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Multa per mancata presentazione del conducente agli uffici di polizia

16 marzo 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 marzo 2015



Mi è stata accertata l’infrazione all’articolo 180 comma 8 primo periodo del codice della strada (mancata presentazione agli uffici di polizia): nella relazione di notifica ricevuta mancato luogo e ora dell’avvenuta violazione; ci sono i presupposti per chiedere l’annullamento del pagamento?

Preliminarmente è importante che Lei verifichi la data della notifica della contestazione, poiché è da questa che viene conteggiato il termine di 30 giorni per proporre ricorso davanti al Giudice di pace e quello di 60 giorni per il ricorso innanzi al Prefetto.

Per quanto riguarda il merito della contestazione, la violazione di cui all’art. 180 comma 8 C.d.S. sussiste anzitutto solo se il precedente invito, da parte dell’autorità, a presentarsi presso gli uffici di polizia per fornire le informazioni o la documentazione richiesta è stato ritualmente formulato e correttamente notificato alla persona.

In particolare, è necessario che esso risulti per iscritto ed espressamente nel verbale relativo alla contestazione originaria, ovvero in altro scritto, e che si accerti che la parte ne sia venuta a conoscenza.

Quanto all’assenza dell’indicazione del luogo e dell’ora dell’accertamento, occorre considerare che la violazione in commento rientra fra i casi per i quali non è necessaria la contestazione immediata [1].

La violazione, infatti, avviene allorquando la persona invitata non si presenta presso gli uffici di polizia entro il termine stabilito, sicché l’assenza del trasgressore è inevitabile. Nei casi di contestazione non immediata, il verbale deve contenere sia la specificazione dei motivi per i quali non è stato possibile procedere alla contestazione immediata, sia l’indicazione degli elementi di tempo, di luogo e di fatto che l’organo accertatore ha potuto acquisire [2].

La norma non specifica quanto le indicazioni di tempo e luogo della contestazione debbano essere dettagliate, sicché spetta al prudente apprezzamento del Giudice stabilire se le informazioni contenute nel verbale siano o meno sufficienti e, pertanto, se l’atto sia valido o meritevole di annullamento.

Sul punto la giurisprudenza prevalente ha affermato il principio secondo cui le indicazioni relative al tempo, al luogo e alle altre circostanze dell’infrazione contestata hanno il fine di consentire al destinatario del verbale un adeguato diritto di difesa [3].

In altre parole, queste informazioni devono essere sufficienti a consentire al trasgressore di difendersi dimostrando di non avere commesso la violazione, oppure di essere in possesso di una qualche causa di giustificazione. Esse, quindi, variano a seconda della violazione contestata: ad esempio nel caso di verbale per eccesso di velocità dovrà necessariamente essere indicata data, ora e strada percorsa dal trasgressore, così da consentire a quest’ultimo di dimostrare eventualmente che in quello specifico momento la propria autovettura si trovava altrove.

Al contrario, per quanto riguarda la violazione del divieto di sosta è stato affermato che non è sempre necessario indicare anche il numero civico dove l’auto era parcheggiata [4].

In sostanza, se l’omissione o l’insufficiente indicazione nel verbale di uno degli elementi previsti dalla legge non ha leso in concreto il diritto di difesa del trasgressore, il Giudice può ritenere valido il verbale e rigettare il ricorso.

Nel caso che La riguarda, l’art. 180 comma 8 C.d.S. sanziona la mancata presentazione entro un termine presso un determinato ufficio di polizia per fornire informazioni o documentazione. È probabile, pertanto, che in caso di ricorso il Giudice di pace ritenga che l’omessa indicazione dell’ora non abbia rilevanza, perché, una volta scaduto il termine imposto per la presentazione, l’orario non incide sulla sussistenza o meno della violazione, quindi il diritto di difesa del trasgressore non è leso.

Diversa è invece la rilevanza della completa omissione del luogo di accertamento. L’invito a presentarsi deve infatti indicare presso quale specifico ufficio la persona dovrà presentarsi, sicché si ha violazione dell’art. 180 comma 8 C.d.S. solo se si attesta che entro il termine intimato la persona non si è presentata presso quel medesimo ufficio: l’omessa indicazione potrebbe infatti far sorgere il dubbio che l’accertamento della contestazione sia avvenuto presso un ufficio diverso da quello indicato nell’invito a comparire e che, quindi, non vi sia prova che la persona abbia effettivamente omesso di presentarsi presso l’ufficio corretto.

Si consideri, a riguardo, che l’ente accertatore ha l’onere di dimostrare con certezza la mancata presentazione del trasgressore a quel determinato ufficio.

Tuttavia, è doveroso rappresentarLe che i Giudici di pace, per la loro particolare natura, non decidono solo sulla base della lettera della legge, ma anche secondo equità, quindi secondo un senso comune di giustizia.

È probabile, quindi, che di fronte alle contestazioni che Lei potrà formulare e che, limitatamente alla completa omissione dell’indicazione del luogo dell’accertamento, il sottoscritto ritiene fondate, il Giudice ritenga comunque che la particolare natura della violazione di cui all’art. 180 comma 8 C.d.S. renda superflua anche tale indicazione e che, pertanto, il verbale non sia meritevole di annullamento.

In conclusione, la fondatezza di almeno uno dei vizi del verbale da Lei rilevati non consente, a giudizio dello scrivente, di tranquillizarLa né sulla certezza, né sull’alta probabilità di accoglimento di un eventuale ricorso.

Nel caso che La riguarda, quindi, sussiste purtroppo un dubbio rilevante sull’esito di un eventuale

impugnazione del verbale.

Tale rischio, poi, è sensibilmente più alto nel caso di ricorso innanzi al Prefetto.

L’autorità amministrativa, infatti, è particolarmente restrittiva nell’accoglimento dei ricorsi, limitando gli annullamenti ai vizi macroscopici o comunque particolarmente evidenti.

note

[1] I casi sono elencati dall’art. 201 comma 1-bis C.d.S. e in particolare dalla lettera d) che contempla l’ipotesi in cui l’accertamento della violazione sia avvenuto in assenza del trasgressore.

[2] Art. 385 del regolamento di attuazione del C.d.S. (d.P.R. n. 495/1992).

[3] Si vedano, tra le altre pronunce: Cass. civ., sez. I, sent. 28.9.2006 n. 21058; Cass. civ., sez. I, sent. 18.4.2005, n. 7993; Cass. civ., sez. III, 2.8.2000, n. 10107.

[4] Da ultimo, si veda la recente sentenza del Tribunale di Bari n. 4004 del 9.9.2014.

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