base al principio della probabilità.

Si presume cioè che il comportamento illecito della controparte, in quanto particolarmente offensivo, abbia provocato un turbamento psicologico del soggetto danneggiato; ciò in quanto è ragionevole pensare che da certi comportamenti corrispondono certe reazioni d’animo di chi li riceve.

Per l’accertamento del danno morale riveste poi un ruolo fondamentale la prova testimoniale di soggetti che, conoscendo il danneggiato o comunque essendo stati presenti al momento dell’illecito altrui o della fase immediatamente successiva, possono dare una rappresentazione del dolore sofferto dal danneggiato.

3) Ancora più importante la prova presuntiva nonché quella testimoniale nell’accertamento del danno esistenziale. Quest’ultimo infatti si manifesta più esternamente rispetto a quello morale, dato che incide sulla vita di relazione del danneggiato.

Il cambiamento delle sue abitudini di vita, la chiusura improvvisa, le scelte particolari riguardanti la propria esistenza possono essere ricollegate, attraverso le presunzioni o attraverso le testimonianze di chi è vicino, alla condotta illecita della controparte.

note

[1] Cass. S.U., sent. n. 6572/2006.

[2] Cass. S.U., sentt. nn. 26792, 26793, 26794, 26795.

Autore immagine: 123rf com

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2 Commenti

  1. Sulla prova del danno biologico e del danno morale osservo:
    – quanto al primo, che non ho mai conosciuto un solo giudice che abbia assunto la consulenza di parte come una prova, e non semmai come un indizio, e soprattutto che l’abbia preferita a quella disposta da sé stesso d’ufficio (CTU);
    – in ordine al secondo, che la prova per testimoni volta a dare una rappresentazione del dolore sofferto dal danneggiato, se non venga dichiarata inammissibile, in quanto volta a far esprimere al teste una sua sensazione, un suo parere o una sua opinione, e non a fargli riferire di fatti avvenuti in sua presenza, ove venisse così assunta, andrebbe comunque disattesa, per le medesime ragioni.

  2. Buongiorno. Dopo il recente decesso di mio marito, il proprietario dell’immobile(diritto di abitazione) si è subito presentato con minacce, denunce e molta aggressività (già trascinata in tribunale). La casa era un diritto di abitazione. Io non intendo occupare l’immobile ma sono senza mezzi economici (niente reversibilità), l’amministratrice di sostegno è passata a razziare sul conto di mio marito quanto c’era (8500 euro) per “le sue competenze (mai fatto nulla o pochissimo in 7 anni), in queste condizioni il padrone di casa (cugino, tra l’altro mi sta minacciando. A causa di questo ho gravi disturbi del sonno, angosce, depressione, dolori muscolari, a volte pensieri suicidi mai avuti prima di questi eventi. Posso chiedere qualcosa? Grazie

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